Il CEO di Razer difende l’AI nello sviluppo dei giochi, ma solo come strumento di supporto
PCGamesN riporta le dichiarazioni di Min-Liang Tan, CEO dell’azienda di hardware per gaming Razer, in merito al controverso ruolo dell’intelligenza artificiale nel settore videoludico. L’intervista, rilasciata a The Verge, arriva dopo le numerose novità presentate da Razer al recente CES, molte delle quali incentrate proprio sull’integrazione di AI, dai software di assistenza per giocatori agli strumenti per gli sviluppatori.
Tan prende una posizione netta, schierandosi contro la percezione generale di molti giocatori, sostenendo che la tecnologia dovrebbe essere celebrata quando viene utilizzata per potenziare lo sviluppo dei giochi, non per sostituire la creatività umana.
Il rifiuto del “generative AI slop”
Il punto di partenza del CEO è una chiara condanna della produzione di contenuti di scarsa qualità generati dall’AI. Come riportato nell’articolo, Tan afferma: “Penso che siamo scontenti dello ‘slop’ dell’AI generativa, giusto? Per dirlo chiaramente. Ed è qualcosa che mi rende scontento anch’io”.
Egli prosegue allineandosi alle preoccupazioni dei giocatori: “Come qualsiasi giocatore, quando gioco, voglio essere coinvolto, immerso, competitivo. Non voglio che mi vengano serviti modelli di personaggi con dita extra e cose del genere, o trame scritte in modo approssimativo”. L’obiettivo di Razer, sottolinea Tan, è opporsi a contenuti AI scadenti e creati semplicemente a partire da un paio di prompt.

Gli strumenti AI come alleati degli sviluppatori
Il fulcro del discorso di Tan risiede però nella distinzione tra uso e abuso della tecnologia. Il CEO chiarisce che la sua critica non è rivolta agli strumenti di supporto. “Ciò contro cui non siamo, almeno dal mio punto di vista, sono gli strumenti che aiutano ad aumentare o sostenere, e aiutano gli sviluppatori a creare grandi giochi. E penso che sia fondamentalmente di questo che stiamo parlando a Razer”.
Un esempio concreto portato da Tan è quello del controllo qualità (QA). Egli descrive il processo di QA come “un processo che richiede tempo e che è meno focalizzato sull’input creativo rispetto al semplice macinare attraverso un processo ripetitivo di tentativi di ‘rompere’ un gioco”. In questo contesto, strumenti AI migliori potrebbero automatizzare parti noiose, permettendo ai tester di “compilare automaticamente i moduli”, liberando risorse umane per attività più analitiche e creative.
Le altre ragioni dello scetticismo dei giocatori
Tan mostra di comprendere appieno anche altre ragioni dello scontento verso l’AI, andando oltre le semplici preoccupazioni qualitative. Egli concorda sul fatto che l’ascesa dell’AI stia contribuendo all’aumento del costo della RAM, un componente cruciale per il gaming, un fattore che non gli piace affatto. Fa anche un parallelo con una situazione passata: “Ai vecchi tempi, c’era la situazione GPU contro crypto e cose del genere, e questa è la stessa cosa”.
Una conclusione orientata al futuro
Nonostante le criticità, la visione di Tan rimane ottimistica sulla possibilità che l’AI porti benefici tangibili ai giocatori. Conclude dicendo: “Tuttavia, penso che tutti i giocatori vorrebbero giochi migliori, più divertenti, più coinvolgenti, e se l’AI può aiutare a crearli facendo un QA migliore… io sono tutto a favore”.
La posizione del CEO di Razer delinea quindi un percorso di accettazione condizionata: l’intelligenza artificiale non è un nemico da combattere in toto, ma uno strumento il cui valore dipende totalmente dall’uso che se ne fa. Il punto di equilibrio, secondo Tan, risiede nel suo impiego per alleggerire i carichi di lavoro ripetitivi e potenziare il processo creativo umano, mai per rimpiazzarlo.



