Kingdom Come Salvation, un marchio svela il titolo del nuovo GDR Warhorse

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Kingdom Come Salvation: il prossimo capitolo di Warhorse si nasconde in un marchio registrato

L’epopea medievale di Warhorse Studios sembra aver trovato un nome ufficiale per il suo prossimo atto, stando a quanto emerso dai registri dell’EUIPO e svelato inizialmente da Rock Paper Shotgun. Il deposito del marchio “Kingdom Come Salvation” presso l’ufficio per la proprietà intellettuale dell’Unione Europea porta la data del 23 luglio e non lascia spazio a troppe interpretazioni: il logo trapelato utilizza il font distintivo della serie e la categoria di classificazione riguarda software per computer e servizi di intrattenimento videoludico.

Oltre Henry di Skalitz: le guerre hussite all’orizzonte

Il deposito non arriva dal nulla. Lo studio ceco aveva già confermato di essere al lavoro su un nuovo progetto legato a Kingdom Come, parallelamente a un RPG ambientato nell’universo del Signore degli Anelli. La scelta del sottotitolo Salvation al posto di un canonico numero “3” suggerisce un possibile cambio di rotta narrativo o, quanto meno, uno stacco temporale significativo rispetto alle vicende di Henry di Skalitz iniziate nel 1403.

A rafforzare l’autenticità dell’operazione c’è il coinvolgimento di Dana Lukajová, avvocatessa specializzata in brevetti con base a Praga, la stessa città dove risiedono gli uffici di Warhorse. Il termine “Salvezza” evoca scenari storici ben precisi per l’area della Boemia: nel 1419, pochi anni dopo i fatti del secondo capitolo, l’Europa centrale venne scossa dalle Guerre Hussite. Questo conflitto, nato dal violento scisma tra la Chiesa Cattolica e i seguaci del riformatore Jan Hus, trascinò la regione in una serie di guerre civili dove il concetto religioso di salvezza era il perno attorno a cui ruotavano massacri e rivendicazioni politiche.

Il peso del realismo storico

Abbandonare la numerazione progressiva potrebbe permettere agli sviluppatori di esplorare la brutalità delle crociate hussite senza i vincoli legati alla crescita di un singolo personaggio. La struttura dei beni e servizi citata nel trademark punta direttamente a un’esperienza interattiva complessa, in linea con la filosofia simulativa che ha reso il primo capitolo un cult nonostante gli spigoli tecnici. Il focus si sposta quindi dalla vendetta personale di un figlio di fabbro a una questione di fede, sangue e sopravvivenza in una delle epoche più turbolente della storia ceca.

La scelta della parola Salvation ci sembra un segnale Advisory molto chiaro: Warhorse non ha intenzione di ammorbidire la sua visione del Medioevo. Se Kingdom Come Deliverance ci ha insegnato quanto sia difficile imparare a tenere in mano una spada, un titolo ambientato durante le guerre hussite promette un’immersione ancora più cruda in un conflitto dove la fanteria contadina sfidò la cavalleria nobile con tattiche rivoluzionarie. Non ci convince l’idea di un semplice spin-off minore; crediamo invece che questo possa essere il vero salto evolutivo della serie, capace di legare il gameplay ruvido a una narrazione corale e filosoficamente più densa. Scommettiamo che il 1419 diventerà presto la nuova data preferita per chi cerca il realismo sporco e cattivo a cui lo studio ci ha abituato.

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