"Valve does not cooperate with gambling sites" - Counter-Strike publishers issue rare public defence of lootbox mechanics, following New York lawsuit

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Valve contro New York: ecco perché difende le loot box (e cosa rischiano i giocatori)

Tempo di lettura: 3 minuti

Replica alla causa del NYAG: Valve difende le loot box, ma elude le critiche alle meccaniche manipolative

In risposta a una causa intentata nello Stato di New York che le accusa di agevolare il gioco d’azzardo illegale tramite le loot box, Valve ha pubblicato una difesa pubblica insolita per l’azienda, solitamente silenziosa. Secondo quanto riportato in un articolo di Rock Paper Shotgun, la società ha difeso le meccaniche degli “scrigni misteriosi” nei suoi titoli Counter-Strike 2, Dota 2 e Team Fortress 2, contrapponendosi alle proposte del procuratore generale Letitia James.

La difesa della nota azienda di Bellevue, pubblicata in un post su Steam, tocca diversi punti ma, secondo l’analisi della testata, sembra eludere il cuore dell’accusa: la natura intrinsecamente manipolativa delle loot box.

Una difesa che paragona il digitale al fisico

Valve sostiene che le meccaniche delle loot box non violino le leggi sul gioco d’azzardo di New York. La prima linea di difesa si appella alla loro diffusione, ben oltre il mondo dei videogiochi Steam. La società traccia un parallelo con prodotti fisici come i pacchetti di carte collezionabili (Pokémon, Magic: The Gathering) o le “blind box”, sostenendo che “generazioni sono cresciute” con questo modello. Viene addirittura citata, senza nominarla esplicitamente, la funzione “gachapon” di MapleStory, introdotta nel 2004, come precursore dei moderni scrigni digitali.

Un altro argomento chiave è la natura puramente estetica dei contenuti negli scrigni di Valve. Secondo la società, poiché gli oggetti non conferiscono vantaggi nella partita, la stragrande maggioranza dei giocatori sceglie di non acquistarli, il che sminuirebbe l’idea di una pratica coercitiva. Tuttavia, questo punto viene visto come un aggiramento della questione principale: il potenziale di creare dipendenza delle meccaniche randomizzate in sé, indipendentemente dall’utilità della ricompensa.

 

Il contrasto ai siti di scommesse e le proposte respinte

La difesa prosegue ricordando le azioni di Valve contro il gioco d’azzardo esplicito legato a Steam: oltre un milione di account bloccati per uso improprio, l’introduzione di funzioni come l’annullamento degli scambi e i periodi di attesa dopo un acquisto per contrastare i siti di scommesse, e il divieto per le organizzazioni legate al gambling di sponsorizzare tornei.

È sulle proposte correttive avanzate dall’ufficio del procuratore generale di New York (NYAG) che Valve alza maggiormente la guardia. La società rifiuta recisamente l’idea di rendere non commerciabili gli oggetti delle loot box sul Marketplace di Steam, una proposta centrale nella causa poiché assegna un valore economico reale agli oggetti virtuali. Valve paragona nuovamente la situazione al mercato secondario delle carte collezionabili fisiche, sostenendo che la trasferibilità degli oggetti digitali sia “un bene per i consumatori” e un diritto da non revocare. Non viene menzionato, tuttavia, che Valve trattiene una percentione su ogni transazione del Marketplace.

 

Respinta anche l’idea di verifiche più stringenti (come l’uso di VPN) per impedire ai residenti di New York di eludere le restrizioni, ritenuta una tecnologia “invasiva” per tutti gli utenti globali. Similmente, Valve non intende raccogliere più dati per la verifica dell’età, facendo notare che la maggior parte dei metodi di pagamento già integrano tali controlli.

Conclusioni e una stoccata finale

Valve conclude affermando che rispetterà qualsiasi legge futura sugli “scrigni misteriosi” risultante da un “processo pubblico”, ma che le richieste del NYAG vanno oltre i limiti legali attuali. “Sarebbe stato più facile ed economico per Valve raggiungere un accordo con il NYAG”, si legge, “ma abbiamo creduto che il tipo di accordo che avrebbe soddisfatto il NYAG sarebbe stato negativo per gli utenti e per altri sviluppatori”.

Il post si chiude con una stoccata sulle affermazioni contenute nella causa riguardo a un presunto legame tra i giochi e la violenza nel mondo reale, definite “una distrazione e una falsa caratterizzazione” priva di prove causali. Una critica, sottolinea l’analisi, condivisibile, ma che rischia di offrire a Valve un facile diversivo dalle questioni più spinose sulle meccaniche di gioco.

 

Nel frattempo, una causa simile è stata intentata anche nello Stato di Washington. Per approfondire le questioni legali sollevate, la testata rimanda a un’intervista di Eurogamer con un avvocato specializzato sulle specifiche del caso di New York.

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