2026's "lesbian knight game," 1348 Ex Voto, is short on lesbians

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1348 Ex Voto: la critica si divide

Tempo di lettura: 4 minuti

“Il Gioco della Cavalleria Lesbica” – Una Rilettura Critica di 1348 Ex Voto

Dall’ambiente virtuale giunge una discussione accesa attorno all’italiano 1348 Ex Voto, un titolo che, secondo quanto riportato da PCGamesN, ha suscitato reazioni veementi per la sua presunta identità. L’epiteto informale “il gioco della cavalleria lesbica”, coniato dai primi detrattori, si rivela un’etichetta tanto immediata quanto fuorviante per descrivere questo action-adventure narrativo.

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Tra Promesse e Realismo Storico

Sebbene lo studio Sedleo non abbia presentato 1348 Ex Voto come un titolo esplicitamente LGBTQIA+, la relazione tra la sua protagonista, una “cavaliera”, e una serva del castello, ha acceso i riflettori della discussione, scatenando reazioni spesso definite “woke”. L’autore dell’analisi riconosce il potenziale di tali dinamiche, evidenziando come l’ambientazione medievale e le caratteristiche dei personaggi, come la non conformità di genere di Aeta e la sfida all’autorità feudale di Bianca, invitino a interpretazioni queer. Tuttavia, viene sottolineato come il legame rimanga sorprendentemente platonico, privo di quel lirismo che si potrebbe trovare in amori “proibiti” o convenzioni cortesi. La trasposizione di un “ex voto” da parte di Aeta, un gesto che potrebbe evocare un pegno d’amore, non si concretizza in alcun contatto fisico significativo, lasciando l’impressione di un’opportunità mancata.

Screenshot #2

 

Precisione Storica o Timidezza Narrativa?

L’analisi solleva interrogativi sulla scelta degli sviluppatori riguardo alla rappresentazione delle relazioni nel Medioevo. Sebbene le testimonianze storiche di relazioni tra donne in quel periodo siano esigue, riemergono da documenti come i penitenziali ecclesiastici, suggerendo che tali legami esistessero e venissero spesso celati dietro eufemismi o l’idea di un’amicizia intima. La presunta reticenza di Sedleo nel delineare esplicitamente una relazione “lesbica” potrebbe essere interpretata come un tentativo di fedeltà storica, in un’epoca priva di tale terminologia. Tuttavia, per una parte del pubblico, questa scelta viene percepita come una forma di debolezza narrativa, una mancata adesione al potenziale del tema.

Una Relazione Indefinita

La definizione del rapporto tra Bianca e Aeta rimane enigmatica. Il termine “amica più cara”, utilizzato nella descrizione del gioco, viene ulteriormente sfumato dalla recente perdita della famiglia di Aeta, un evento che, secondo l’autore, rende il suo voto di salvare Bianca meno un’espressione di amore romantico e più una manifestazione della paura di perdere l’ultima persona a lei cara.

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Paralleli con un Idolo Videoludico

La narrazione muove un parallelo interessante con la figura di Mario, l’idolo videoludico per eccellenza. Come Aeta, Mario si muove attraverso diverse ambientazioni alla ricerca della sua principessa, spesso scoprendo che “la principessa è in un altro castello”. Si osserva come persino Nintendo abbia smorzato le attenzioni romantiche tra Mario e Peach per salvaguardare la sua immagine familiare, concedendo al massimo un bacio sulla guancia. L’autore ironizza su come sarebbe stata accolta la figura di un ipotetico Mario “butch” e elettricista.

Il Cuore Narrativo e le Sue Limitazioni

L’idea è che il rapimento di Bianca sia l’evento scatenante del viaggio di Aeta verso la cavalleria, ma questa dinamica evidenzia un difetto cruciale nel titolo: la relazione tra le due protagoniste, pur essendo centrale, viene vissuta per soli circa 15 minuti di gioco effettivo, a fronte di sei ore totali. Nonostante le performance di rilievo di Alby Baldwin e Jennifer English nei ruoli di Aeta e Bianca, e al di là di una suscettibile “uncanny valley” nella motion capture e una sceneggiatura ai limiti del cliché, la loro interazione non risulta sufficientemente convincente per suggerire un legame più profondo di quanto imposto dalla trama.

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Un Potenziale Inespresso nel Contesto Medievale

In definitiva, 1348 Ex Voto sembra brillare maggiormente come esperienza di gioco medievale piuttosto che come racconto romantico. Il percorso di Aeta attraverso castelli, ville e accampamenti offre spunti di osservazione sull’epoca, con scenari che potrebbero far parte di una brochure turistica di siti storici. La presenza di questa potenziale relazione omosessuale, definita “di Schrödinger” dall’autore, permette di apprezzare il gioco per ciò che appare superficialmente, ma lo espone anche al confronto con titoli più affermati come Kingdom Come Deliverance e A Plague Tale, dai quali fatica a emergere.

L’intento di Sedleo di replicare l’immersività esperienziale di titoli come Hellblade è evidente, con un concetto di base promettente. Tuttavia, l’esecuzione lascia a desiderare. La forte reazione negativa nei confronti di un gioco indipendente incentrato su una cavallerizza saffica, in un’epoca storicamente legata al conservatorismo, non sorprende. Ciò che stupisce maggiormente, invece, è la riluttanza degli sviluppatori a dare piena attuazione alla storia che intendevano raccontare, lasciando un senso di insoddisfazione persino nel pubblico più progressista.

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