Apex Legends devs dole out nearly 6,000 hardware bans in anti-cheat crackdown on "malicious bad actors"

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Apex Legends, 6.000 ban hardware anche su console

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La scure di Respawn si abbatte sulle console: quasi 6000 ban hardware in due mesi e mezzo

Respawn Entertainment ha appena aggiornato i numeri della sua crociata anti-cheat su Apex Legends, e il dato che salta all’occhio sono i quasi 6.000 ban hardware distribuiti tra PC e console dalla fine di aprile. A riportare il comunicato del team anti-cheat è PCGamesN.

Il messaggio, pubblicato lunedì 13 luglio sulla pagina Steam ufficiale del gioco, arriva dopo una primavera già caldissima sul fronte moderazione. A maggio lo stesso team aveva rivendicato 139.697 ban in totale su tutte le piattaforme, una cifra che copriva “varie infrazioni legate al cheating”. Pochi giorni fa un altro intervento aveva messo nel mirino gli exploit dell’assistenza alla mira tramite “jitter aim”, classificandoli ufficialmente come imbroglio a tutti gli effetti.

La novità vera, però, sta nella ripartizione delle punizioni. Il team è stato cristallino: “Mentre la maggior parte di quei ban ha colpito giocatori su PC, stiamo aumentando attivamente l’utilizzo dei ban hardware sulle console.”

Tradotto dal gergo tecnico: su console non ci si limita più a buttare fuori l’account. Si colpisce direttamente la macchina.

I ban hardware sono lo strumento più pesante nell’arsenale di qualunque sviluppatore. Servono a stanare “malintenzionati e cheater seriali”, quelli che evidentemente non si fermano dopo il primo account bruciato. Il sistema identifica “i recidivi” e impedisce loro l’accesso al gioco anche se creano nuovi profili. È la risposta diretta a chi usa account usa e getta o configurazioni pensate per eludere i controlli standard.

Apex Legends è un gioco che convive col problema cheating dal day one, e chi lo gioca con una certa regolarità lo sa bene. Quello che cambia ora è la postura: non più soltanto reattiva ma preventiva, con un occhio specifico sull’ecosistema console, storicamente percepito come meno permeabile ma evidentemente diventato terreno fertile per furbetti di varia estrazione.

Ci sembra una strada obbligata, e anche piuttosto ovvia se vogliamo dirla tutta. Un free-to-play competitivo senza una politica di ban hardware aggressiva è condannato a trasformarsi in un tiro al piccione, e Respawn questo lo ha capito. Il punto non è tanto il numero in sé — 6.000 hardware ban in dieci settimane sono tanti o pochi? Dipende da quanti cheater ci giochino davvero contro ogni sera — quanto il segnale: non basta più cambiare account, adesso rischi di dover cambiare scheda madre. Scommettiamo che la prossima mossa sarà un sistema di report più integrato e tempi di risposta ancora più stretti. Perché la guerra ai cheater non si vince, ma si può combattere meglio.

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