VRChat ha vietato le anteprime ingannevoli dei mondi creati dagli utenti e ha aperto una consultazione pubblica su quanto permettere l’uso dell’intelligenza artificiale generativa sulla sua piattaforma. La decisione è arrivata il 6 ottobre 2026, con un intervento sul forum ufficiale, due giorni dopo l’inizio di una protesta partita da chi quella piattaforma la tiene in piedi gratis.
VRChat è un’applicazione gratuita in cui le persone si incontrano dentro mondi tridimensionali costruiti dagli utenti stessi, con avatar che gli utenti disegnano o comprano a vicenda. Vive di abbonamenti, acquisti interni e lavoro volontario: traduzioni, manutenzione della enciclopedia della comunità, prove dei nuovi aggiornamenti. È la cosa più simile al metaverso promesso a suo tempo da Mark Zuckerberg, costruita però da chi la frequenta.
Come è cominciata la protesta
Il 4 ottobre uno dei collaboratori più noti della comunità, che si firma Patroll e si occupa fra le altre cose dell’enciclopedia e delle traduzioni, ha annunciato su X che sospendeva ogni attività volontaria e che smetteva di spendere soldi sulla piattaforma. Il motivo: la quantità crescente di mondi e immagini generate automaticamente, e soprattutto le anteprime costruite con quegli strumenti, che nei risultati di ricerca mostrano una cosa diversa da quella che il mondo contiene davvero. Ha chiesto agli altri creatori di esporre nei propri mondi un cartello che dichiari l’assenza di contenuti generati, e molti dei mondi più frequentati lo hanno fatto.
La richiesta formale, aperta sul portale dei suggerimenti dell’azienda, era in realtà ferma da maggio 2026: è la protesta ad averla riportata in cima. Secondo Kotaku, la reazione interna è stata abbastanza forte da costringere l’azienda a prendere posizione in due giorni.
Cosa ha deciso VRChat e cosa no
VRChat ha deciso una cosa sola, e riguarda le anteprime: le immagini che rappresentano male il contenuto di un mondo sono vietate, generate o no. Le linee guida per i creatori sono state aggiornate, e il programma con cui si pubblicano i mondi ricorderà la regola ogni volta che se ne carica uno. L’azienda scrive che il contenuto fatto per attirare clic con l’inganno non sarà tollerato.
Tutto il resto è rimandato. Sull’uso di questi strumenti nella creazione dei mondi VRChat dice di trovarsi davanti a una scelta scomoda: la stessa tecnologia può ridurre il lavoro tecnico e insieme riempire la piattaforma di roba fatta in fretta, che svuota il motivo per cui le persone si incontrano lì. Al posto di una regola ha aperto un sondaggio di sette giorni, che si chiude quindi fra il 13 e il 14 ottobre, e ha promesso di pubblicarne i risultati. Qualche uso lo dichiara già accettabile, e sono tutti usi tecnici: traduzione, correzione dei testi, aiuto nella programmazione e costruzione di strumenti a uso personale, come riassume Automaton. Sull’ipotesi di etichettare i mondi generati, o di permettere a chi vuole di filtrarli via, non si è impegnata: cita la difficoltà di tracciare il confine e di far rispettare le etichette.
Il problema vero è la scopribilità
Il punto su cui l’azienda ha preso un impegno con una scadenza è un altro, ed è anche quello che spiega perché la protesta sia partita da un volontario e non da un gruppo di artisti. Su una piattaforma che vive di ricerca interna, un mondo generato in dieci minuti con un’anteprima accattivante occupa lo stesso spazio di un mondo costruito in sei mesi, e lo sposta più in basso. VRChat ha annunciato esperimenti sui criteri con cui i mondi vengono proposti, con un aggiornamento promesso entro sei settimane, e un sistema di segnalazione dentro l’applicazione.
È lo stesso meccanismo di cui si discute altrove. Peter Molyneux ha detto che su Steam c’è troppa scelta e che per chi pubblica è diventato un problema, e Google ha messo in giro un generatore di giochi che parte da un prompt, cioè da una riga di istruzioni scritta a parole. Dove il catalogo lo riempie chiunque in pochi minuti, l’ordine in cui le cose compaiono vale più delle cose stesse.
Cosa non si sa
Non si sa quante persone abbiano risposto al sondaggio, con quale maggioranza e se l’esito sarà vincolante: l’azienda ha promesso di condividerne i risultati, e non di seguirli. Non si sa quando arriveranno le etichette, se arriveranno, né come verranno riconosciuti i mondi generati, visto che proprio il riconoscimento è il motivo per cui l’azienda ha rinviato la decisione. Le due date verificabili sono la chiusura del sondaggio, sette giorni dopo il 6 ottobre, e l’aggiornamento sui criteri di ricerca promesso entro sei settimane, quindi a metà novembre.


