Scorte a secco, prezzi alle stelle: l’industria dei dischi fissi è già al collasso per il 2026
Secondo un’analisi di Rock Paper Shotgun, quella che sembrava una valida alternativa economica per gli utenti PC sta rapidamente svanendo. In un contesto di rincari già pesanti per le unità a stato solido (SSD), anche il mercato dei dischi rigidi meccanici (HDD) mostra segni di forte tensione, con i principali produttori che hanno esaurito virtualmente tutta la produzione pianificata per il 2026.
I giganti del settore suonano l’allarme
La conferma arriva dalle recenti conferenze sugli utili trimestrali di gennaio. Il CEO di Western Digital, Tiang Yew Tan, ha dichiarato non solo di aver raggiunto la capacità produttiva massima per il 2026, ma anche di aver già siglato “accordi commerciali robusti” con i principali acquirenti per il 2027 e il 2028. Allo stesso modo, William Mosley, CEO di Seagate, ha affermato che la capacità produttiva di HDD dell’azienda è “completamente allocata” per il resto di quest’anno, come riportato nelle trascrizioni pubblicate su Seeking Alpha. La notizia era stata inizialmente segnalata dal sito tecnologico tedesco Heise.
La domanda AI prosciuga il mercato consumer
Il fenomeno non è isolato. L’acquisto in blocco di questi dischi fissi, che sta già causando carenze e prezzi più alti per gli utenti domestici, è opera delle stesse entità che alimentano le attuali penurie di SSD e RAM. Si tratta prevalentemente di grandi aziende tecnologiche impegnate nella costruzione e nell’allestimento di enormi data center necessari per far funzionare i prodotti di intelligenza artificiale, compresi quegli strumenti di generativa AI che, secondo alcune indagini, incontrano lo scetticismo di molti sviluppatori di videogiochi e che alcuni publisher hanno deciso di bandire.
Questa corsa senza precedenti ha creato per mesi una carenza di chip DRAM, con effetti a catena: disponibilità ridotta di componenti PC, rincari, ritardi per la nuova Steam Machine di Valve e persino la ristrutturazione di aziende storiche come Crucial. Ora, ai dischi fissi meccanici tocca lo stesso destino.
L’effetto domino sui prezzi degli SSD
Questa situazione rappresenta un’ulteriore cattiva notizia per il mercato delle unità a stato solido. Con gli HDD non disponibili come alternativa più economica, una quota maggiore di domanda si riversa inevitabilmente sugli SSD, rendendo le forniture ancora più scarse e i listini più pesanti. Si crea così un circolo vizioso che rischia di prolungare la fase di mercato attuale.
Lo stato attuale del mercato: ancora disponibili, ma a quali prezzi?
Al momento, una rapida ricerca tra i rivenditori online suggerisce che le scorte di hard disk non si siano ancora completamente esaurite e che rimangano tecnicamente più economiche delle unità NVMe SSD di capacità equivalente. Tuttavia, anche loro sono intrappolati nella stessa spirale di rincari. Si prenda come esempio un Seagate Barracuda da 1TB: al momento della stesura dell’articolo originale il prezzo era di 80 sterline, mentre a fine gennaio 2026 si attestava a 52 sterline e a dicembre 2025 a 43 sterline. Con le scorte di rifornimento già vendute in blocco a colossi come Microsoft, è improbabile assistere a un calo dei prezzi nel prossimo futuro.
Cosa fare? Il consiglio degli esperti
L’autore dell’articolo originale ha contattato alcuni produttori specializzati di hardware, in vista di un approfondimento futuro, chiedendo se consiglino a chi vuole aggiornare il proprio PC di subire il rincaro ora o aspettare tempi (si spera) migliori nel 2027. Le risposte sono state perlopiù varie, ma tutti concordavano su un punto: se è possibile continuare a utilizzare i componenti attuali, storage incluso, quella è la scelta più saggia.


