La Ristrutturazione di Ubisoft: Un Piano di Rilancio o una Preparazione per la Disintegrazione?
Il settore europeo dei videogiochi ha affrontato un decennio tumultuoso. Mentre alcuni editori di nicchia, come Kepler, o i giganti dell’auto-pubblicazione quali CD Projekt Red, hanno mantenuto una stabilità, il panorama generale è stato segnato da acquisizioni, fallimenti e il declino di colossi.
In questo contesto difficile, Ubisoft emerge come l’ultimo gigante indipendente del continente, la cui rilevanza internazionale e il successo sono fonte di orgoglio e significatività economica. Tuttavia, la sua traiettoria degli ultimi dieci anni è stata tutt’altro che serena. Con un crollo del 95% del valore azionario dal suo picco, risultati finanziari deludenti dovuti anche a performance sotto le aspettative di titoli chiave – come il recente caso di Star Wars Outlaws – e migliaia di licenziamenti accompagnati dalla chiusura di studi, la situazione di Ubisoft è stata definita “turbolenta” da GamesIndustry.biz.
La Nuova Visione: Cinque “Case Creative”
Questa settimana, Ubisoft ha presentato un piano di riorganizzazione radicale, descritto come la soluzione ai suoi problemi e al suo declino. Basandosi su un accordo significativo con Tencent annunciato lo scorso anno, l’azienda intende riorganizzare i suoi studi e le sue IP in cinque “case creative”. Queste unità dovrebbero godere di un notevole grado di indipendenza finanziaria e controllo creativo sui generi assegnati.
In teoria, questa mossa potrebbe apparire sensata. Molti attribuiscono i problemi di Ubisoft a decisioni manageriali disastrose, aggravate da politiche interne e la creazione di feudi che hanno raramente favorito scelte aziendali solide. Progetti bloccati per anni in un “inferno di sviluppo” hanno prosciugato risorse senza produrre risultati tangibili. La divisione dell’azienda in compartimenti stagni potrebbe, in linea di principio, focalizzare l’attenzione su obiettivi più chiari, avvicinando le responsabilità finanziarie e le ricompense al processo decisionale creativo.
La Reazione del Mercato e i Dubbi degli Analisti
Tuttavia, i mercati non sembrano convinti. Le azioni di Ubisoft sono crollate di un ulteriore 40% dopo l’annuncio della ristrutturazione. Sebbene una tale percentuale su un prezzo azionario già depresso possa sembrare meno drammatica, la reazione suggerisce una profonda sfiducia.
Secondo l’analisi, gli investitori potrebbero percepire questa ristrutturazione non come un piano di recupero, ma piuttosto come una preparazione per ulteriori disinvestimenti e ridimensionamenti. Questa prospettiva, seppur cinica, è alimentata da alcune decisioni chiave.
In linea con l’accordo con Tencent dello scorso anno, la prima delle nuove “case creative” detiene tutti i titoli di punta di Ubisoft – Assassin’s Creed, Far Cry e Rainbow Six. Il gigante cinese ha acquisito una partecipazione in questa sussidiaria a una valutazione nettamente superiore all’attuale capitalizzazione di mercato di Ubisoft. Le altre case creative sono organizzate per genere: CH2 per gli sparatutto, CH3 per i giochi live service, CH4 per i giochi d’avventura e fantasy, e CH5 per i titoli familiari e mobili.
La critica principale a questa organizzazione risiede nel fatto che raggruppare tutti i titoli di punta in un’unica unità priva le altre “case creative” dei loro potenziali giochi di punta. Cosa rimane all’unità di avventura e fantasy senza Assassin’s Creed? Cosa rimane all’unità sparatutto senza Far Cry o Rainbow Six? Per un occhio cinico, l’impressione è che le altre unità siano state private dei loro asset più preziosi, rendendole bersagli facili per future riduzioni o dismissioni.
Resistenza al Cambiamento: Il Controllo di Yves Guillemot
Un’altra preoccupazione riguarda l’effettiva autonomia di queste nuove unità. Sebbene l’annuncio sottolinei che ogni casa creativa sarà dotata di esperti di genere e piena proprietà finanziaria, la storia di Ubisoft è costellata di interventi dall’alto che hanno ostacolato il processo creativo. La tenacia con cui Yves Guillemot ha difeso il controllo dell’azienda da investitori esterni e acquisizioni ostili nel corso degli anni solleva dubbi su quanto controllo sia disposto a cedere ai suoi stessi subordinati.
Inoltre, alcune decisioni recenti sembrano contraddire lo spirito di maggiore autonomia. L’imposizione del rientro in ufficio a tempo pieno per tutto il personale, ad esempio, è una decisione che le nuove case creative indipendenti dovrebbero poter prendere autonomamente, basandosi sulle esigenze e le performance della propria forza lavoro, non imposta dall’alto da dirigenti e consulenti.
Un Futuro Incerto: Tagli Continui e l’Ombra della Disintegrazione
La reazione negativa del mercato alla riorganizzazione di Ubisoft sembra giustificata. La leadership di punta dell’azienda non sta cambiando, e la propensione al controllo dall’alto è destinata a sopravvivere, nonostante le promesse di indipendenza delle nuove unità. La nuova struttura, secondo gli analisti, somiglia più a un “menù del macellaio” per il private equity che a una ricetta per il successo futuro.
L’avvertimento che la ristrutturazione comporterà ulteriori perdite di posti di lavoro sottolinea la gravità della situazione. Acquistare consulenze costose per presentazioni PowerPoint sulla “efficienza” è facile, ma un’azienda di videogiochi che continua a licenziare chi crea i giochi è un’azienda che continua a sanguinare nel presente, piuttosto che costruire per il futuro.



