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Miracolo nel Deserto: Pearl Abyss scopre che gli artisti in carne ed ossa esistono

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La patch 1.01.00 e la fine dell’imbarazzo artificiale

Quando Pearl Abyss ha buttato fuori Crimson Desert un paio di settimane fa, avevamo tutti le mani nei capelli. Il gioco era sporco, l’ottimizzazione inesistente e i tempi di caricamento facevano sembrare un Commodore 64 una scheggia. Eppure la ciccia c’era. E bisogna ammettere che i coreani si sono messi a pedalare a testa bassa. Nel giro di pochi giorni hanno sputato fuori aggiornamenti che hanno sistemato controlli gessati e resolution scaling. Ma c’era un clusterfuck che sembrava destinato a perseguitarli più a lungo: i quadri generati dall’Intelligenza Artificiale.

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Se vi siete fatti un giro nei primi villaggi al day one avrete notato questa spazzatura. Roba palesemente creata a basso costo con generatori d’immagini, geometria sballata e zero direzione artistica. La solita AI slop usata per riempire i buchi quando il budget piange o i producer spingono per chiudere la build. Pearl Abyss aveva giurato che si trattava di asset finiti nel gioco “per errore” o come placeholder. (Parentesi: lavoro in questo settore da trent’anni e vi assicuro che nessun asset finisce in release per magia nera, qualcuno ha semplicemente sperato che non ce ne accorgessimo).

Il punto è che con la patch 1.01.00 hanno fatto marcia indietro a velocità smodata. I dataminer e la community se ne sono accorti subito. Un utente su Twitter ha spiattellato i confronti prima/dopo e non c’è partita. I vecchi asset flip generati a macchina sono spariti, rimpiazzati da dipinti che sembrano finalmente usciti dalle mani di un concept artist umano in carne ed ossa. Un miglioramento che ridà un minimo di dignità alla lore visiva del gioco.

Mike Ybarra non l’ha presa bene per niente

C’è chi ha festeggiato e chi, dal suo attico dirigenziale, si è roduto il fegato. Sto parlando di Mike Ybarra, l’ex capoccia di Blizzard, che ha perso l’occasione per stare zitto. Proprio l’altro giorno se n’era uscito con la solita sparata corporate dicendo che gli sviluppatori non dovrebbero calare le braghe davanti alle polemiche della community sull’uso dell’IA.

È facilissimo fare il duro e puro su X quando non hai gli azionisti col fiato sul collo. Pearl Abyss, invece, i conti deve farli sul serio. Hanno un titolo che è costato anni di dev hell e milioni di dollari. Sentirsi urlare contro da mezza internet per quattro texture in croce non era nei piani. E hanno fatto benissimo a cedere.

Meno chiacchiere ideologiche, più soldi e CCU

La realtà dei fatti è sempre guidata dai numeri. Non stiamo parlando di una vittoria morale dell’arte sul silicio. Stiamo parlando di sopravvivenza aziendale. Se la massa si incazza e ti fa partire il review bombing su Steam con l’etichetta di gioco “pigro e generato dall’IA”, il tuo CCU (Concurrent Users) prende una mazzata irreversibile. E se i giocatori mollano il colpo, le azioni dell’azienda crollano.

Pearl Abyss ha un trimestre fiscale da chiudere e deve mantenere il sentiment del pubblico sopra la linea di galleggiamento. Hanno guardato i dati, hanno visto il rischio di farsi tritare dai rimborsi di Steam e hanno pagato qualche artista per sistemare in fretta il disastro. Banalissimo business. Resta da vedere se questa patch 1.01.00 ha ripulito veramente tutto o se da qualche parte, nascosto in una caverna, c’è ancora un PNG con sette dita per mano che ci aspetta. Io, intanto, continuo a il sistema di parata, che finalmente sembra rispondere agli input senza lag.

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