La recente ammissione di The Expanse: Osiris Reborn sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa nel processo di sviluppo ha riacceso il dibattito già acceso sulla tecnologia. Secondo la testata PCGamesN, la trasparenza di Owlcat, pur apprezzata, non placa l’indignazione dei giocatori. Un caso simile riguarda Pearl Abyss, sviluppatore di Crimson Desert, che si è scusato per gli asset generati dall’IA “involontariamente inclusi” nella versione finale del gioco. Questa tendenza a giustificare l’uso dell’IA come un “errore” o un “placeholder sfuggito” è diventata una narrazione ricorrente, accomunando titoli come The Alters e Clair Obscur: Expedition 33.
La Rivolta dei Giocatori Contro l’IA
Nonostante le opinioni di figure come l’ex presidente di Blizzard, Mike Ybarra, i giocatori manifestano apertamente il loro dissenso di fronte all’infiltrazione dell’IA nei loro prodotti videoludici. Molti studi di sviluppo sembrano aver recepito questo messaggio, cercando di evitare la tecnologia o, quantomeno, di nasconderne l’utilizzo. È plausibile che l’IA venga ancora impiegata per ottimizzare i flussi di lavoro in misura maggiore rispetto a quanto suggeriscano le dichiarazioni ufficiali, ma, nella maggior parte dei casi, arte e testi generati dall’IA raramente compaiono nei giochi pubblicati. Persino Arc Raiders sta attivamente lavorando per rimuovere le voci sintetiche considerate “stridenti”.
La Logica Fallace degli “Asset Placeholder”
La risposta più comune da parte degli sviluppatori, quando si rileva l’uso di arte generata dall’IA nei giochi, è che si trattasse di un asset “placeholder” non destinato alla versione finale. Questa giustificazione, tuttavia, appare illogica. Gli asset placeholder sono, per definizione, concepiti per essere evidentemente distinti, spesso contraddistinti da grandi lettere rosse e dall’invito esplicito “CAMBIAMI”, proprio per evitare di essere inclusi accidentalmente nel prodotto finito.
Esemplificativo è il caso di Slay the Spire 2, attualmente in accesso anticipato, i cui placeholder sono rudimentali disegni stilizzati che, per la loro grossolanità, attirano l’attenzione e richiedono una sostituzione prima del rilascio completo. In risposta all’argomentazione di Pearl Abyss, Josh Sawyer, veterano director di titoli come Fallout: New Vegas, ha condiviso sui social media alcuni degli asset placeholder di Pentiment, evidenziando come questi spaziavano da semplici figure stilizzate a immagini di personaggi Disney, tutti chiaramente distinti dal resto del gioco.

Creatività Soffocata e Impatti Negativi
Anche ammettendo che l’IA generativa possa rappresentare un’alternativa valida alla creazione di schizzi grezzi, il suo utilizzo in questa fase dello sviluppo appare ingiustificato. L’arte concettuale e le prime idee dovrebbero scaturire dalla libertà creativa degli artisti, un processo dinamico che viene inevitabilmente limitato dall’impiego di un modello addestrato esclusivamente su contenuti preesistenti.
Qualsiasi professionista creativo sosterrà che le idee sono la parte più semplice; è l’esecuzione a rappresentare la vera sfida. Sostituire questo momento cruciale dello sviluppo, e la creatività intrinseca di artisti e scrittori, con un modello di IA è, quindi, privo di senso.
Inoltre, questo approccio non attenua la miriade di problematiche associate alla tecnologia. L’utilizzo dell’IA durante lo sviluppo ha ancora un impatto ambientale negativo e contribuisce alla pressione sui data center, che pongono rischi per la salute delle comunità limitrofe.

Un Rischio Non Valutato?
Se si adotta una visione benevola, si potrebbe credere agli sviluppatori quando affermano che l’inclusione di asset IA sia stata un errore. Tuttavia, un cinico potrebbe suggerire che alcuni studi siano più che felici di pubblicare contenuti generati dall’IA, sperando che i giocatori non se ne accorgano. Questo potrebbe spiegare perché molti dei titoli coinvolti non presentano dichiarazioni sull’uso dell’IA prima di essere scoperti. Almeno Owlcat ha dimostrato un approccio onesto riguardo all’impiego di questa tecnologia.
Dopotutto, l’inclusione accidentale di asset placeholder a volte accade. Nonostante gli sforzi, Pentiment è stato distribuito con testo placeholder “Lorem ipsum” nella versione finale, anche se, data la quantità di latino presente nel gioco, non stonava eccessivamente. La differenza cruciale sta nell’impatto: se appare un omino stilizzato al posto sbagliato, i giocatori tendono a trasformarlo in un meme, condividendo una risata con gli sviluppatori. Se invece si tratta di un’opera d’arte generata dall’IA, viene immediatamente etichettata come “spazzatura” e seguono scuse imbarazzate.
Quando l’unico risultato tangibile è l’inibizione della creatività degli artisti e il rischio di ridicolo, sorge spontanea la domanda: vale davvero la pena utilizzare questa tecnologia?



