Una fusione vincente: Nioh 3 amalgama Soulslike, open world e azione frenetica
Secondo quanto riportato da Rock Paper Shotgun, il terzo capitolo della saga sviluppata da Team Ninja abbandona la struttura mission-based per abbracciare un open world, senza per questo perdere l’identità e la profondità tattica che l’hanno resa celebre. Il risultato è un titolo che prende ispirazione da esperienze diverse, da Elden Ring a Diablo, fondendole con una maestria che convince nonostante qualche imperfezione.
Una trama storica e mitologica
Il gioco getta i giocatori nei panni di Tokugawa Takechiyo, nipote del celebre shōgun Ieyasu, la cui ascesa al potere viene bruscamente interrotta dal fratello Kunimatsu. Quest’ultimo scatena un potente yōkai che avvolge il Castello di Edo, innescando un’avventura che salta attraverso il tempo, dal 1622 al 1572. La narrazione, come già segnalato per Nioh 2, non brilla per chiarezza e risulta a tratti confusa, soprattutto per chi non ha familiarità con il complicato periodo Sengoku e le sue figure storiche mitizzate. La priorità dello studio Koei Tecmo, tuttavia, è da sempre sul gameplay, e su questo fronte Nioh 3 non delude.
La doppia anima: Samurai e Ninja
La novità più significativa nel combattimento è l’introduzione di due stili di gioco distinti ma interconnessi: Samurai e Ninja. A differenza di titoli come Assassin’s Creed Shadows che dividono i due ruoli tra personaggi separati, qui il protagonista può padroneggiarli entrambi e passare istantaneamente dall’uno all’altro con la pressione di un tasto.
Lo stile Ninja è veloce, incentrato su attacchi a distanza con shuriken e kunai, magie Ninjutsu e rapide incursioni corpo a corpo con armi come gli artigli. Lo stile Samurai, invece, è più metodico, fondato su parate, attacchi potenti e una gestione attenta del Ki (l’energia stamina). Il sistema incoraggia i giocatori a padroneggiare entrambi gli approcci, permettendo combo spettacolari e tattiche di parata che sfruttano il cambio di stile in tempo reale.


Un open world strutturato e generoso
Il passaggio a un mondo aperto è una svolta coraggiosa. Le prime impressioni, con una valle sterminata che si apre dopo il tutorial, potrebbero preoccupare, ma il design si rivela più accessibile di quello di Elden Ring. Il mondo è suddiviso in settori con un “Livello Consigliato”, in stile MMORPG, e l’esplorazione è premiata in modo graduale: man mano che si aumenta il Livello di Esplorazione di un’area, nuove attività e icone compaiono sulla mappa.
Le missioni secondarie, chiamate “Miti”, non sono eccessive, e le attività di routine – come raccogliere oggetti – sono rese piacevoli dall’interazione con creature come i gatti rotondi Scampuss o le lontre volanti Chijiko, che apprezzano essere “catturate”. Sono inoltre presenti missioni istanziate, riproducibili in cooperativa, e incursioni nel “Crogiuolo”, una dimensione infernale che ripropone i livelli dungeon-like più tradizionali della serie.

Personalizzazione, loot e difficoltà
Il sistema di loot, mutuato dagli action RPG come Diablo, è generoso e colorato, con gear leggendario in abbondanza. La personalizzazione è vasta: si possono specializzare armi, scegliere abilità, e modificare liberamente l’aspetto dell’armatura (transmog). Il sistema magico Onmyo, che permette di catturare gli spiriti dei yōkai, e la possibilità di trasformarsi in un “Manufatto Vivente” aggiungono ulteriori strati tattici.
La difficoltà, nel complesso, è gestibile grazie alla flessibilità offerta dai due stili di combattimento, anche se alcuni boss – come il temuto Bloodedge Demon – possono mettere a dura prova la pazienza dei giocatori. È sempre possibile, comunque, chiedere aiuto evocando lo spirito di un giocatore o di un NPC defunto (chiamati “Accoliti”).

Considerazioni tecniche e giudizio finale
Il punto debole rimane l’ottimizzazione per PC. Nonostante l’uso di hardware recente, come un Intel Core i9-10850K e una RTX 3060, il gioco ha mostrato cali di prestazione in diverse situazioni, un problema storico per Team Ninja.
Nonostante questo, Nioh 3 si conferma un titolo eccellente. Pur non raggiungendo l’eleganza dei capolavori di FromSoftware o l’originalità narrativa di titoli come Black Myth: Wukong, il suo grande merito è aver saputo “mescolare” (come suggerisce il termine Okinawano chanpurū) influenze disparate in un impasto solido, soddisfacente e ricchissimo di contenuti. Per superare la sola prima era storica del gioco sono state necessarie circa 45 ore, segno di un valore intrattenimento notevole.
Questa recensione si basa su una build del gioco fornita dallo sviluppatore.



