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Il canale YouTube Best Indie Games è accusato di vendere promozioni care e inutili agli sviluppatori indie

Tempo di lettura: 3 minuti

Best Indie Games, il canale YouTube gestito dal creator Clemmy con oltre 190.000 iscritti, è stato accusato da un gruppo di sviluppatori indipendenti di vendere pacchetti promozionali molto cari e con risultati scarsi. La vicenda è partita su X il 17 settembre 2026 ed è stata ricostruita il 19 settembre da Kotaku, che ha raccolto le testimonianze e intervistato un consulente di marketing che dice di aver ricevuto decine di segnalazioni private. Le stesse informazioni sono state riprese dal magazine britannico Dork, che sottolinea come si tratti di accuse e non di fatti accertati.

Il listino che ha fatto partire tutto

Il canale, Best Indie Games, si presenta come una vetrina per giochi indipendenti trascurati. Il primo a pubblicare le cifre è stato lo sviluppatore devoriahub, con un post su X in cui mostrava quello che descriveva come un listino inviato da Clemmy a un altro studio. Secondo quel documento, che nessuno ha verificato in modo indipendente, il pacchetto più economico costa 2.228 dollari. Comprende uno Short su YouTube e un passaggio di circa un minuto dentro un video più lungo, insieme a decine di altri giochi. Si aggiungono un post su X e una menzione nella newsletter. Un singolo post su X, sempre secondo il listino, costa 380 dollari.

Sotto il post diversi sviluppatori hanno scritto di aver ricevuto cifre simili, e Kotaku ha trovato altre testimonianze su Reddit. BitQuest Studios racconta di aver pagato 177 dollari l’anno scorso per un posto in una vetrina del canale, ottenendo 1.622 visualizzazioni. Non ha visto nessun aumento delle aggiunte alla lista dei desideri di Steam, che per un indie in uscita è il dato che conta di più. Bag Track Games dice di aver pagato circa 217 dollari, tasse comprese, per entrare nella vetrina autunnale del 2026. Il suo trailer, scrive, è finito in mezzo a centinaia di altri in un video di due o tre ore, e i post sui social sono usciti tutti insieme nello stesso breve intervallo.

Le accuse del consulente

La voce più ascoltata è quella di Indie Game Joe, consulente di marketing noto per promuovere gratuitamente giochi indipendenti sui suoi profili. Secondo lui il modello di Best Indie Games colpisce soprattutto sviluppatori al primo gioco e senza esperienza di marketing, che dopo anni di lavoro temono di uscire senza che nessuno se ne accorga. A Kotaku ha detto che negli ultimi mesi fra 20 e 30 sviluppatori gli hanno scritto in privato sulle loro esperienze con le vetrine e i pacchetti del canale.

Joe contesta tre cose. La prima è la trasparenza dei prezzi: sul sito del canale non c’è un listino, e le cifre arrivano solo dopo aver compilato un modulo o proposto il proprio gioco via email. La seconda è il rapporto fra prezzo e risultati. La risposta del canale, secondo lui, si apre con un pubblico complessivo di circa 306.000 persone fra YouTube, X, Facebook e Instagram. I post tipici, però, raccolgono fra 30 e 50 “mi piace” e poche migliaia di visualizzazioni. La terza riguarda la dichiarazione della pubblicità. Kotaku ha trovato su X alcuni post con la dicitura “#ad” nascosta nelle risposte, ma non ha trovato Short su YouTube che dichiarino esplicitamente di essere a pagamento.

Kotaku ha chiesto a Joe anche dei suoi interessi, visto che offre consulenze agli sviluppatori. Joe sostiene di aver fatto quasi tutto gratis e di guadagnare con il suo studio, Digital Cybercherries, autore di Hypercharge: Unboxed e dell’horror Don’t Scream. Il dettaglio non smonta le sue accuse, ma va tenuto presente nel pesarle.

Perché gli indie pagano

Il contesto spiega perché un listino del genere trovi clienti. Secondo i dati di SteamDB citati da Kotaku, nel 2026 su Steam sono usciti 18.933 giochi, circa 72 al giorno. Più di 2.600 non hanno nemmeno una recensione, più di 7.600 ne hanno fra una e nove, e solo 978 superano le 500. Farsi notare è il problema principale di chi pubblica da solo, e le alternative hanno costi propri: Tim Bender, capo dell’editore Hooded Horse, aveva definito la maggior parte degli editori indie predatori e opportunisti.

Il 18 settembre abbiamo raccontato un altro pezzo della stessa storia: Steam ha iniziato a personalizzare gli sconti in homepage, e alcuni giochi piccoli hanno trovato visite che prima non avevano. La visibilità degli indie dipende quasi tutta da chi controlla le vetrine, che sia l’algoritmo di Valve o il pubblico di un creator.

Cosa non si sa

Clemmy non ha risposto pubblicamente alle accuse, né risultano commenti del canale negli articoli di Kotaku e Dork. Non si sa quanti sviluppatori abbiano comprato i pacchetti, quanti ne siano rimasti soddisfatti, né se il listino circolato sia quello attuale. Sulla dichiarazione dei contenuti sponsorizzati resta da capire quanti post del canale siano stati effettivamente pagati: un post senza dicitura è un problema solo se dietro c’è un pagamento.

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