Chiunque abbia mai ereditato un progetto legacy sa che l’incubo non è il codice in sé, è il maintainer originale che ogni tanto commenta sotto le pull request per dirti che no, non era così che andava fatta. David Gaider ha appena fatto qualcosa di simile con Dragon Age, e c’è già chi ha scambiato il commento su Reddit per un annuncio ufficiale.
Il creatore del setting di Thedas e lead writer della saga da Origins a Inquisition ha detto in un’intervista a PC Gamer che se qualcuno gli restituisse il franchise ci tornerebbe volentieri, portando la serie “somewhere dark and dangerous”. Piccolo dettaglio: nessuno gliela sta restituendo, il repository è archiviato e chi lo possiede ha altre roadmap.
Il commit ipotetico del maintainer originale
La cornice esatta della dichiarazione conta. PC Gamer chiede a Gaider una domanda ipotetica: se, per uno strano allineamento delle stelle, qualcuno gli riconsegnasse la IP dicendogli “rimettici dentro la vita, questo qui era il tuo baby”, cosa farebbe? La risposta è chiara. Tornerebbe alle basi che avevano reso appealing la saga in origine, la porterebbe in territorio “dark and dangerous”, con la volontà esplicita di “fare cose che faranno arrabbiare i giocatori”. Per chi ricorda Origins, il significato è netto: niente umorismo da meme, morti scomode, scelte morali con conseguenze reali.
Un dettaglio che molte testate hanno omesso o attenuato: nella stessa intervista Gaider ha definito la saga “probably dead” sotto Electronic Arts. Non esiste alcun Dragon Age 5 in sviluppo, nessuna trattativa per il transfer della IP, nessuna proposta sul tavolo. È una risposta a un se puramente ipotetico. Il resto lo hanno impaginato le testate che hanno messo “BREAKING NEWS” in copertina.
Il main branch è in read-only
Il motivo per cui la porta è chiusa è ricostruibile dai numeri. Dragon Age: The Veilguard, uscito il 31 ottobre 2024, ha “engaged approximately 1.5 million players” nel trimestre di lancio, mancando le aspettative interne di EA di circa il 50%. Nel lessico EA “engaged” include chi ha giocato via EA Play Pro, quindi il numero effettivo di copie vendute è verosimilmente più basso ancora. L’obiettivo interno era intorno ai 3 milioni. Missed by half.
Il post-mortem interno è stato brutale. Il CEO Andrew Wilson ha addossato il flop alla mancanza di feature live-service (una lettura contestata da chiunque abbia giocato la serie negli ultimi vent’anni). BioWare è stata ridimensionata sotto le 100 persone, i lead writer di Veilguard sono stati mandati a casa, e il team superstite è stato riallocato sulla preproduzione del prossimo Mass Effect, che secondo IGN è ancora a un paio d’anni buoni dalla release.
Sopra tutto questo, a settembre 2025 EA ha chiuso il deal da 55 miliardi per andare privata sotto un consorzio composto da PIF saudita, Silver Lake e Affinity Partners di Jared Kushner. Chiunque pensi che una proprietà del genere abbia voglia di rimettere in campo un lead writer indipendente per un franchise che il management precedente considerava già morto sta ottimizzando il codice sbagliato.
Il fork Summerfall e i publisher che vogliono il 100% del build
Gaider, nel frattempo, ha già il suo fork. Ha co-fondato Summerfall Studios in Australia, ha pubblicato Stray Gods nel 2023 (RPG musicale investito in pieno dal successo di Baldur’s Gate 3, che ha spostato la sua release proprio addosso a Summerfall) e nel 2025 ha rilasciato Malys, un deckbuilder narrativo. Il progetto principale, però, è un RPG heist con equipaggio di canaglie su un’astronave, definito da Gaider stesso “make or break” per lo studio.
Nessun publisher ha ancora finanziato il progetto. Il motivo è la stessa contrazione che sta strozzando tutto il settore indie: nessuno vuole rischiare su IP nuove, tutti vogliono progetti già completati all’80% o sequel di brand consolidati. “Con un publisher gli abbiamo chiesto: state davvero aspettando che finiamo il progetto prima di impegnarvi? E imbarazzati ci hanno detto: beh, in sostanza, sì”, ha raccontato Gaider. Che una situazione simile stia toccando anche una firma di questo peso è il commento più duro che il pezzo di PC Gamer sappia produrre sullo stato dei publisher, più di qualunque intervista recente ai veterani BioWare passati al lato indipendente.
Alla domanda su cosa gli piacerebbe fare se Summerfall dovesse chiudere, Gaider non ha nominato Dragon Age. Ha nominato The Expanse di Owlcat, l’IP che dice essere nel suo core d’interessi. Il rientro nel franchise fantasy, per come lo pone lui, è un’ipotesi teorica, un pattern buono da immaginare ma non da runnare. Il vero refactor che vorrebbe fare è altrove.
Il rimpianto per Dragon Age è ormai la libreria deprecata più citata del 2026, come dimostra anche l’uscita di Gaider di due settimane fa contro l’IA generativa “piaga” per il gaming. Chi si aspetta una versione dark del franchise può metterla in wishlist insieme al prossimo miracolo alla Baldur’s Gate 3: entrambe le cose potrebbero succedere. Nel senso letterale del potrebbero, cioè la probabilità è positiva. Numericamente prossima a zero, ma positiva.
Il verdetto: un maintainer originale che dice cosa farebbe se avesse commit access non fa una release. Gaider ha detto una cosa vera. Le testate ci hanno cucito sopra un annuncio che non c’era.


