Sisters of Solitude: dai tripla A di Ubisoft all’orrore pixelato di un convento abbandonato
C’è chi passa una carriera tra le luci della ribalta dei blockbuster e chi, a un certo punto, decide di spegnere tutto per rintanarsi nel buio di un monastero infestato. Jesse Malcolm Sweet, ex director di Ubisoft Montreal con un curriculum che spazia da Assassin’s Creed Unity a Deus Ex: Human Revolution, ha scelto la seconda via annunciando Sisters of Solitude, come riportato da Rock Paper Shotgun. Il progetto nasce da un’esperienza reale: Sweet ha esplorato veri conventi abbandonati con una troupe cinematografica, trasformando quelle suggestioni in un horror investigativo che si allontana drasticamente dalle produzioni milionarie del suo passato.
Indagini spettrali in 8-bit
Sisters of Solitude si presenta con una visuale dall’alto e un’estetica pixel art che richiama l’era 8-bit, ma l’atmosfera promette di essere tutt’altro che rassicurante. Al centro della vicenda c’è il mistero dell’omicidio di una Madre Superiora, consumatosi all’interno di un convento ora popolato dai fantasmi delle quattro sorelle responsabili del crimine. La struttura di gioco punta sull’esplorazione aperta: ci si muove tra cappelle sconsacrate, cimiteri, vecchi teatri e serre, cercando passaggi segreti e rovistando tra diari polverosi.
Per sopravvivere e risolvere il caso non serviranno lame celate, ma un equipaggiamento analogico e ingombrante. Gli strumenti a disposizione del giocatore, ordinatamente allineati sul bordo dello schermo, sono il cuore pulsante del gameplay:
- Un rilevatore di campi elettromagnetici (EMF) per scovare documenti nascosti e presenze maligne.
- Una fotocamera istantanea, fondamentale per catturare le impronte spettrali.
- Un registratore a nastro per catturare il silenzio delle stanze e riascoltarlo a volume massimo, a caccia di sussurri astrali.
Il coinvolgimento del giocatore non si limita alla raccolta di prove. Per stanare le anime tormentate che infestano l’edificio, sarà necessario cimentarsi negli stessi rituali oscuri che le hanno intrappolate, una scelta narrativa e di design che promette di alzare la tensione man mano che ci si addentra nei segreti del convento.
L’analisi della redazione
L’idea di un veterano dell’industria che abbandona le logiche dei grandi open world per dedicarsi a un horror minimale e tattile ci affascina. Sisters of Solitude sembra voler puntare tutto sulla componente sensoriale dell’indagine paranormale, quella che ha fatto la fortuna di titoli come Phasmophobia, ma con un approccio solista e una direzione artistica dichiaratamente retrò. Ci sembra una mossa coraggiosa: rinunciare al realismo cinematico per puntare sulla suggestione di un registratore a nastro e di una foto sfocata richiede una grande fiducia nel potere dell’atmosfera. Scommettiamo che la vera sfida sarà bilanciare la lentezza dell’investigazione con i picchi di terrore tipici del genere, ma il pedigree dell’autore ci fa sperare in un uso intelligente della messa in scena, anche con pochi pixel a disposizione. Il gioco arriverà entro la fine dell’anno e siamo curiosi di vedere se riuscirà a trasmetterci quel brivido autentico che spesso si perde nei grandi budget.


