Siamo nel 2026 e, a quanto pare, il passatempo preferito dell’internet è ancora quello di urlare contro le nuvole. O meglio, contro una foto promozionale. Amazon MGM Studios ha finalmente rilasciato il primo wardrobe test ufficiale di Sophie Turner nei panni di Lara Croft per la serie TV curata da Phoebe Waller-Bridge. Risultato? Una guerra civile nei commenti che fa sembrare il finale di Game of Thrones una pacifica riunione di condominio.
Secondo quanto riportato da TechRadar e altre testate internazionali, l’immagine mostra la Turner in un look che definirei “aggressivamente classico”: top verde acqua, pantaloncini neri, treccia e quegli occhiali da sole rossi che urlano Tomb Raider III da ogni pixel. Niente “Survivor”, niente fango realistico (per ora), solo pure vibes anni ’90.
Ma a qualcuno non va bene.
“Sembra un cosplay!” (Spoiler: Lara è sempre stata un cosplay)
La critica principale che rimbalza da Reddit a X è che Sophie Turner sembri “una cosplayer di basso livello”. C’è dell’ironia crudele in questo. Per anni avete (abbiamo) lamentato che le versioni cinematografiche si allontanassero troppo dall’estetica originale. Ora che vi danno letteralmente la Lara dei render PS1 portata in carne ed ossa, vi lamentate che sembra “finta”.
La verità? Lara Croft è un’icona camp. Quegli occhialini tondi non sono tattici, sono stile. Il top verde non è mimetico, è branding. Lamentarsi che Sophie Turner sembri “una che si è vestita per Halloween” significa non aver capito che Lara Croft è la regina di tutti gli Halloween dal 1996.
Il caso GameStop: quando il commesso vuole fare il critico d’arte
La ciliegina su questa torta di disagio ce l’ha messa GameStop. Sì, il negozio che ormai vende più Funko Pop di Five Nights at Freddy’s che videogiochi reali. Come segnalato da Just Jared e ripreso da IGN, l’account ufficiale della catena ha citato la foto commentando con un lapidario “This is not Lara Croft”.
La risposta del web è stata, fortunatamente, spietata. Vedere un brand retail in difficoltà che cerca di fare il gatekeeper culturale su un personaggio che ha contribuito a mercificare per trent’anni è il tipo di commedia involontaria che mi tiene in vita. GameStop, torna a vendermi le estensioni di garanzia non richieste e lascia il casting a chi ne capisce, grazie.
Il problema non è la mascella, è il 2026
Sotto la superficie delle critiche “tecniche” (la recitazione “di legno” della Turner, che comunque non potete giudicare da una foto ferma, geni), scorre il solito fiume carsico di una confusione sessuale mai elaborata. I commenti su “curve non pervenute” o i paragoni impietosi con la fisicità di Angelina Jolie nascondono una verità molto più semplice e freudiana: molti di voi non vogliono un adattamento di Tomb Raider.
Volete aggrapparvi a una fantasia adolescenziale sintetica perché la realtà vi terrorizza. Se guardate una donna oggettivamente splendida come Sophie Turner e la vostra reazione istintiva è il disgusto o la noia, forse il problema non è il casting director. Forse il problema è che, in fondo, le donne non vi piacciono poi così tanto. E hey, respirate: siamo nel 2026, siamo moderni e inclusivi. Se preferite i pettorali di Kratos o semplicemente non provate attrazione per il genere femminile, potete dirlo ad alta voce. Nessuno vi giudicherà, ma smettetela di fingere che sia una questione di “fedeltà al materiale originale”.
Sophie Turner ha un compito ingrato: soddisfare i nostalgici dei poligoni appuntiti e convincere chi ha amato la vulnerabilità della Lara di Alicia Vikander. Phoebe Waller-Bridge (che, vi ricordo, ha scritto Fleabag e messo mano a No Time to Die) non sta scrivendo una statuina da collezione per i vostri scaffali. Sta scrivendo un personaggio.
Se la cosa vi disturba, c’è la regola d’oro: potete sempre tornare a giocare le vecchie glorie. A proposito, se vi manca così tanto l’era classica, fatevi un favore e recuperate i classici rimasterizzati invece di piangere su X.

1. Tomb Raider I-III Remastered Starring Lara Croft

Sviluppatore: Aspyr
Genere: Azione / Avventura
Se l’estetica di Sophie Turner vi confonde, tornate alle origini. Qui i poligoni sono onesti, i controlli sono “tank” come piace a voi puristi del dolore, e nessuno vi chiederà di analizzare la complessità emotiva di una protagonista che chiude i maggiordomi nelle celle frigorifere. È la storia dei videogiochi, lucidata quel tanto che basta per non farvi sanguinare gli occhi sui monitor 4K.
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