L’impatto dell’IA generativa sui progetti futuri di Ubisoft dopo il ‘grande reset’
Nel corso di un annuncio definito di “grande reset”, Ubisoft ha rivelato una profonda riorganizzazione dei suoi studi e del suo portafoglio di giochi in arrivo. Secondo la testata PCGamesN, la mossa, motivata dalla necessità di preparare l’azienda al futuro, ha portato al rinvio di sette titoli misteriosi e alla cancellazione di sei altri, tra cui il tanto atteso remake di Prince of Persia: The Sands of Time.
Il nuovo piano strategico e il ruolo dell’IA
Nella comunicazione ufficiale, Ubisoft ha delineato la volontà di raddoppiare gli sforzi sui giochi open-world e sulle esperienze games-as-a-service. Questo slancio, viene specificato, sarà “supportato da investimenti mirati, una specializzazione più profonda e tecnologie all’avanguardia, compresi investimenti accelerati nell’IA generativa rivolta ai giocatori”. Per quanto il tema non abbia dominato la comunicazione quanto alcuni si aspettassero, l’IA è stata menzionata due volte, segnalando chiaramente un suo ruolo centrale nella nuova strategia.

L’articolo sottolinea una distinzione cruciale: utilizzare l’IA generativa nel processo di sviluppo è una cosa, come dimostrato dal recente caso di Larian Studios che, dopo polemiche, ha fatto un passo indietro dal permettere l’utilizzo di questi strumenti per esplorazioni concettuali. Ma l'”IA rivolta ai giocatori” suggerisce che la tecnologia sarà in primo piano nell’esperienza finale, sollevando interrogativi su quali elementi – asset visivi, design dei personaggi, testi narrativi – potrebbero essere influenzati.
I rischi per l’identità dei titoli di punta
L’autore del pezzo esprime preoccupazione per l’impatto che questa tecnologia potrebbe avere sulla qualità distintiva delle serie di punta di Ubisoft. Il marchio di fabbrica di Assassin’s Creed, ad esempio, è la ricreazione meticolosa e storicamente accurata di luoghi. In che modo questo potrebbe essere compromesso se l’IA generativa cominciasse a prendere il sopravvento? Analogamente, la carica folle e memorabile dei cattivi di Far Cry o il design dei personaggi alleati potrebbero essere diluiti. Anche un’interazione vocale piatta e senza emozioni in un titolo competitivo come Rainbow Six Siege potrebbe rompere l’immersione del giocatore.

Viene citato l’esempio di Arc Raiders, il cui controverso utilizzo di una fusione tra doppiaggio tradizionale e un sistema AI text-to-speech ha prodotto dialoghi robotici e poco ispirati. Sebbene questo non minasse il motivo principale per giocare in quel caso specifico, lo scenario potrebbe essere molto più dannoso per giochi che si basano fortemente su personaggi, mondi e design di armi per distinguersi, come gli stessi titoli dell’azienda francese.
Tra promesse di qualità e la ‘psicologia’ dell’IA
C’è un’ironia nel fatto che Ubisoft, nel suo annuncio, abbia ripetutamente sottolineato l’obiettivo di consegnare livelli di qualità “eccezionali” e “migliorati”, proprio mentre fa dell’IA un pilastro del suo futuro. La spinta verso un maggiore utilizzo dell’IA e tempi di sviluppo più rapidi è probabilmente gradita agli investitori, nonostante la riorganizzazione abbia fatto crollare il prezzo delle azioni a livelli pre-Far Cry 3.
Tuttavia, l’analisi avverte di un pericolo significativo: che le caratteristiche redentrici di giochi altrimenti giudicati nella media vengano compromesse, trasformandoli in titoli di bassa qualità.
L’articolo evidenzia anche un impatto psicologico non trascurabile: una volta che il pubblico sa che uno studio è aperto all’uso dell’IA generativa, diventa difficile non interrogarsi su cosa sia umano e cosa no, portando talvolta anche a false accuse sull’uso dell’IA. In un momento in cui i giocatori chiedono più che mai qualità e autenticità, Ubisoft dovrà procedere con grande attenzione nel bilanciare innovazione tecnologica e integrità creativa.


