Nearly nine in ten games industry workers believe GenAI use should be disclosed on storefronts

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Gaming, l’88% dei lavoratori vuole trasparenza sull’IA nei giochi

Tempo di lettura: 5 minuti

Trasparenza dell’IA nell’industria dei videogiochi: una richiesta quasi unanime per la divulgazione

Una recente indagine condotta da GamesIndustry.biz rivela che quasi il 90% degli operatori del settore dei videogiochi ritiene che l’utilizzo di intelligenza artificiale generativa (GenAI) debba essere esplicitamente dichiarato negli store digitali, come Steam. Questo dato, che si attesta precisamente all’88,4%, evidenzia una chiara preferenza per la trasparenza, principalmente tra gli sviluppatori.

La politica di Valve e le opinioni divergenti del settore

La piattaforma Steam ha introdotto una politica di divulgazione sull’IA nel gennaio 2024, con un picco del 7% di giochi che dichiaravano l’uso di GenAI entro luglio 2025. Tuttavia, nel gennaio di quest’anno, i requisiti sono stati attenuati, limitando l’obbligo di divulgazione all’IA utilizzata per la generazione di contenuti “consumati dai giocatori”, escludendo gli strumenti per “guadagni di efficienza” nello sviluppo.

Sorprendentemente, quasi la metà degli intervistati (48,7%) si è dichiarata in disaccordo con questa attenuazione della politica, contro il 32,1% che l’ha approvata e il 19,2% che ha espresso incertezza. Il sondaggio ha anche mostrato che il 70,8% degli intervistati dichiarerebbe l’uso dell’IA anche per scopi amministrativi (come il controllo del codice), e il 76,8% lo farebbe persino per l’IA utilizzata solo nella fase concettuale.

Questi dati suggeriscono un forte desiderio di trasparenza totale nell’uso della GenAI nello sviluppo di giochi, indipendentemente dall’interazione diretta del giocatore con tali elementi.

Livelli di granularità nella divulgazione dell’IA

La questione su quanto granulare debba essere la divulgazione dell’IA ha mostrato diverse sfumature. Sebbene il 28,4% degli intervistati ritenesse sufficiente una semplice dichiarazione sì/no sull’uso dell’IA, solo il 3,1% preferirebbe una stima percentuale del contenuto finale generato dall’IA. La maggioranza (51,9%) ha espresso il desiderio che i negozi digitali forniscano un elenco predefinito di criteri per l’uso dell’IA, coprendo sia gli aspetti visibili al giocatore che gli strumenti di sviluppo interni. Un ulteriore 13,7% ha optato per risposte personalizzate, con la maggior parte a sostenere una divulgazione dettagliata e completa di ogni singola istanza di utilizzo dell’IA.

Identikit dei partecipanti al sondaggio

Il sondaggio di GamesIndustry.biz, distribuito tramite la newsletter GI Daily per quasi due settimane, ha raccolto 826 risposte da professionisti dell’industria videoludica. La maggioranza, il 71,2%, ha indicato lo sviluppo di giochi come focus principale della propria azienda. Nonostante il crescente interesse per l’IA, il 66,1% ha dichiarato che la propria azienda non utilizza strumenti di IA generativa, mentre il 30,6% ne fa uso in qualche misura.

A livello individuale, il 78,5% dei partecipanti ha affermato di non utilizzare mai l’IA nei propri progetti, e un altro 9,5% la utilizza raramente. Solo il 4,5% dichiara un uso quotidiano.

Le aziende rappresentate dai rispondenti tendevano ad essere di piccole dimensioni (64.8% con meno di 49 membri). La maggior parte degli intervistati ricopre ruoli creativi, con il 25,2% in ambito artistico e il 18,9% nella game design. Circa il 24,8% occupa posizioni dirigenziali o di leadership senior, e quasi l’80% si identifica come professionista di livello intermedio o veterano.

Contrariamente all’idea comune che i vertici aziendali spingano per l’adozione dell’IA, il sondaggio suggerisce un quadro più complesso. Il 45,5% degli intervistati ha riferito di essere stato attivamente “bandito o scoraggiato” dall’uso della GenAI dai propri superiori, mentre un altro 28,0% non ha ricevuto indicazioni specifiche. Solo un quarto circa è stato incoraggiato o persino obbligato a usarla in qualche misura.

Gran parte delle aziende (73,4%) sono private, con una predominanza di sede negli Stati Uniti (42,9%), seguiti da Regno Unito (15,5%) e Canada (10,1%).

Applicazioni dell’IA nello sviluppo di giochi

Tra coloro che utilizzano l’IA, le applicazioni più comuni includono l’ideazione, la ricerca e il brainstorming (9,3%), la generazione di codice (9,1%), la creazione di documentazione e report (7,9%) e la revisione del codice (7,7%). Meno diffuso è l’uso per la generazione di asset (3,5%) o per scopi di marketing (3,0% per piani, 2,7% per testi di vetrina/web e 2,7% per materiali). Un intervistato ha persino segnalato di essere tenuto a utilizzare l’IA per i report, con il risultato di dover giustificare “allucinazioni” generate dall’IA.

L’arte e l’IA: un confine da difendere

La coerenza delle risposte è notevole riguardo all’uso dell’IA per la creazione di asset artistici come voci, grafica, testi in-game, narrazione, audio e musica. Oltre l’80% degli intervistati ritiene che nessun quantitativo di contenuto generato da IA sia accettabile in questi ambiti. Circa il 10% ha ammesso l’uso dell’IA per asset provvisori, ma non per il prodotto finale.

Specificamente, l’86,3% sostiene che l’IA non dovrebbe mai essere usata per audio e musica; l’85,7% per testi e narrazione in-game; e l’84,2% per arte e grafica. Per quanto riguarda il doppiaggio, l’82,9% ritiene che l’IA non debba essere impiegata in alcun modo, sebbene l’11,8% la trovi accettabile per placeholder, come suggerito dal presidente di Wizards of the Coast, John Hight, che vede nell’IA un aiuto per velocizzare le sessioni di registrazione.

Atteggiamenti mutevoli e la necessità di trasparenza

I commenti qualitativi del sondaggio rivelano un’ampia gamma di sentimenti, dal netto rifiuto (con etichette come “patetico” e “pigro”) alla visione dell’IA come semplice “strumento”. Alcuni richiedono la totale esclusione dai negozi digitali per chi non divulga l’uso dell’IA, mentre altri, più cinici, credono che la trasparenza sia necessaria “finché i giocatori si preoccupano”, suggerendo che in futuro tale attenzione potrebbe scemare.

Una minoranza vede l’IA come un’opportunità, specialmente per gli studi indipendenti, arrivando a sostenere che chi non la usa potrebbe perdere terreno. Nonostante queste posizioni estreme, la maggioranza dei rispondenti ha espresso una visione prevalentemente negativa sull’IA e il suo impiego nei videogiochi, citando preoccupazioni etiche come il furto di proprietà intellettuale per i dati di addestramento e gli impatti ambientali.

In conclusione, il supporto schiacciante per la divulgazione dell’IA negli store digitali sottolinea che, per la maggior parte dei professionisti intervistati, l’industria dei videogiochi riconosce il diritto dei consumatori di essere informati su come vengono prodotti i giochi.

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