"It is out of the question to let a boss run rampant" - Ubisoft workers strike against "disastrous" cutbacks

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Ubisoft annulla Prince of Persia remake: sciopero dei dipendenti contro lo smart working cancellato

Tempo di lettura: 2 minuti

Ubisoft in rivolta: lo sciopero contro i licenziamenti e il ritorno forzato in ufficio

La recente ondata di ristrutturazioni e tagli annunciata da Ubisoft ha provocato un’immediata e dura reazione da parte dei suoi dipendenti. Come riportato da Rock Paper Shotgun, il sindacato francese Solidaires Informatique ha proclamato uno sciopero di mezza giornata, definendolo una prima risposta “all’assurdità delle decisioni del management”.

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I motivi della protesta sono molteplici: oltre alle potenziali e ancora non quantificate riduzioni del personale e all’annullamento di sei titoli, come il remake di Prince Of Persia: The Sands Of Time, i lavoratori contestano con forza la nuova politica aziendale che impone un ritorno totale in ufficio, limitando il lavoro da remoto a un numero definito di giorni all’anno.

Una ristrutturazione radicale tra cancellazioni e chiusure

Le misure di contenimento dei costi di Ubisoft sono parte di una trasformazione aziendale profonda. La compagnia sta riorganizzandosi in una serie di “Creative Houses”, con un pesante investimento da parte di Tencent, concentrandosi su un numero minore di progetti, in particolare open world e live service. In questo processo, oltre alle cancellazioni, è stata confermata la chiusura dello studio di Stoccolma e annunciati licenziamenti presso Massive Entertainment, sviluppatore di Tom Clancy’s The Division.

“È fuori questione lasciare che un capo faccia il bello e il cattivo tempo e distrugga le nostre condizioni di lavoro”, ha scritto il sindacato in una dichiarazione, rivolgendosi direttamente all’amministratore delegato Yves Guillemot. “Forse ha bisogno di ricordarglielo: sono i suoi dipendenti a fare i giochi”. Solidaires Informatique chiede anche “aumenti salariali dignitosi quest’anno” e il “mantenimento e l’estensione delle condizioni di telelavoro”.

Il ritorno in ufficio: efficienza o “soft layoff”?

La politica di RTO (Return To Office) è diventata un punto focale del conflitto. La dirigenza di Ubisoft giustifica la mossa come necessaria per “migliorare l’efficienza collettiva, alimentare la dinamica, la creatività, il senso di appartenenza”, come ha dichiarato la vicepresidente senior Marie-Sophie de Waubert.

Tuttavia, i sindacati e i sostenitori del lavoro agile contestano questa visione. Essi sostengono che il lavoro a distanza non incida materialmente sulla produttività e sia vitale per dipendenti con disabilità, impegni familiari o lunghi spostamenti. Inoltre, viene spesso accusato di essere una strategia di “soft layoff”, per spingere alle dimissioni quei lavoratori che non possono o non vogliono rientrare in ufficio, una critica mossa anche a Microsoft lo scorso settembre.

Quando la EA implementò un parziale ritorno in ufficio nel maggio 2023, dipendenti anonimi indicarono proprio la cura dei figli, condizioni mediche e lunghi tragitti casa-lavoro come motivi per richiedere esenzioni.

Un conflitto che supera i confini di Ubisoft

Il dibattito sul ritorno in ufficio infiamma l’intera industria. La recente decisione di Rockstar di porre fine al lavoro ibrido per i developer di GTA 6, in nome della “qualità e della rifinitura”, è stata una delle ragioni che ha spinto alcuni dipendenti a sindacalizzarsi. Poco dopo, Rockstar ha licenziato un numero di lavoratori per “grave negligenza”, in quello che i sindacati britannici hanno definito un caso di “union-busting”, repressione sindacale.

L’azione di sciopero di oggi presso Ubisoft si inserisce quindi in un contesto più ampio di tensione tra management e forza lavoro, dove le politiche sul luogo di lavoro sono diventate il nuovo fronte di una battaglia per i diritti e le condizioni dei dipendenti del settore videoludico.

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