Thimbleweed Park 2: Ron Gilbert riapre il caso (ma con calma)
Ron Gilbert ha rotto gli indugi annunciando ufficialmente l’inizio dei lavori su Thimbleweed Park 2, come confermato da Rock Paper Shotgun. Dopo la cancellazione del progetto ruolistico che mescolava Zelda e Diablo, il papà di Monkey Island torna sui suoi passi e sul genere che lo ha reso una leggenda. La produzione è appena avviata e punta a una finestra di lancio fissata per l’inizio del 2028. Per l’occasione, Gilbert ha riunito la “vecchia guardia”: il team vedrà il ritorno di figure chiave come Mark Ferrari, Gary Winnick, David Fox, Octavi Navarro e Robert Megone. Il titolo sarà auto-prodotto grazie al supporto di un investitore privato.
Un ritorno tra pixel, battute e cadaveri
Non chiamatelo seguito, ma nemmeno prequel. La descrizione ufficiale del progetto parla di un’esperienza che è “più Thimbleweed Park che mai” e altrettanto bizzarra, ma che sfugge alle etichette temporali classiche. Il teatro delle operazioni sarà nuovamente la Edmund Mansion, dove gli agenti Ray e Reyes si troveranno a indagare su un corpo senza vita. O almeno, questo è quello che il gioco vuole farci credere in questa fase embrionale.
Il cast dei personaggi sembra pronto a riprendere il proprio posto sul palcoscenico di pixel. Ransome il Clown è già impegnato a imprecare per essere stato convinto a partecipare a un altro “bip” di gioco, mentre Delores si dice convinta che questo capitolo sarà due volte migliore del precedente. Anche il fantasma Franklin spera che gli scrittori non si siano dimenticati di lui. Per tenere traccia dei progressi, Gilbert riaprirà lo storico dev blog, riprendendo la tradizione di trasparenza che aveva accompagnato lo sviluppo del primo capitolo.
L’analisi della redazione
L’annuncio di Thimbleweed Park 2 ci lascia con una strana sensazione di sollievo misto a pazienza forzata. Da un lato, il ritorno di Ron Gilbert al punta e clicca puro è sempre una festa per chi mastica pane e avventure grafiche dagli anni ’90; dall’altro, fissare un appuntamento al 2028 sembra quasi una provocazione, o forse solo l’onestà brutale di chi non vuole bruciare le tappe. Ci convince la scelta di riunire il team originale: la forza del primo capitolo risiedeva proprio in quell’alchimia perfetta tra citazionismo, design moderno e nostalgia canaglia. Scommettiamo che, nonostante le smentite, Gilbert stia preparando qualcosa di narrativamente molto più contorto di un semplice “ritorno a casa”. Quattro anni sono lunghi, ma per tornare a Thimbleweed Park siamo disposti ad aspettare.
