I portatili retro venduti con migliaia di giochi già dentro sono l’equivalente dei superfalsi del lusso, e vanno trattati come tali. Lo ha scritto l’Entertainment Software Association, l’associazione che negli Stati Uniti rappresenta gli editori di videogiochi, in una richiesta depositata all’ufficio del rappresentante per il commercio degli Stati Uniti, di cui si è saputo il 13 ottobre. Il documento chiede di inserire quei dispositivi nella Notorious Markets List, l’elenco annuale dei mercati accusati di favorire pirateria e contraffazione, e nomina per esteso un produttore solo: Anbernic. Il testo l’ha letto per primo Video Games Chronicle.
Che cos’è la lista
Ogni anno l’ufficio del commercio pubblica una relazione che raccoglie siti e luoghi fisici accusati di vendere merce contraffatta o di rendere possibile la pirateria. Pubblicarli serve a spingere governi e piattaforme a intervenire. L’edizione del 2025, uscita il 3 marzo di quest’anno, elencava 37 mercati online e 32 mercati fisici. Ogni anno le organizzazioni possono proporre nomi, e per l’edizione in preparazione sono arrivate una trentina di risposte: alcune contengono proposte, altre sono di aziende già nell’elenco che chiedono di uscirne.
Il paragone con le borse false
Nel settore dei videogiochi, scrive l’associazione, le console e i portatili con l’emulazione già installata sono l’equivalente funzionale dei superfalsi, cioè delle contraffazioni di lusso fatte così bene da passare per originali. L’elenco di quello che li fa sembrare legittimi è dettagliato. Scocche stampate a stampo, schermi a colori, interfacce curate, confezioni da negozio, recensioni dei prodotti, dichiarazioni che somigliano a garanzie. E inserzioni sulle stesse piattaforme di commercio elettronico dove si comprano gli elettrodomestici.
Quello che rende il prodotto appetibile, però, sta nascosto: una scheda di memoria o un disco interno con centinaia, migliaia o anche decine di migliaia di copie non autorizzate di giochi protetti dal diritto d’autore. Le ROM, cioè i file estratti dalle cartucce e dai dischi originali, sono spesso il motivo per cui la macchina si compra, e secondo l’associazione i venditori lo usano come argomento di vendita e il prezzo lo riflette. In alcuni casi, aggiunge il documento, nelle inserzioni e sulle confezioni finiscono anche titoli, schermate, personaggi e marchi usati senza permesso.
Il danno economico, nel ragionamento dell’associazione, è amplificato proprio dall’apparenza di legalità. Un singolo dispositivo può sostituire acquisti leciti su più editori e più generazioni di console, e togliere vendite ai giochi, alle raccolte, agli abbonamenti, ai rifacimenti e all’hardware retro su licenza. Soprattutto, elimina l’attrito tecnico che prima teneva separato il pubblico generico dalla pirateria: chi compra non deve sapere come funziona l’emulazione, perché il catalogo è già lì e si accende da solo.
Le sette richieste, e il nome fatto
All’ufficio del commercio l’associazione chiede sette cose. Che una libreria di giochi non autorizzati preinstallata venga considerata prova di pirateria su scala commerciale. Che le schede di memoria vengano ispezionate, anche quando sono spedite a parte. Che ai venditori sia chiesto di dimostrare di avere i diritti sui giochi inclusi e sui marchi usati. Che chi recidiva venga sospeso come venditore, insieme ai negozi collegati, e non soltanto nelle singole inserzioni. Che vengano conservati i dati di venditori, pagamenti, spedizioni e pubblicità. Che le dogane migliorino la selezione dei dispositivi e dei componenti legati al precaricamento. E che l’azione sia coordinata fra produttori, esportatori, importatori, servizi di spedizione e piattaforme.
Su Anbernic l’accusa è precisa: i suoi dispositivi, scrive l’associazione, vengono abitualmente offerti o spediti con schede di memoria rimovibili precaricate con centinaia o migliaia di copie non autorizzate di giochi pubblicati dai suoi associati. L’azienda, continua il documento, rende normale una pirateria fatta di hardware, consegnando cataloghi illeciti dentro un prodotto di consumo curato, e vendendo attraverso i canali di vendita ordinari sposta su editori e piattaforme i costi di controllo e di rimozione. Nello stesso documento l’associazione propone anche categorie intere: i siti che distribuiscono giochi violati e i loro ricompilatori, i mercati di coordinamento della pirateria, quelli di beni digitali non autorizzati e quelli dei trucchi a pagamento.
L’obiezione: il bersaglio è il venditore o la macchina
Sulla richiesta è arrivata subito un’obiezione da chi quei portatili li recensisce. Phil Hayton, su GamesRadar+, scrive che Anbernic finisce accusata di normalizzare la pirateria pur non vendendo le macchine con i giochi già installati, e che il marchio si ritrova addossato quello che fanno i rivenditori. La sua tesi è che un portatile per l’emulazione senza ROM resta un oggetto legittimo. Una logica applicata all’hardware, aggiunge, arriverebbe a toccare anche uno Steam Deck o un telefono. Il bersaglio giusto, per lui, sono i venditori e i mercati che il catalogo pirata lo aggiungono: cosa che, nota, le sette richieste in effetti indicano.
Sul precaricamento, le testimonianze divergono. Il sito Time Extension, che ha pubblicato il collegamento al documento depositato, non riporta una risposta dell’azienda, e nei commenti al suo articolo chi dice di comprare quei portatili si contraddice su quanto venga spedito con la scheda piena. Il testo integrale della richiesta è consultabile sul portale federale dei commenti pubblici.
Cosa resta aperto
Per ora si tratta soltanto di una proposta: decide l’ufficio del commercio, con la relazione del 2026, di cui non è stata indicata una data di pubblicazione. Non si sa se Anbernic finirà davvero nell’elenco, se l’associazione otterrà le ispezioni doganali che chiede, e nemmeno se l’azienda replicherà.
Sul fronte giudiziario, intanto, si muovono i singoli editori. A settembre Nintendo ha ottenuto 4,5 milioni di dollari da un ex moderatore di un forum sulla pirateria, e ad agosto aveva cancellato 401 archivi di emulatori da GitHub in un giorno solo. L’emulazione in sé, quella senza giochi altrui dentro, continua a essere un’altra cosa: si è visto anche con giochi PlayStation 3 fatti girare su PlayStation 5 Pro.


