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Navinosuke, il gioco perduto della squadra di Metal Slug, esce nel 2027

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Il gioco che l’ultima squadra di Metal Slug non riuscì mai a pubblicare

Navinosuke: The Yo-kai Buster è un gioco di ruolo in pixel art finito nei primi anni Duemila e mai messo in vendita. Secondo il comunicato diffuso dallo studio giapponese KOHACHI STUDIO insieme all’editore Happinet, arriverà nel 2027 su Steam e Nintendo Switch. Fino a questo annuncio il progetto era dato in uscita nel corso del 2026 sulla sola Switch, quindi il calendario si è spostato in avanti e si è aggiunta la versione PC.

Il motivo per cui questa storia interessa sta in chi l’ha scritta. Il gioco nasce dentro la squadra di Nazca, lo studio che aveva creato Metal Slug per SNK, e porta la firma di Akio, disegnatore principale dei fondali e degli sprite della serie e in seguito anche di R-Type. Come ha raccontato Akio stesso su X, il gruppo lo sviluppava come progetto parallelo mentre di giorno lavorava agli sparatutto a scorrimento che l’hanno reso famoso.

Un gioco basato sul GPS, quindici anni prima di Pokémon Go

La versione originale non era pensata per un televisore. Doveva uscire su Game Boy Advance e funzionare con un ricevitore GPS collegato alla console: si camminava nel mondo reale e i mostri comparivano in base a dove ci si trovava. È la stessa idea che nel 2016 avrebbe fatto la fortuna di Pokémon Go, immaginata con quindici anni di anticipo e con l’hardware sbagliato a disposizione. Il GPS all’epoca non era nelle tasche di nessuno, il progetto perse quel pezzo, e come ha ricostruito Automaton il gioco venne rifatto senza la geolocalizzazione ma non arrivò comunque mai sugli scaffali.

C’è un dettaglio che pesa più della curiosità tecnica: quello fu l’ultimo gioco che la squadra di Metal Slug portò a termine. Una serie di sparatutto militari chiusa da un gioco di ruolo con i fantasmi del folclore giapponese, e nemmeno pubblicato.

Come ci è arrivato fin qui

Il merito del recupero va a Shinano Ishiguro, che per KOHACHI STUDIO ha passato anni a sbrogliare la questione dei diritti, parlando con chiunque conoscesse nel settore e arrivando più volte sul punto di mollare. È il lato meno romantico dei “giochi perduti”: il problema quasi mai è il codice, che spesso esiste ed è completo, ma capire di chi sia la proprietà vent’anni dopo che lo studio che l’ha scritto ha chiuso.

Il gioco ricostruito tiene la pixel art e gli effetti dell’originale e rifà l’interfaccia per chi gioca adesso. Si interpreta Navinosuke, un apprendista onmyoji, cioè l’esorcista di corte della tradizione giapponese, con la particolarità di essere un automa costruito da un istituto. Si attraversa un Giappone antico e inventato risolvendo casi provocati dagli yokai, gli spiriti del folclore locale.

Sul sito ufficiale gli yokai reclutabili sono dichiarati in oltre 150, divisi in cinque attributi elementali, ognuno con abilità proprie. Si combatte a turni con un sistema chiamato shikigami, dal nome degli spiriti che l’onmyoji evoca al proprio servizio, e la squadra si costruisce catturando i mostri sconfitti. Le lingue confermate finora sono giapponese e inglese: l’italiano non è fra queste.

Perché vale la pena tenerlo d’occhio, e cosa non sappiamo

Il rischio di queste operazioni è noto. Un gioco progettato per uno schermo da 240×160 pixel e per sessioni da autobus deve reggere su una televisione e contro un pubblico che nel frattempo ha giocato venti stagioni di catture di mostri. La struttura a turni con reclutamento era ordinaria già nel 2003, e il fatto che l’originale sia stato rimaneggiato una volta, quando gli tolsero il GPS, non aiuta a prevedere quanto il risultato tenga insieme le sue parti.

Dall’altra parte c’è una cosa che i recuperi di solito non hanno: qui il gioco esisteva finito, non è una ricostruzione a partire da frammenti. E il repertorio grafico è quello di una squadra che sull’animazione a mano aveva pochi rivali, la stessa di cui SNK celebra il trentennale con la raccolta Ultimate Collection annunciata il 10 settembre.

Restano aperte le cose che contano per decidere se comprarlo: non ci sono prezzo, mese di uscita, durata, né conferma che la versione Steam esca insieme a quella Switch. Finché non arrivano quelli, l’unica cosa certa è che un gioco dato per perso da vent’anni ha una data, ed è già più di quanto capiti di solito.

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