Geralt di Rivia in un'immagine promozionale di The Witcher Remake di CD Projekt Red

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The Witcher Remake è fermo, e non è una sorpresa: era il piano dichiarato dal 2022

Tempo di lettura: 3 minuti

Lo sviluppo di The Witcher Remake è fermo. CD Projekt Red lo ha confermato il 2 settembre 2026 in una dichiarazione a GameSpot: Fool’s Theory, lo studio polacco incaricato del rifacimento, sta lavorando quasi per intero all’espansione Songs of the Past per The Witcher 3, mentre una parte piccola del team dà supporto a The Witcher 4.

La conferma è arrivata dopo che Michał Nowakowski, uno dei due amministratori delegati, aveva parlato di dipendenze tecnologiche in un’intervista a The Game Business, dicendo che il remake aveva bisogno di più tempo.

La spiegazione noiosa è anche quella giusta

Messa così sembra un progetto in difficoltà, e in giro è stata raccontata spesso in quel modo. La lettura più semplice, però, spiega gli stessi fatti senza bisogno di un dietro le quinte.

Che il remake sarebbe arrivato dopo The Witcher 4 e ne avrebbe riusato le tecnologie non è una notizia di questa settimana: lo aveva detto Adam Kiciński nel 2022, l’anno stesso in cui il progetto fu annunciato, spiegando che il rifacimento poggiava in buona parte sulle tecnologie del sequel e che quelle sarebbero state riusate una volta pronte. La dichiarazione di adesso usa parole più tecniche, e cita nell’ordine gli asset, gli strumenti e le pipeline di produzione, ma dice la stessa cosa.

Il motivo di fondo è il cambio di motore grafico. CD Projekt Red sta abbandonando il proprio REDengine per passare a Unreal Engine su tutti i progetti nuovi, e il remake è in Unreal Engine 5 fin dall’annuncio. Finché lo strumentario del quarto capitolo non è consolidato, costruirci sopra il rifacimento significherebbe rifare due volte lo stesso lavoro.

Dove vanno davvero le persone

La distribuzione delle risorse dice il resto. The Witcher 4 punta a uscire nel 2028 e al 31 luglio 2026 contava 519 sviluppatori, il gruppo di lavoro più numeroso dell’azienda. Su Songs of the Past, dato in arrivo nel 2027, lavorano circa 190 persone, in larga parte proprio di Fool’s Theory.

Gli altri progetti stanno su numeri molto più bassi. Project Sirius, lo spin-off multigiocatore affidato allo studio statunitense The Molasses Flood, quello di The Flame in the Flood, viaggia sugli ottanta sviluppatori e ha alle spalle un riavvio dello sviluppo. Project Hadar, la terza proprietà intellettuale originale dell’azienda dopo Geralt e Night City, è ancora tra concept e prototipazione con una ventina di persone: l’obiettivo dichiarato è portare quel gruppo a una cinquantina entro la fine del 2026, che è una cosa diversa dall’assumerne cinquanta in più.

Cosa vuol dire per chi aspetta il remake

Il rifacimento del primo The Witcher, uscito nel 2007, fu annunciato nell’ottobre 2022 con il nome in codice Canis Majoris, e già allora CD Projekt Red parlava di un gioco ricostruito da zero e non di una rimasterizzazione. Non ha mai avuto una finestra di lancio, e continua a non averla.

Se The Witcher 4 punta al 2028 e il remake può cominciare a correre solo quando quel lavoro è abbastanza avanti da lasciare in eredità strumenti stabili, l’aritmetica porta lontano. Non è però il segnale che il progetto sia stato accantonato: la formulazione ufficiale parla di integrazione temporanea con il quarto capitolo, non di sospensione a tempo indeterminato, e la differenza tra le due cose conta.

Su come sarà, intanto, il dibattito è già aperto: a luglio ne avevamo scritto raccogliendo i dubbi di Artur Ganszyniec, che sulla storia del primo capitolo ci aveva lavorato e che non è convinto della scelta di rendere il remake un open world.

Nel frattempo qualcosa da giocare arriva comunque. Il 29 settembre 2026 esce The Witcher 3: Wild Hunt Remastered su PC, PlayStation 5, Xbox Series X e S e Nintendo Switch 2. Non è il ritorno a Vizima che qualcuno aspetta da quattro anni, ma è l’unica data certa che questo franchise abbia in calendario.

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