Stalker 2 avrà una seconda espansione e una modalità multigiocatore gratuita, e su entrambe GSC Game World ha detto abbastanza da farsi capire. Le dichiarazioni arrivano da Rock Paper Shotgun, che ha parlato con lo studio ucraino dopo il rilascio della corposa correzione 2.0 e dell’espansione Cost of Hope.
Un multigiocatore senza partite
La parte che merita attenzione è la modalità online, perché lo studio ha detto soprattutto cosa non sarà: non avrà una struttura a sessioni, cioè partite che cominciano, durano dieci minuti e finiscono con un punteggio, come accade in Counter-Strike. L’amministratore delegato Ievgen Grygorovych spiega che l’idea non è copiare meccaniche altrui ma costruire qualcosa che regga per chi nella Zona ha già passato centinaia di ore.
Cosa sarà davvero non è stato detto, e vale la pena non riempire il vuoto con le ipotesi. Escludere la struttura a partite lascia aperte parecchie strade diverse fra loro: una cooperativa nel mondo esistente, un’interazione asincrona fra esploratori che si incrociano senza incontrarsi, un mondo condiviso persistente. Sono cose molto lontane l’una dall’altra, e finché lo studio non le nomina restano ipotesi nostre.
C’è poi una dichiarazione di Mariia Grygorovych che spiega perché lo studio si sente libero di provarci: «molti dei nostri giocatori non aspettano nemmeno il multiplayer», dice, perché GSC è principalmente un’azienda che fa giochi per un giocatore solo. È un ragionamento controintuitivo e sensato: proprio perché nessuno se lo aspetta, nessuno resterà deluso se non assomiglia a quello che si trova altrove, e il team non ha il peso di dover inseguire i giochi-servizio degli altri.
Il secondo DLC
Sull’espansione le informazioni sono più scarne. Il secondo contenuto scaricabile avrà un impianto narrativo e un’esperienza sensibilmente diversi da Cost of Hope: l’obiettivo dichiarato non è dare un seguito simile, ma qualcosa che spiazzi chi lo ha già giocato. Nessuna data, nessuna indicazione sulle dimensioni.
Perché la scelta ha senso
Il rischio, con un marchio come questo, era evidente e sarebbe stato molto redditizio: prendere la Zona, ritagliarci dentro tre mappe, aggiungere squadre e un contatore di uccisioni. Il genere delle spedizioni con bottino da portare a casa è oggi la scorciatoia più battuta del settore, e con un’ambientazione già pronta sarebbe stato il modo più veloce per monetizzare.
Rifiutare la struttura a partite significa rinunciare a quella scorciatoia, ed è coerente con quello che Stalker è sempre stato: un gioco che si regge sulla solitudine, sull’incertezza di cosa ci sia dietro la collina e sul non avere nessuno con cui dividere il rischio. Un deathmatch a squadre avrebbe funzionato benissimo e avrebbe cancellato il motivo per cui la gente ci gioca.
La contropartita è che una scelta del genere è molto più difficile da azzeccare, e che le comunità attorno a questa serie hanno aspettative opposte fra loro: chi vuole la cooperativa nella campagna, chi vuole restare da solo, chi si aspetta un mondo persistente. Non esiste una versione che li accontenti tutti, e lo studio lo sa.
Nel frattempo il lavoro sulla versione base continua: la correzione 2.0 di questo mese ha alzato le prestazioni su PC fino al 33 per cento, che per un gioco uscito con i problemi tecnici che aveva è la notizia più concreta di tutte. Il resto, per ora, sono intenzioni dichiarate: buone intenzioni, ma senza una data e senza un solo dettaglio su come funzionerà.


