In questo articolo
- L’illusione del tempo infinito
- Anatomia della “Pile of Shame”
- La nostalgia canaglia dei Natali passati
- Manuale di sopravvivenza al Backlog natalizio
- L’importante è non farlo diventare un lavoro
L’illusione del tempo infinito
Siamo alla vigilia. I regali sono (quasi) incartati, le carte di credito stanno ancora fumando dopo i saldi autunnali di Steam e il Black Friday, e nell’aria c’è quell’odore misto di mandarini e aspettative irrealistiche. Non parlo di quelle familiari, parlo di quelle videoludiche.
Ogni anno ci caschiamo. Arriva Natale e scatta quel meccanismo mentale perverso per cui ci convinciamo che, tra il 24 dicembre e l’Epifania, il tempo smetterà di scorrere normalmente. Ci vediamo già lì, sbracati sul divano con la copertina di pile, pronti a recuperare tutto quello che ci siamo persi negli ultimi dodici mesi.
La verità, amici miei, è che stiamo per scontrarci con il boss finale più difficile di tutti: la nostra stessa “Pile of Shame”, la Pila della Vergogna. E spoiler: raramente si vince.
Anatomia della “Pile of Shame”
Personalmente, la mia libreria digitale mi guarda con giudizio ogni volta che accendo il PC. Ho installato Alan Wake 2 lo scorso ottobre. È lì, l’icona mi fissa. Ogni volta mi dico: “Stasera lo inizio seriamente”. E poi? Poi finisce che lancio Rocket League per “due partitine veloci” e mi ritrovo alle due di notte a imprecare contro un quattordicenne francese che mi ha appena fatto un gol in rovesciata.
È la maledizione del videogiocatore adulto. Abbiamo i soldi per comprare i giochi (più o meno), ma non abbiamo il tempo. Durante l’anno accumuliamo titoli spinti dall’hype, dalle recensioni entusiastiche, dal FOMO (Fear of Missing Out, la paura di perdersi qualcosa). Li compriamo perché ci piace l’idea di giocarli. Ma poi la vita reale bussa alla porta, il lavoro chiama, e quel GDR da 100 ore finisce nel limbo del “poi lo gioco”.
Il Natale è quel momento magico in cui il “poi” dovrebbe diventare “adesso”. Ma è davvero così?
La nostalgia canaglia dei Natali passati
C’è una componente nostalgica forte in tutto questo. Non posso fare a meno di pensare a quando avevo 15 anni. Le vacanze di Natale erano una terra di nessuno dove le regole sociali erano sospese. Potevo svegliarmi a mezzogiorno, mangiare avanzi di pandoro e grindare livelli in Final Fantasy per dieci ore di fila senza che nessuno mi guardasse storto.
Oggi, tra pranzi coi parenti, giri di auguri obbligatori e la digestione che non è più quella di una volta, quel tempo puro e incontaminato non esiste più. Dobbiamo ritagliarcelo con le unghie e con i denti. Ed è qui che serve una strategia.
Manuale di sopravvivenza al Backlog natalizio
Dopo anni di fallimenti clamorosi, ho elaborato qualche regola per non arrivare al 7 gennaio con l’amaro in bocca e lo stesso backlog del 23 dicembre. Prendete appunti.
1. Evitate il “Comfort Food” videoludico
Questa è la regola d’oro. I giochi “servizio”, i multiplayer competitivi, i vari EA Sports FC, Call of Duty o Fortnite sono il nemico numero uno del backlog. Sono facili, immediati, non richiedono impegno mentale. Sono il cibo spazzatura del gaming: ti saziano subito ma non ti nutrono. Se volete smaltire la pila, dovete disintossicarvi per qualche giorno. Resistete al richiamo della sirena della “partitina veloce”.
2. Siate realisti: puntate sui “corti”
Avete davvero intenzione di iniziare Baldur’s Gate 3 o Starfield se avete solo 5 giorni effettivi di ferie? È un suicidio. Arriverete alla fine delle vacanze che avrete appena finito il tutorial, e quando tornerete a lavorare, la prospettiva di dover dedicare altre 80 ore vi farà abbandonare tutto.
Il Natale è il momento perfetto per gli indie di qualità. Quei giochi da 8-12 ore che potete iniziare e finire durante le feste. Titoli come Cocoon, Dredge o Sea of Stars (se volete un JRPG più gestibile) danno una soddisfazione immensa perché vi permettono di vedere i titoli di coda. E depennare un titolo dalla lista è una droga potente.
3. Oppure… la monogamia videoludica
L’alternativa è scegliere UN solo, grande gioco. Quel tripla A che avete rimandato per mesi. Installatelo, fate gli aggiornamenti PRIMA della vigilia, e dedicatevi solo a quello. Niente distrazioni, niente “gioco un po’ a questo e un po’ a quello”. Immergetevi completamente. È l’unico modo per rompere la barriera d’ingresso dei giochi open world mastodontici.
L’importante è non farlo diventare un lavoro
Alla fine della fiera, però, ricordiamoci una cosa fondamentale. Il backlog non è un compito in classe. Non c’è nessuno che ci darà un voto a gennaio su quanti giochi abbiamo finito.
La “Pila della Vergogna” dovrebbe chiamarsi “Libreria delle Possibilità”. Sono esperienze che abbiamo scelto e che ci aspettano. Se questo Natale finirete tre giochi, bene. Se passerete tutto il tempo a guardare film trash di Natale su Netflix e non toccherete il pad, va bene lo stesso. Il gaming deve essere un piacere, un rifugio, non una seconda lista di cose da fare che genera ansia.
Quindi, sbracatevi su quel divano, prendete una fetta di panettone (o pandoro, non giudico) e giocate a quello che vi pare. Buon Natale, e buon backlog a tutti.


