Cloverpit blasted my brain with roguelike endorphins and, surprisingly, childhood nostalgia

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Cloverpit: il roguelike che ci ha fatto riflettere sul gioco d’azzardo

Tempo di lettura: 2 minuti

Cloverpit, il roguelike-slot machine che mescola gioco d’azzardo e nostalgia

Mentre una settimana densa di trasloco divorava gran parte del tempo libero, servivano piccoli bocconi di distrazione, brevi e dolci. E ha risposto alla chiamata, a detta di un appassionato di PCGamesN, Cloverpit. Il simulatore roguelike di gioco d’azzardo, sebbene disponibile da quattro mesi, è stato il titolo perfetto per il momento: il tintinnio delle monete, l’assalto sonoro dei moltiplicatori e degli effetti degli incantesimi in catena, e i grandi guadagni, hanno creato un cocktail perfetto per gli endorfini.

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Un allettante cocktail di suoni e strategia

Secondo il racconto dell’autore, il gioco ha innescato, bizzarramente, anche genuiCloverpit è l’esperienza perfetta quando l’energia mentale scarseggia. Offre soddisfazione rapida, senza richiedere grandi sforzi, a parte durante le fortunate sequenze vincenti. Questo incrocio tra Balatro e una slot machine richiede un certo uso del cervello, certo. La scelta strategica degli incantesimi, il ricordare quali modificatori si hanno attivi e l’usare con parsimonia i biglietti-gioco sono tutti fattori cruciali per ripagare il debito, in continua crescita, al proprio padrone ATM. Ma nel complesso, è un gioco pensato per brevi sessioni, anche a mente spenta.

Cloverpit: A screenshot of the slot machine, charm shelf, and modifier board in Cloverpit

L’ipnosi ludica della slot machine

Se l’ambientazione, una cella di prigione sporca e a bassa risoluzione, stimola poco, la vera protagonista è la slot machine. La rotazione ipnotica dei rulli, i segnali acustici quando si ottiene una combinazione, i surreali effetti sonori legati ai vari incantesimi – come gatti, treni o peperoncini piccanti – e l’effetto di sangue che sgorga quando si esaurisce un incantesimo: tutto concorre a creare un’esperienza viscerale e ipnotica. Questa, combinata con la costante voglia di inseguire moltiplicatori più alti e vincite più grandi, ha rapidamente attratto il giocatore.

Un gioco che fa riflettere sull’azzardo reale

Questo meccanismo, che è lo scopo letterale della maggior parte dei giochi, in questo contesto porta a riflettere. Cosa accadrebbe se quelle monete fossero soldi veri? E se quel debito crescente rappresentasse la spirale disperata del volersi rifare delle perdite? Alcuni potrebbero obiettare che replicando così fedelmente una slot machine, Cloverpit faccia una cattiva critica all’impatto reale della dipendenza dal gioco. L’autore ammette, però, che il gioco lo ha reso grato di essere riuscito a evitare l’azzardo per gran parte della sua vita adulta.

Il contrappunto inaspettato: la nostalgia dell’adolescenza

Tuttavia, il titolo ha anche risvegliato un’ironica nostalgia d’infanzia. L’autore ricorda di essere cresciuto in una piccola località turistica costiera britannica, dove da adolescente le opzioni di svago erano limitate. L’unica fuga era raggiungere un parco vacanze, dotato di una grande sala giochi. Lì, lui e i suoi amici spendevano piccole somme in slot machine a bassa posta per divertirsi e per il brivido di trasformare qualche moneta in un hamburger o in una lattina di Monster: un vero “premio” agli occhi di un tredicenne.

In una settimana di impegni da adulto, trasferirsi in una nuova casa e lamentarsi per le ossa stanche, lo scorrere dei rulli di Cloverpit gli ha ricordato proprio quei tempi. Una reazione inaspettata da un gioco spigoloso ispirato a Balatro, che mescola pura meccanica ludica a potenti riflessioni personali.

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