Zero Parades For Dead Spies review -ZA/UM's spy drama stands strong, but doesn't escape Disco Elysium's shadow

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Zero Parades: Il gioco che ti fa chiedere perché strofinare le teste calve fa un gioco divertente

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Il fantasma di Portofiro (e quello di Disco Elysium)

Siamo onesti: quando un gioco si presenta come “erede spirituale” di Disco Elysium, si sta mettendo un bersaglio enorme sulla schiena. Zero Parades: For Dead Spies non fa eccezione. Impersonare Hershel Wilk, nome in codice CASCADE, a Portofiro significa fin da subito fare i conti con un senso di solitudine che ti entra nelle ossa. La città è viva, un delirio di colori brasiliani che nascondono una povertà feroce e il giogo tecnofascista di La Luz. È un palcoscenico solido. I personaggi che incontri — dal vecchio Petre che odia la L-Pop al medico delirante — hanno quel retrogusto amaro e surreale che ci manca da troppo tempo.

Screenshot #1

ZA/UM: quando il management distrugge l’arte

Non possiamo parlare di questo titolo senza guardare all’elefante nella stanza: la questione ZA/UM. La polemica legale che ha spazzato via i creativi originali – Kurvitz, Rostov, Hindpere – è la ferita aperta dell’intera industria. Quando i detentori del capitale decidono di “ottimizzare” (leggasi: far fuori) le menti che hanno creato un capolavoro perché non rientrano più negli schemi aziendali, il risultato è quello che vediamo oggi: un vuoto di potere creativo. Zero Parades nasce in questo clima di tensione. È il sintomo di un’industria che non sa gestire i suoi talenti, costringendo chi ha visione a rifugiarsi altrove o a vedere il proprio lavoro stuprato da chi guarda solo ai dividendi.

Screenshot #3

Gameplay: tra ansia, delirio e teste calve

Veniamo al gioco. Le meccaniche di gestione dello stato — Ansia, Delirio e Stanchezza — funzionano. Bilanciare birra e caffè per non impazzire mentre cerchi di non far saltare il colpo di stato è un loop di gameplay che crea dipendenza. Il sistema “Exert”, che ti permette di forzare la mano col dado, è roba da gdr da tavolo puro, e ci sta bene. E poi c’è il tocco di classe: la possibilità di accarezzare teste calve in giro per la città. Può sembrare una scemenza, ma è quell’umorismo grottesco, totalmente fuori contesto, che ti ricorda che non stai giocando all’ennesimo simulatore serioso. È cinema, è satira, è vita vissuta in una città che cade a pezzi.

Screenshot #5

Voice acting: il peso di un’eredità difficile

Qui arrivano le note dolenti. Se vuoi emulare la narrazione di Disco Elysium, non puoi permetterti di sbagliare sul doppiaggio. Lenval Brown aveva trasformato le abilità in personaggi vivi, quasi inquietanti. La voce narrante di Zero Parades, invece, sembra un esercizio di stile mal riuscito. Un accento inglese grezzo, monotono, che dopo due ore vorresti silenziare. Le abilità non hanno quella personalità scissa che ci aspettavamo. Se a questo aggiungiamo che la versione in prova presentava dialoghi mancanti o non sincronizzati, il quadro è chiaro: il team ha cercato di correre una maratona con le scarpe slacciate. L’esperienza ne risente, e l’immersione va a farsi benedire. È un peccato, perché il materiale c’è, ma la cura del dettaglio — quella che fa la differenza tra un buon gioco e un classico — qui è mancata.

In conclusione, Zero Parades: For Dead Spies non è il disastro che molti speravano di trovare, né il miracolo che sognavamo. È un buon gdr che soffre di un complesso d’inferiorità verso il suo predecessore. Avanti, dategli una possibilità, ma non aspettatevi che vi cambi la vita.

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