Defense of Kyrath è uscito su Steam il 30 giugno e non si può più comprare. Il 17 agosto lo sviluppatore che lo ha realizzato da solo, sotto il nome Frosty Wren Studios, ha annunciato la chiusura dello studio e il ritiro del gioco dal negozio: cinquanta giorni dall’uscita al ritiro, con una sola recensione utente lasciata sulla scheda.
L’annuncio e cosa succede a chi lo ha comprato
Nel messaggio riportato da Delisted Games, lo sviluppatore precisa che per chi possiede già il gioco non cambia niente: resta nella libreria, si può scaricare e reinstallare, e siccome funziona interamente offline non ci sono server da spegnere. Nel ringraziamento finale scrive che quindici persone ci hanno passato ore vere, e che questo è valso più delle vendite.
Il dato che spiega la chiusura è il numero di giocatori simultanei: il picco registrato è stato di due persone, e a partire da luglio la curva è rimasta piatta a zero. La scheda Steam mostra ancora la descrizione del gioco, con l’avviso che il prodotto non è più disponibile all’acquisto.
Il dettaglio che la scheda dichiara
Sulla stessa pagina c’è la sezione che Valve impone dal 2024 a chi usa strumenti generativi. Lì Frosty Wren dichiara che parte delle immagini dei personaggi, le battute recitate, alcuni sfondi e la musica del gioco sono generati con l’intelligenza artificiale e poi rifiniti dallo sviluppatore. Il testo specifica che la generazione procedurale del terreno usa invece un sistema algoritmico proprio, e che progettazione, scrittura e sistemi di gioco sono lavoro umano.
La dichiarazione è corretta e trasparente, e cambia il modo in cui si legge la vicenda. La scheda promette oltre cento battute recitate e quattro ambientazioni distinte, cioè una quantità di contenuti che una persona sola non produce in pochi mesi. Quella quantità è arrivata dagli strumenti generativi, insieme al problema di far somigliare il risultato a qualcosa che qualcuno voglia comprare. Con centinaia di titoli caricati su Steam ogni settimana, riempire una scheda non è più il collo di bottiglia. Farsi notare sì.
Perché la libreria resta intatta, e cosa insegna
C’è una parte della storia che merita di essere isolata dal resto. Il gioco continuerà a funzionare per chi lo ha comprato, e non per una promessa dello sviluppatore. Non ha niente da collegare a un server: nessuna verifica di licenza, nessun servizio online, nessuna funzione che smetta di rispondere quando l’azienda smette di esistere. Mentre le grandi si scambiano dichiarazioni sulla fine dei dischi e sul possesso digitale, un progetto da una persona che chiude in perdita consegna ai suoi quindici giocatori una copia che nessuno può spegnere.
Non è una consolazione né un lieto fine: uno studio ha chiuso e un gioco è sparito dal catalogo dopo cinquanta giorni. Ma la differenza tra una libreria che sopravvive al suo editore e una che dipende da lui è una scelta tecnica presa in fase di sviluppo, non un favore che l’azienda concede a chi paga.


