Wolfenstein meets Metroidvania in Wolfhound, an 8-bit ode to yesteryear with zombies and Nazi mechs

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Wolfhound: come Hollow Knight ma con nazisti e pixel art

Tempo di lettura: 3 minuti

Wolfhound: quando Wolfenstein incontra il Metroidvania in una lettera d’amore a 8 bit

Che aspetto avrebbe un ibrido tra Wolfenstein e un Metroidvania in pixel art? La risposta arriva da Wolfhound, il secondo progetto dello sviluppatore indie Bit Kid, che Rock Paper Shotgun ha avuto modo di provare in anteprima. Il titolo è stato inserito nelle liste dei più attesi del 2025 e 2026, e una data di lancio precisa non è ancora stata annunciata, ma gli indizi suggeriscono un arrivo entro la fine di quest’anno.

Un gameplay che fonde esplorazione e spari

Wolfhound si ispira apertamente a Metroid, ma con una robusta dose di Wolfenstein nel mix. Si interpreta Chuck Rosetti, un capitano statunitense della Seconda Guerra Mondiale inviato su un’isola delle Bermuda dove i nazisti conducono i loro soliti esperimenti malefici. L’aereo viene abbattuto durante il viaggio, e ci si ritrova in una giungla in pixel art 8 bit, amorevolmente disegnata, brulicante di nemici: zombie, api assassine, melme senzienti e mech retrò-futuristici.

La palette colori, il font in stile Emulogic e le musiche chip-tune ricordano i tempi in cui si soffiava sulle cartucce per farle funzionare. L’autore del pezzo originale sottolinea però che Wolfhound è tecnicamente superiore al NES, senza arrivare al Super NES: paragoni più calzanti sono Sega Master System e NEC PC Engine/TurboGrafx-16, per via dei tileset colorati, del movimento fluido di Chuck e degli sprite nemici enormi.

Level design moderno sotto un aspetto vintage

Nonostante l’estetica retrò, il level design è decisamente moderno. La build provata includeva tre aree: la giungla dell’isola, una miniera violacea e i primi corridoi del castello nazista che domina la zona. I livelli sono interconnessi con i tipici percorsi che si incrociano, e Chuck parte con una pistola debole ma potrà presto ottenere armi migliori come il fucile a pompa. Sbloccando le stanze di salvataggio si ottengono potenziamenti come ginocchiere e guanti tattici, che permettono rispettivamente di rotolare, aggrapparsi ai bordi e accedere a parti della mappa prima inaccessibili.

Difficoltà implacabile ma gratificante

Il livello di difficoltà di Wolfhound è più simile a Hollow Knight che a Super Metroid. Chi ha familiarità con il movimento ondulatorio delle Medusa Head di Castlevania o con le aquile fastidiose di Ninja Gaiden saprà cosa aspettarsi dalle api e dalle melme che tormentano Chuck. Questi nemici si avvicinano mentre si affrontano sezioni platform intricate, facendoti cadere verso la morte più e più volte.

La schermata GAME OVER è apparsa molto più del previsto durante le quattro ore di demo, ma la frustrazione non ha mai portato a rompere la scrivania. Il titolo è duro ma giusto. A differenza del precedente lavoro di Bit Kid, Chasm (un roguelite generato proceduralmente), ogni piattaforma in Wolfhound è posizionata deliberatamente, rendendo i livelli sempre più superabili man mano che si impara a riconoscere gli schemi e a calcolare i tempi.

Munizioni limitate e granate imprevedibili

Una meccanica interessante riguarda le munizioni: Chuck ha colpi illimitati per la pistola base, ma può sparare solo un certo numero di colpi prima di dover ricaricare un caricatore. Capire quando ricaricare è fondamentale per sopravvivere. Per le armi più pesanti (fucile a otturatore e pompa) le munizioni non sono illimitate, e il gioco obbliga a caricare un nuovo caricatore prima di poter raccogliere i colpi extra trovati per terra. Una scelta pensata per scoraggiare l’accumulo, ma che risulta leggermente poco intuitiva.

Le granate fanno un danno enorme, ma sarebbe stato utile vedere una traiettoria prima di lanciarle. Spesso sono state scagliate nella direzione sbagliata, facendo esplodere Chuck stesso.

Boss epici e filtri CRT

I boss sono divertenti e variano da un enorme ragno a un carro armato trivella pilotato da un nazista in stile Indiana Jones. Il gioco include vari filtri schermo: le immagini della demo sono state catturate con l’opzione “PRO CRT” e “OLD CRT”, quest’ultima capace di evocare la sensazione di un titolo di fine anni ’80 o inizio ’90.

In sintesi, Wolfhound riporta ai vecchi tempi passati davanti a un monitor CRT a giocare con un fratello, stringendo il controller nella speranza di fare un po’ più di progressi in un gioco ultra difficile. Se si è nostalgici di quell’epoca e si vuole vedere come potrebbe essere un Wolfenstein in 2D, Wolfhound merita di essere tenuto d’occhio.

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