Rock Paper Shotgun riporta le dichiarazioni rilasciate da Pete Hines, ex capo del publishing di Bethesda, in una recente intervista. Hines ha spiegato le ragioni profonde che lo hanno portato a lasciare lo studio dopo più di vent’anni, dipingendo un quadro di frustrazione e impotenza.
L’addio di Pete Hines dalla Bethesda di Microsoft
Pete Hines, figura di lungo corso nel mondo del publishing videoludico e responsabile di quella divisione per Bethesda, si è dimesso nell’ottobre del 2023, poco dopo il lancio di Starfield. In un’intervista concessa al podcast Firezide Chat, l’ex dirigente ha ampliato il discorso sulle motivazioni della sua uscita, descrivendo un ambiente in cui non si sentiva più in grado di proteggere l’identità e l’efficienza dello studio.
“Non potevo proteggerlo”: impotenza e deterioramento
Secondo quanto riferito nell’intervista, Hines ha dichiarato di aver rimandato il suo addio perché sentiva che Bethesda “aveva ancora bisogno di lui”. La svolta è arrivata quando ha percepito una totale impotenza: “Non potevo fare quello che pensavo fosse necessario per gestire questo posto correttamente, per proteggere queste persone, per preservare quello che abbiamo lavorato così duramente per creare”.
Hines descrive Bethesda come un’organizzazione “incredibilmente efficiente e ben gestita”, un riferimento che ora sembra appartenere al passato. “Quando non potevo proteggerlo, e vedevo come veniva danneggiato, smembrato e francamente maltrattato, abusato, ho detto che non resterò seduto qui a guardare questo accadere di fronte a me”.
Il piano di uscita e il ruolo di Todd Howard
Contrariamente all’idea che il lancio di Starfield fosse il coronamento naturale di una carriera, Hines rivela di aver saputo che sarebbe partito già un anno prima. “Ogni volta che Todd [Howard] rimandava Starfield, pensavo: ‘cazzo, resterò qui altri otto mesi'”. Todd Howard, direttore creativo dello studio, è stato il solo a conoscere il piano e, secondo Hines, “è una delle ragioni per cui amo quel uomo. Mi ha sostenuto quando ero alla fine della corda e mi ha fatto uscire da quella situazione in un modo che mi ha permesso di mantenere la sanità mentale”.
Una cultura “non autentica” e il futuro
Mentre non menziona direttamente Microsoft, proprietaria di Bethesda dal 2021, Hines lascia intendere che la fonte del suo disagio è proprio il nuovo contesto corporate. Lo studio è diventato, nelle sue parole, “parte di qualcosa che non è autentico e non è genuino”. Questo è in netto contrasto con l’approccio precedente, in cui il publishing si impegnava a sostenere con azioni concrete ciò che dichiarava sui propri giochi.
Pur essendo critico verso la direzione generale, Hines ha espresso apprezzamento per molti colleghi rimasti, citando in particolare Erin Losi, vicepresidente della comunicazione e del marketing globale, come una persona che sente di mancare quotidianamente.
Un retroscena umano
L’intervista si è spostata anche su temi personali, come l’infanzia di Hines. In un momento di riflessione più umana, ha commentato la statura di Todd Howard, affermando: “Capisco totalmente quanto sia alto Todd perché è quanto alto io mi sentivo crescendo”. Un dettaglio personale che sottolinea il legame profondo tra i due veterani dello studio.
In definitiva, le dichiarazioni di Pete Hines offrono una prospettiva interna su un cambiamento culturale significativo in una delle software house più iconiche dell’industria, suggerendo tensioni tra l’identità storica dello studio e le nuove dinamiche corporate.



