“Unleash the Kraken,” bellows Skull and Bones, which somehow still exists

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Il Kraken salva ‘Skull & Bones’? Un miracolo da “320 giocatori”

Tempo di lettura: 2 minuti

Ubisoft, in piena crisi di identità e risultati, continua ostinatamente a pompare risorse in ‘Skull & Bones’, il suo MMO navale nato male, con la nuova stagione ‘Eye of the Beast’ che propone il solito, stanco cliché del Kraken come boss da battere. Mentre chiude studi e cancella progetti, l’azienda francese tiene in vita questo relitto digitale, forse per orgoglio o per obblighi contrattuali, in uno spettacolo patetico di resistenza al fallimento, come rilevato con sarcasmo da Rock Paper Shotgun.

Mentre il settore videoludico guarda altrove, Ubisoft insiste nel voler far galleggiare il suo pesante fardello: Skull & Bones. La nuova stagione, “Eye of the Beast”, non porta nulla di rivoluzionario, se non la riproposizione di un mostro marino trito e ritrito, il Kraken, in combattimenti a fasi multiple. Secondo quanto scrive Rock Paper Shotgun, è l’ennesimo tentativo di attirare l’attenzione su un titolo che, numeri alla mano, è praticamente un fantasma: appena 320 giocatori simultanei su Steam e una media di recensioni utente che sembra una maledizione biblica. Invece di ammettere la sconfitta, aggiungono una nuova nave, la Corvetta, come se una barca in più potesse salvare un naufragio annunciato.

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Un paradoszo vivente nell’era dei tagli

La sopravvivenza di Skull & Bones è un insulto alla logica. Ubisoft ha recentemente gettato a mare un mucchio di giochi e studi per rilanciare il prezzo delle azioni, eppure questo gioco, definito un pantano senza speranza, continua a navigare. È la perfetta incarnazione dell’ipocrisia aziendale: predicano efficienza e poi bruciano soldi in un progetto che ricorda un qAAAAgmire, una copia scialba di Sea of Thieves. Persino chi, come l’autore di Rock Paper Shotgun, confessa un iniziale, fugace incanto per il prologo, non può che ridere di fronte a questa testardaggine. Siamo di fronte a un management che, invece di tagliare i rami secchi, li annaffia con champagne.

Le vere ragioni? Soldi e capricci, non il gioco

Perché allora non lo affondano? Le ipotesi sono due, entrambe deprimenti. La prima è legata a un vecchio accordo con il governo di Singapore, dove il titolo è stato sviluppato per anni, un vincolo burocratico che costringe a continuare. La seconda è che Skull & Bones si allinea pedissequamente alla strategia tossica di Ubisoft: open world e live service a tutti i costi, anche quando sono vuoti gusci. Ricorda Beyond Good and Evil 2, un altro eterno sviluppo sostenuto da ragioni finanziarie pratiche e non dal merito. Immaginate l’AD Yves Guillemot e Tencent che, dalla loro coffa dorata, guardano questo scafo che affonda e decidono di lanciarci altro carico, invece di evacuare.

In definitiva, “Eye of the Beast” è solo un altro cerotto su una ferita gangrenosa. I pochi pirati rimasti ad affrontare il Kraken in questa pagina Steam stanno partecipando a un esperimento sociale: quanto può resistere un gioco per pura inerzia aziendale? Ubisoft dovrebbe avere il coraggio di ammettere che, a volte, è meglio abbandonare l’area di partenza e affondare la nave, piuttosto che far finta che navighi ancora. Fino ad allora, continueremo a vedere questi aggiornamenti patetici, mentre il vero mostro da combattere è l’ostinazione cieca di un colosso in declino.

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