1047 Games chiude lo sviluppo attivo di Splitgate ed Empulse, i suoi due sparatutto, e il 3 settembre spegne i server dedicati di entrambi. Non li spegne e basta, però: li ha riscritti perché funzionino in peer to peer, cioè ospitati dalle macchine dei giocatori. È la differenza tra un gioco che finisce e un gioco che chiude, e in questo momento vale la pena guardarla da vicino.
Cosa succede il 3 settembre
L’annuncio è arrivato il 26 agosto dai canali dello studio, ed è firmato dai due cofondatori Ian Proulx e Nicholas Bagamian. La ragione, riportata da Insider Gaming, è economica e detta senza giri di parole: nessuno dei due giochi incassa abbastanza da coprire il costo dei server dedicati, e lo studio quei costi li ha coperti finché ha potuto. TechPowerUp ricorda che il ridimensionamento del personale era arrivato subito dopo il lancio di Empulse, e Shacknews riporta per intero il comunicato.
Dal 3 settembre server dedicati e matchmaking automatico si spengono per Splitgate: Arena Reloaded e per Empulse. Al loro posto arriva un elenco delle partite aperte, dal quale si entra scegliendo a mano, e chiunque può ospitarne una. Empulse riceve nello stesso aggiornamento un’ultima mappa e un taglio di prezzo in tutte le regioni, e quella diventa la sua versione definitiva. Dopo, niente più patch di contenuto per nessuno dei due.
Chi ha comprato Empulse non perde quindi l’accesso a quello che ha pagato: perde gli aggiornamenti e l’infrastruttura, che è già molto ma non è tutto.
Non è la prima volta che questo studio fa così. Quando i server del primo Splitgate sono stati spenti, nel 2025, il gioco è passato al peer to peer ed è rimasto giocabile, console comprese, come ricorda GameSpot. Cinque anni di storia del gioco con i portali sono ancora accessibili per questo motivo, e non per un intervento della comunità arrivato dopo.
Empulse è durato due mesi
La parte che fa più impressione è la cronologia. Empulse, sparatutto basato sul movimento con rampini, wall run e mech pilotabili, è arrivato in accesso anticipato su Steam il 24 giugno a 19,99 dollari, e lo avevamo presentato come un erede dichiarato di Titanfall 2. Poco più di due mesi dopo lo sviluppo attivo è finito. Il prezzo, con l’ultimo aggiornamento, scende ancora.
Anche Splitgate: Arena Reloaded, arrivato sulla scia di un primo Splitgate uscito sette anni fa, non ha mai trovato il pubblico che serviva a tenere accesi i server. Lo studio dichiara oltre 25 milioni di persone passate dai suoi giochi in dieci anni, il che dice quanto sia diverso il conto tra chi prova un free to play e chi lo sostiene.
Sul futuro, 1047 Games scrive che dopo dieci anni passati sugli sparatutto a servizio il prossimo progetto somiglierà poco a quello che ci si aspetta da loro. Nessun dettaglio, nessuna finestra.
Perché il modo conta più della notizia
Il 2026 di chiusure ne ha già viste diverse, e non tutte finiscono così. Il 23 agosto Riot Games ha fermato lo sviluppo attivo di 2XKO lasciando però i server accesi, rimborsando chi aveva speso e sbloccando tutti i personaggi. Anche lì il gioco costava più di quanto rendesse, e a febbraio Riot aveva già tagliato circa ottanta persone, metà della squadra. In entrambi i casi la differenza per chi ha comprato sta in cosa resta il giorno dopo l’annuncio.
Il peer to peer, va detto, non è una soluzione indolore. Le partite dipendono da chi le ospita, quindi la qualità della connessione cambia da una all’altra e chi ospita ha un vantaggio di latenza. Se in una certa fascia oraria non c’è nessuno acceso, non c’è niente da giocare: su un gioco competitivo con pochi utenti rimasti, l’orario in cui ci si collega conta più di qualsiasi patch. Ma è l’unica strada che tiene il gioco tecnicamente vivo senza un’azienda che paghi la bolletta, ed è esattamente quello che le campagne sul fine vita dei giochi, Stop Killing Games in testa, chiedono da anni agli editori: prevedere una fine dignitosa già in fase di sviluppo, invece di lasciare che il gioco diventi inutilizzabile quando smette di essere redditizio.
Detto in altri termini: un gioco a servizio che chiude è la norma, e nessuno può obbligare uno studio a mantenere in piedi qualcosa che perde soldi. Quello che si può chiedere è che il lavoro di riscrittura per il peer to peer venga fatto prima dello spegnimento, e non dopo, da qualcuno che non è più pagato per farlo. Qui è stato fatto prima.


