Intelligenza Artificiale Generativa vista come negativa dalla maggioranza degli sviluppatori, secondo il rapporto GDC 2026
Un recente rapporto del Game Developers Conference (GDC), citato in un articolo di Rock Paper Shotgun, evidenzia un sentimento crescente di scetticismo e preoccupazione verso gli strumenti di intelligenza artificiale generativa all’interno dell’industria dei videogiochi. L’indagine annuale “State of the Game Industry” per il 2026 rivela che, per la prima volta, oltre la metà degli sviluppatori intervistati considera l’impatto di queste tecnologie come dannoso.
Un sentimento negativo in forte crescita
I dati mostrano un’impennata nella percezione negativa. Nel 2026, ben il 52% dei professionisti del settore ritiene che l’IA generativa stia avendo un impatto negativo sull’industria. Si tratta di un aumento significativo rispetto al 30% registrato nel 2025 e al solo 18% del 2024. Parallelamente, la quota di chi vede un impatto positivo è crollata dal 13% del 2025 ad un misero 7% nel 2026.
Questa crescente diffidenza non sembra però tradursi in una minore adozione pratica. La percentuale di chi afferma di utilizzare strumenti di GenAI, personalmente o nella propria azienda, si è stabilizzata al 52%, invariata rispetto all’anno precedente. Allo stesso modo, il 35% continua a dichiarare di non farne uso.
Politiche aziendali frammentate
Il rapporto del GDC fotografa un panorama aziendale estremamente variegato riguardo alle policy sull’utilizzo dell’IA. Solo una piccola minoranza di studi (il 6%) impone un uso obbligatorio di questi strumenti. All’estremo opposto, il 16% delle aziende ha optato per un divieto totale. La maggior parte delle compagnie naviga in acque intermedie: per il 28% l’uso è completamente opzionale, mentre un ulteriore 22% consente solo alcuni strumenti specifici, vietandone altri.
Questa divergenza di approcci è visibile nel mercato, spaziando dagli studi come Embark che abbracciano apertamente la tecnologia per titoli come ARC Raiders, fino agli editori come Hooded Horse che la vietano espressamente nei giochi che pubblicano.
Un’industria sotto pressione: la piaga dei licenziamenti
Oltre al tema dell’IA, il rapporto del GDC del 2026 offre un crudo spaccato dell’instabilità lavorativa che ha caratterizzato gli ultimi due anni. Un dato su tutti spicca per la sua drammaticità: un lavoratore su quattro ha dichiarare di essere stato licenziato negli ultimi 24 mesi, con la chiusura di interi studi o reparti indicata come la causa principale.
Per chi ha subito un licenziamento, il panorama resta cupo: quasi la metà (il 48%) non ha ancora trovato una nuova occupazione. Le prospettive per il futuro immediato sono incerte: mentre solo il 23% si aspetta nuovi tagli nel proprio posto di lavoro nei prossimi 12 mesi, un significativo 30% degli intervistati non è in grado di esprimere una previsione.
Il rapporto completo, disponibile gratuitamente, contiene ulteriori approfondimenti e micro-dati che offrono una prospettiva umana sullo stato attuale dello sviluppo videoludico, ben lontana dal linguaggio corporate di molti comunicati stampa. Tra le curiosità, il Steam Deck si conferma come la quarta piattaforma più rilevante per cui sviluppare, un dato che sottolinea la continua ascesa del gaming portatile di fascia alta.



