Witchbrook: dieci anni per fare il cozy game che Chucklefish aveva già pubblicato

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Chucklefish è lo studio che ha pubblicato Stardew Valley dal 2016 al 2022. Non l’ha fatto, l’ha pubblicato: lo scovò ancora acerbo nel 2014, contattò Eric Barone e ne curò distribuzione, conversioni e traduzioni. Significava avere in casa il gioco che avrebbe definito un genere per il decennio successivo. Da allora quel genere è esploso, si è saturato, ha prodotto imitatori migliori dell’originale e altri che facevano pena, e Chucklefish sta ancora lavorando al proprio.

Witchbrook è quel gioco, ed è in lavorazione da dieci anni.

Annunciato nel 2016 con il nome in codice Project Spellbound, in sviluppo dichiarato dal marzo 2018, pagina Steam aperta nel 2022. A marzo 2025 un filmato a un Nintendo Direct ha finalmente fissato una finestra, inverno 2025. A ottobre, quella finestra è saltata e si è spostata a un generico 2026. Siamo a fine luglio e una data non c’è ancora.

Cosa c’è dentro, quando arriverà

Si studia al Witchbrook College, nella città costiera di Mossport. Si seguono i corsi, si imparano incantesimi, si preparano pozioni, si vola sulla scopa e si prende la divinazione come materia. Fuori dall’accademia c’è la vita: coltivare piante alchemiche, pescare, arredare casa, frequentare gli abitanti, ognuno con la propria giornata e i propri desideri. Le stagioni scorrono e Mossport cambia con loro. Tutto questo si può fare anche in cooperativa online fino a quattro giocatori, che nel genere resta una rarità.

Uscirà su PC, Switch, Switch 2, Xbox Series e Xbox One, con Game Pass. La lista si è allungata proprio grazie al rinvio, che secondo lo studio serve anche a valutare altre piattaforme e altre lingue.

Quello che segue è l’unico sguardo esteso al gioco in movimento che esista, ed è di più di un anno fa.

Il motivo del ritardo è più interessante del ritardo

Chucklefish dichiara di essere uno studio senza crunch, e mette quella scelta nero su bianco ogni volta che sposta una data. Nella comunicazione del rinvio ha scritto che i giochi migliori li fanno sviluppatori riposati e in salute, e che quel modo di lavorare allunga i tempi.

È una posizione che andrebbe presa sul serio, e proprio per questo va verificata prima di applaudirla. Nel 2019 Chucklefish finì al centro di accuse pubbliche per aver impiegato lavoro volontario non retribuito durante lo sviluppo di Starbound, con collaboratori che raccontarono di centinaia di ore mai pagate. Fu quella vicenda a spingere Barone a prendere le distanze e a riprendersi la pubblicazione di Stardew Valley su Switch.

Lo studio che oggi rivendica il non crunch è lo stesso che sette anni fa doveva rispondere di quelle accuse. Le due cose possono convivere, perché le aziende cambiano e sette anni sono tanti, ma la seconda non si omette mentre si celebra la prima.

Il conto però lo pagano anche i giocatori, e a un certo punto va detto. Dieci anni sono un tempo in cui un genere nasce, matura e comincia a stancare. Witchbrook nel 2018 sarebbe stato una novità clamorosa; nel 2026 arriva in uno scaffale dove i cozy game con l’accademia di magia sono già parecchi, e dove l’ultimo cozy game farming esce più o meno ogni settimana.

Il segnale più concreto è di giugno. Sul sito ufficiale lo studio ha comunicato che i test con i giocatori sono chiusi e che ora si lavora a integrare i riscontri: bilanciamento, aggiustamenti al ciclo di gioco, altri contenuti. È un buon punto di avanzamento. Al Summer Game Fest, però, di Witchbrook non si è vista traccia, e GamesRadar ha notato che l’assenza da una vetrina estiva, per un gioco che dovrebbe uscire entro dicembre, non è quello che ci si aspetterebbe.

Il verdetto: Witchbrook ha tutto quello che serve tranne un giorno sul calendario, e a cinque mesi dalla fine dell’anno un’estate di silenzio pesa più di un anno di annunci: continuo a volerlo giocare, ma smetto di far finta che il 2026 sia una certezza.

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