CD Projekt RED ha confermato ufficialmente l’esistenza di Songs of the Past, la terza espansione per The Witcher 3: Wild Hunt. Il nuovo contenuto arriverà nel 2027 su PC, PlayStation 5 e Xbox Series X|S, segnando il ritorno di Geralt di Rivia come protagonista indiscusso. L’annuncio è stato anticipato da un leak sul RED Launcher della stessa azienda, che ha costretto lo studio polacco a bruciare le tappe rispetto al reveal ufficiale previsto per lo streaming del 28 maggio.
Un drop shadow per coprire il vuoto di calendario
L’operazione nostalgia ha un peso in megabyte e una motivazione squisitamente corporativa. Riprendere in mano un titolo del 2015 a dodici anni di distanza dal lancio originale non è una mossa spinta dal furore creativo. Si tratta dell’equivalente videoludico di un livello di regolazione dell’esposizione sparato al massimo per mascherare i buchi in una roadmap che vede The Witcher 4 e il sequel di Cyberpunk ancora lontani dai radar dei consumatori. Mentre studi come Capcom sembrano reggere l’industria Tripla A macinando nuovi successi[cite: 1], CD Projekt RED applica un filtro seppia sulle sicurezze del passato.
Per alleggerire il carico produttivo interno, lo sviluppo di Songs of the Past è stato co-affidato a Fool’s Theory, lo stesso team esterno già al lavoro sul remake del primo capitolo della saga. Una scelta di delegazione che fa riflettere. Spostare la mole di lavoro su studi partner riduce il rischio di saturare i team principali, ma non elimina la radice del problema in un settore che macina forza lavoro per rassicurare gli azionisti. CD Projekt ha un passato documentato di condizioni di crunch brutali e l’uso di studi esterni sposta semplicemente il baricentro dello sfruttamento altrove, mantenendo invariata l’ossessione per una pulizia visiva che divora vite umane.
Il paradosso del contrasto cromatico
Il marchio Songs of the Past è stato registrato presso l’EUIPO il 27 maggio 2026, lo stesso giorno in cui le immagini hanno iniziato a circolare online per puro errore tecnico. L’incidente svela quanto sia fragile il wireframe comunicativo delle grandi corporazioni, pronte a crollare al primo click sbagliato su un launcher proprietario. Sappiamo che Geralt tornerà e che le dimensioni dell’espansione saranno paragonabili ai mastodontici Hearts of Stone e Blood and Wine. Resta fuori dall’equazione Nintendo Switch, che a quanto pare non possiede le specifiche di rendering necessarie per gestire i nuovi requisiti di sistema imposti dagli sviluppatori polacchi.
Magari tra una dozzina d’anni avremo un aggiornamento simile per altri titoli, un po’ come il Turn-Based arrivato in Pillars of Eternity dopo undici anni. Per ora sappiamo che maggiori dettagli sul comparto narrativo e tecnico verranno svelati alla fine dell’estate 2026. Resta da vedere se questa espansione saprà offrire un bilanciamento cromatico capace di rinnovare un capolavoro, o se sarà solo un ricalco vettoriale sbiadito delle avventure passate.
Il verdetto: Riportare in vita Geralt nel 2027 è come applicare una maschera di contrasto a una foto già perfetta – il rischio di far emergere solo rumore di fondo è altissimo, ma il mercato esige i suoi pixel rassicuranti.


