Valve sotto accusa: una nuova class action nei Paesi Bassi punta il dito contro il monopolio di Steam
Valve si trova ad affrontare una crescente pressione legale internazionale. Dopo i procedimenti avviati in Stati Uniti e Regno Unito, dove l’azienda è accusata di abusare della propria posizione dominante per alterare la concorrenza sui prezzi e imporre commissioni eccessive, anche nei Paesi Bassi si profila una battaglia legale. Secondo quanto riportato da PCGamesN, l’organizzazione non-profit Consumer Competition Claims (CCC) ha avviato un’azione collettiva sostenendo che gli utenti olandesi avrebbero pagato un sovrapprezzo complessivo superiore a circa 221 milioni di euro a causa delle politiche commerciali del colosso guidato da Gabe Newell.
Le pretese dei consumatori olandesi
La tesi della CCC è chiara: Valve limiterebbe la libera concorrenza, sfruttando il suo dominio nel settore della distribuzione di giochi per PC per costringere i consumatori a prezzi strutturalmente più alti. L’obiettivo dell’associazione è duplice: porre fine a tali pratiche anticoncorrenziali e ottenere un risarcimento per i danni subiti. Qualora l’azione legale dovesse avere successo, si stima che ogni giocatore olandese coinvolto potrebbe ricevere un indennizzo superiore a circa 131 euro.
Il modello delle “Platform Parity Obligations”
Il cuore della disputa risiede nelle cosiddette “Platform Parity Obligations”. Secondo la ricostruzione degli eventi, Valve farebbe leva sulla sua quota di mercato — che negli Stati Uniti raggiunge il 75% — per impedire agli sviluppatori di offrire i propri titoli a prezzi inferiori su store concorrenti. Questa strategia permetterebbe a Valve di mantenere intatte le sue commissioni di vendita del 30%, in netto contrasto con il 12% applicato da competitor come Epic Games o Microsoft.

Pressioni sui grandi publisher
Nonostante le recenti testimonianze di Gabe Newell abbiano negato l’esistenza di direttive sui prezzi, emergono prove documentali — tra cui comunicazioni interne citate in un’inchiesta di Bloomberg — che suggeriscono una realtà diversa.
È emerso, ad esempio, che Ubisoft avrebbe subito minacce di rimozione per Rainbow Six Siege dal catalogo Steam dopo il lancio di un pacchetto a prezzo ridotto su Uplay. Allo stesso modo, Warner Bros. si sarebbe trovata sotto la lente di ingrandimento di Valve per i preordini di Middle-earth: Shadow of War: il colosso avrebbe rimosso il gioco dalla piattaforma poiché i prezzi proposti su altri store erano, a detta di Valve, “significativamente più bassi” di quelli presenti su Steam, costringendo il management di Warner Bros. a intervenire in prima persona per risolvere la questione.
Una battaglia di lunga durata
Anche David Rosen di Wolfire Games, pioniere della class action negli Stati Uniti, ha testimoniato di aver ricevuto avvertimenti simili riguardo al proprio titolo, Overgrowth. La situazione evidenzia come la dipendenza da Steam sia diventata quasi inevitabile per gli sviluppatori, indipendentemente dalle dimensioni, rendendo il mercato della distribuzione su PC una realtà in cui la libera scelta del consumatore è pesantemente condizionata.

La causa nei Paesi Bassi è solo agli inizi e si preannuncia come un percorso lungo e tortuoso. Sebbene Valve goda di un ruolo centrale nell’ecosistema del gaming, una sentenza sfavorevole potrebbe rappresentare una crepa profonda nel suo modello di business e un segnale decisivo sulla gestione corretta delle dinamiche di mercato nel mondo digitale.


