"His voice and delivery was human": Darkest Dungeon developers will "never, ever" use genAI to replace narrator Wayne June

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Red Hook rifiuta l’AI per la voce del narratore scomparso di Darkest Dungeon, nonostante il suo permesso

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Darkest Dungeon: Red Hook non userà mai l’IA generativa per sostituire la voce di Wayne June

In una discussione pubblica sul futuro della serie, i co-fondatori di Red Hook Studios hanno chiarito che non ricorreranno mai all’intelligenza artificiale generativa per ricreare la voce del compianto narratore Wayne June. La notizia arriva da un intervento di Chris Bourassa su Reddit, riportato da Rock Paper Shotgun.

Nonostante June stesso avesse dato il suo benestare all’idea poco prima di morire – un permesso che Bourassa ha rivelato di aver ricevuto in una delle sue ultime email – lo sviluppatore ha fermamente rifiutato. “Wayne ci diede il permesso di addestrare un’IA sulla sua voce, qualcosa a cui si era sempre opposto fino alla fine”, ha spiegato Bourassa in un commento su Reddit. “Non glielo avevamo mai chiesto. Credo stesse cercando di mettere il gioco, il team e i fan al primo posto – offrirci una ‘via d’uscita’. Ho rifiutato, e abbiamo comunque donato alla sua famiglia.”

“La sua voce e la sua recitazione erano umane”

Bourassa è stato categorico: “Non eroderò mai, mai le sue incredibili e senza tempo performance insegnando a una macchina a suonare come lui. La sua voce e la sua recitazione erano umane, e sarò per sempre grato di aver scritto per lui.”

Un altro utente aveva suggerito che non usare l’IA generativa potesse rivelarsi “una cattiva decisione”, citando la possibilità di mitigare gli impatti ambientali e lavorativi della tecnologia con una “curatela umana”. La risposta di Bourassa non si è fatta attendere: “Non puoi prendere decisioni basate sulla paura. In questo momento, la cosa più giusta che possiamo scegliere è rinunciare all’IA e preservare l’eredità di Wayne. Confrontare risultati ipotetici ti farà impazzire e, peggio, ti paralizzerà nel presente.”

L’eredità di Wayne June e il rapporto con Darkest Dungeon

L’idea di usare l’IA generativa per riportare in vita la voce di una persona deceduta, al solo scopo di “prodotto e profitto”, è intrinsecamente macabra. Sebbene alcuni abbiano iniziato a modellare digitalmente i defunti per facilitare il lutto, la pratica priva inevitabilmente gli attori viventi di opportunità lavorative. Il dibattito infiamma l’industria creativa: lo scorso maggio il sindacato SAG-AFTRA ha portato Epic in tribunale per aver usato l’IA generativa per ricreare la voce di James Earl Jones, il celebre Darth Vader.

Nel caso di June e Darkest Dungeon, l’analogia è ancora più sinistra. Il personaggio di June, l’Antenato, si uccide poco prima degli eventi del gioco; il filmato di apertura è la sua lettera di suicidio. Eppure, l’Antenato continua a parlare al giocatore per tutta l’avventura, commentando successi e fallimenti. Trasformare June in un chatbot di intelligenza artificiale sarebbe coerente con la premessa del gioco, ma nessuno vedrebbe l’inquietante “non-vita” dell’Antenato o le infinite cripte di mutanti come un argomento a favore della rianimazione vocale tramite IA.

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