Google's Project Genie 3 is the latest AI 'game industry killer,' if janky Expedition 33 ripoffs impress you

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Google Genie 3 crea mondi in tempo reale: ecco perché non è (ancora) la fine dei videogame

Tempo di lettura: 3 minuti

Il modello di mondo AI di Google, Genie 3, suscita timori e scetticismo sul futuro dei videogiochi

Nel panorama in costante evoluzione dell’intelligenza artificiale, ogni nuovo annuncio sembra accompagnato da proclami apocalittici sulle professioni creative. L’ultimo a finire nel mirino è il Project Genie 3 di Google, descritto dalla stessa azienda come un “modello di mondo generalizzato capace di generare ambienti interattivi e diversificati”. Secondo quanto riportato in un articolo di PCGamesN, l’ultima evoluzione di questo strumento promette di simulare la dinamica di un ambiente, prevedendo come esso si evolva e come le azioni lo influenzino.

Da “world model” a generatore di esperienze

Sebbene Google insista nel definire Genie 3 un “modello di mondo” piuttosto che uno strumento per creare videogiochi completi, le sue dimostrazioni parlano un linguaggio diverso. Il funzionamento presentato in un video tutorial mostra un sistema che genera il percorso davanti al giocatore in tempo reale mentre questi si muove e interagisce con il mondo, simulando fisica e interazioni per ambienti dinamici.

Agli utenti viene chiesto di fornire “prompt”, suggerimenti testuali, sia per l’ambiente che per un personaggio, controllabile in prima o terza persona. Gli esempi forniti da Google spaziano da un pesce rosso che nuota in un ambiente sottomarino a un aeroplanino di carta che plana lungo un fiume in una gola.

La reazione online tra clamori e imitazioni

Come spesso accade, la piattaforma X (ex Twitter) è diventata terreno fertile per annunci sensazionalistici. Numerosi post hanno bollato Genie 3 come un “killer dell’industria dei videogiochi”. Uno in particolare ha attirato l’attenzione, mostrando una creazione goffa ispirata a Clair Obscur: Expedition 33 di Sandfall Interactive.

Il prompt utilizzato recitava: “Una donna francese deve arrampicarsi attraverso un mondo che sfida la logica, con oggetti volanti ovunque”. Il personaggio risultante, con un berretto rosso e una lunga treccia, ricorda fortemente il design di Maelle, la protagonista di Expedition 33. Anche l’estetica di alcuni degli oggetti volanti sembra riecheggiare lo stile Belle Époque del gioco originale, come si può notare in un punto specifico del video condiviso.

Il plauso di Tim Sweeney e i limiti evidenti

Tra i commenti entusiasti spicca quello di Tim Sweeney, CEO di Epic Games, che sul suo profilo X ha definito Genie 3 “fantastico”. Sweeney, che in passato ha suggerito di rimuovere le dichiarazioni sull’uso dell’AI da piattaforme come Steam, ha testato lo strumento chiedendogli di ricreare in 3D Jill of the Jungle, un classico Epic del 1992, ottenendo un risultato che ha giudicato “ragionevole”.

Tuttavia, lo stesso Sweeney ha notato i limiti: con prompt più esoterici, il sistema tende a rifarsi a ciò che già conosce. Ad esempio, una richiesta di ricreare ZZT (un altro gioco del 1991) ha prodotto un titolo 3D in stile Blade Runner. Ha inoltre mostrato un’immagine generata per un “gioco di raduno di gatti in cui il giocatore è una medusa”, a cui un utente ha risposto sarcasticamente: “Sarà divertente per un totale di cinque minuti, poi dimenticherò completamente che esisteva”.

An image of an X post from Epic Games' Tim Sweeney discussing Google Project Genie 3

Uno strumento concettuale, non una minaccia esistenziale

Pur riconoscendo la potenziale utilità di Genie 3 nelle fasi concettuali dello sviluppo di un gioco, l’articolo mette in guardia dall’isteria che lo circonda. Definire “gioco” un’imitazione traballante e superficiale di un’opera preesistente non equivale a creare qualcosa di nuovo. Sebbene tutta l’arte tragga ispirazione da ciò che la precede, finora le dimostrazioni di Genie 3 non hanno mostrato una creatività emozionante o prodotti che i giocatori desidererebbero effettivamente provare.

Al momento, inoltre, l’accesso allo strumento è fortemente limitato: è disponibile solo negli Stati Uniti ed è bloccato dietro l’abbonamento premium “Google AI Ultra”, che costa circa 250 dollari al mese (circa 230 euro). Una barriera che, forse, potrebbe rivelarsi provvidenziale, dando tempo al settore di assimilare la tecnologia senza scossoni improvvisi. Per ora, Genie 3 è solo un altro strumento nel vasto arsenale della creatività digitale, ben lontano dall’essere l’apocalisse annunciata per l’industria dei videogiochi.

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