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La storia si ripete, prima come tragedia, poi come farsa. E nel mondo dei videogiochi, la farsa assume spesso i contorni di un’offensiva morale che, grattando sotto la superficie, rivela un’agenda politica ben precisa. Non sorprende quindi scoprire che la recente campagna contro i titoli LGBTQ+ e “not safe for work” (NSFW) su piattaforme come Steam e Itch.io sia, in realtà, l’ennesima manovra propagandistica orchestrata dall’estrema destra religiosa. Una crociata mascherata da protezione dei minori che, come al solito, finisce per colpire le comunità più vulnerabili.
Devo ammettere che, dopo anni passati a osservare le dinamiche di questo settore, il copione è diventato quasi noioso nella sua prevedibilità. Un gruppo con un nome altisonante, un nemico facile da demonizzare e la pressione sui colossi finanziari. Il risultato? Censura, rimozioni di massa e un danno incalcolabile per la libertà creativa degli sviluppatori indipendenti.
Il cavallo di Troia morale: come nasce l’attacco
Tutto è partito l’11 luglio, quando Collective Shout, un’organizzazione australiana che si autodefinisce “anti-pornografia”, ha pubblicato una lettera aperta indirizzata ai principali circuiti di pagamento come Visa, Mastercard, Discover e PayPal. La richiesta era perentoria: tagliare immediatamente i ponti con Steam e Itch.io. L’accusa, studiata a tavolino per generare il massimo allarme sociale, era che entrambe le piattaforme vendessero “centinaia” di titoli contenenti “stupro, incesto e abusi sessuali su minori”.
Basterebbe fermarsi qui e analizzare la fonte per capire la direzione del vento. Collective Shout non è un semplice gruppo di genitori preoccupati. La sua fondatrice, Melinda Tankard Reist, è una nota attivista anti-abortista e co-fondatrice di Women’s Forum Australia, un’organizzazione con chiare posizioni anti-trans. La lettera aperta, inoltre, è stata co-firmata da entità come Exodus Cry e il National Center on Sexual Exploitation (NCOSE), organizzazioni con una lunga e documentata storia di attivismo anti-LGBTQ+ e anti-sex worker. Sono gli stessi attori che hanno fatto pressione per ottenere restrizioni su OnlyFans nel 2021. Non si tratta di proteggere i bambini, ma di imporre una visione del mondo reazionaria, definendo qualsiasi identità trans o contenuto per adulti come intrinsecamente “pornografico” e dannoso.
La reazione a catena: Steam e Itch.io calano le braghe
Di fronte alla minaccia di vedersi tagliare fuori dai principali sistemi di pagamento, la reazione dei due giganti della distribuzione digitale non si è fatta attendere. Pochi giorni dopo, Steam ha introdotto una nuova regola che vieta esplicitamente contenuti che possano violare le norme dei processori di pagamento, con un riferimento specifico a “certi tipi di contenuti per soli adulti”. Subito dopo, è iniziata la purga, con la rimozione di numerosi titoli a tematica adulta, come riportato da diverse testate di settore.
Un esempio emblematico è quello di VILE: Exhumed, un gioco horror che esplora la violenza misogina. Lo sviluppatore, Cara Cadaver, ha dichiarato su Bluesky che il gioco è stato bandito per “contenuti sessuali con rappresentazioni di persone reali”, un’accusa bizzarra dato che, come sottolinea, ogni riferimento è puramente implicito. È la classica scusa buona per tutto.
Itch.io, dal canto suo, ha seguito a ruota, rimuovendo decine di migliaia di giochi categorizzati come “NSFW” dai risultati di ricerca. In un aggiornamento ufficiale, il fondatore Leaf Corcoran ha ammesso candidamente che le azioni sono state intraprese “per proteggere le nostre capacità di elaborazione dei pagamenti”. Una resa quasi incondizionata. La piattaforma ha anche introdotto una lista di contenuti proibiti che include categorie vaghe e facilmente strumentalizzabili come “contenuti non consensuali impliciti” e “temi ‘appena legali'”.
Il danno collaterale (calcolato): chi paga il prezzo della crociata
La cosa che, personalmente, trovo più subdola è come queste campagne finiscano sempre per colpire in modo sproporzionato gli stessi bersagli: i creator LGBTQ+, gli sviluppatori indipendenti e chiunque esplori tematiche non convenzionali. Come riportato da The Verge, la purga ha colpito anche titoli che non erano etichettati come NSFW né contenevano temi esplicitamente per adulti.
La fumettista Yuki Clarke ha raccontato su Bluesky come la sua serie Rita and Josey, descritta come “un fumetto sci-fi SFW non peggiore di un film Marvel standard” ma etichettata “LGBT”, sia stata rimossa dai risultati di ricerca di Itch.io. Questo non è un caso. L’algoritmo della censura, quando aizzatogli contro dal panico morale, diventa uno strumento ottuso che colpisce tutto ciò che devia dalla norma percepita.
Allo stesso modo, è stato colpito un titolo come He Fucked the Girl Out of Me dell’autrice indie Taylor McCue, un gioco pluripremiato sulla sua esperienza con il sex work e il trauma. Un’opera difficile, personale, che usa il medium videoludico per raccontare una storia potente, ma che finisce nel calderone della “pornografia” da censurare.
Un contesto globale: non è solo una questione di giochi
Questa offensiva non è un evento isolato. Fa parte di una strategia globale più ampia promossa dalla destra conservatrice per limitare la libertà di espressione online. Leggi come il Kids Online Safety Act (KOSA) negli Stati Uniti o l’Online Safety Act nel Regno Unito, pur presentate con la nobile intenzione di proteggere i minori, contengono spesso un linguaggio vago che può essere facilmente usato per censurare contenuti LGBTQ+ o per adulti. È una guerra culturale combattuta sul campo di battaglia digitale, e i videogiochi, con la loro enorme portata, sono diventati uno dei fronti più caldi.
Resistenza digitale: la community non ci sta
Fortunatamente, la reazione della community dei giocatori non si è fatta attendere. Come riportato da Polygon, sono state organizzate campagne di massa per protestare direttamente con Visa e Mastercard. Una petizione su Change.org che chiede alle compagnie di credito di “smettere di censurare contenuti di finzione legali” ha raccolto quasi 200.000 firme. Sui social, gli utenti hanno condiviso liste e bundle di titoli rimossi per supportare direttamente i creatori colpiti.
Come ha dichiarato a Wired Jakin Vela, direttore esecutivo dell’International Game Developers Association: “Il diritto di creare giochi maturi con contenuti legali per adulti è un diritto creativo, proprio come il diritto di raccontare storie di guerra, morte o amore”. È un principio fondamentale che sembra sfuggire a chi preferirebbe un mondo digitale sterilizzato, omologato e privo di qualsiasi voce fuori dal coro.
Ancora una volta, ci troviamo di fronte a un tentativo di usare la protezione dei minori come un ariete per sfondare le porte della libertà creativa. Una strategia vecchia come il mondo, ma che nel settore dei videogiochi trova terreno fertile a causa della codardia di piattaforme e processori di pagamento, più preoccupati del proprio modello di business che della difesa dei propri utenti e creatori. La battaglia è tutt’altro che finita, ma è chiaro chi siano i nemici: non i giochi, ma chi vuole decidere per tutti cosa sia lecito creare, giocare e pensare.



