Crimson Desert: Un Vasto Mondo Affascinante ma Privo di Profondità
Secondo quanto pubblicato da PCGamesN, Crimson Desert si presenta come un’opera imponente e visivamente splendida, ma che fatica a emergere da trame narrativamente ordinarie. Il sistema di combattimento risulta legnoso, specialmente negli scontri contro boss frustranti, e l’esplorazione offre poche ricompense significative, lasciando un senso di vuoto dopo numerose ore di gioco.
Una Promessa Narrativa Infranta
L’avventura con Crimson Desert inizia promettendo un intreccio di vendetta, un tema semplice ma efficace, incentrato sulla figura di un protagonista determinato a raggiungere colui che gli ha rovinato la vita. Tuttavia, come riportato, dopo circa cinquant’anni di gioco, l’obiettivo iniziale svanisce, lasciando il giocatore ad occuparsi di compiti secondari, come la caccia a insetti per creare tinture.
Il gioco eccelle nel genere “videogioco di videogiochi”, offrendo ambienti e panorami mozzafiato che inizialmente catturano l’attenzione. Eppure, sotto questa patina estetica, sembra esserci poco per mantenere vivo l’interesse a lungo termine.

Dal punto di vista del gameplay, Crimson Desert trae ispirazione da numerosi titoli RPG usciti negli ultimi vent’anni. La storia segue Kliff Greymane, un personaggio che ritorna dalle tenebre grazie a un misterioso bracciale. Il compito del giocatore è riunire la sua compagnia e affrontare una serie di missioni.
Inizialmente, il giocatore è libero di esplorare un mondo che comprende campi verdi, foreste lussureggianti e splendide zone costiere. L’entusiasmo dell’esplorazione, però, inizia a scemare quando ci si rende conto della scarsa interattività di molti elementi. Nonostante la bellezza degli orizzonti visibili, le destinazioni raggiunte si rivelano spesso mere scenografie, con personaggi non giocanti con cui è possibile interagire solo tramite saluti generici e senza alcun accenno di narrazione incidentale.

Esplorazione Limitata e Combattimento Incostante
Il problema principale, come evidenziato nell’analisi, è che molte attività in città e insediamenti sono vincolate all’avanzamento della trama principale. Questi luoghi perdono il loro valore intrinseco finché la storia non li definisce, trasformando un vasto mondo aperto in un’esperienza quasi lineare. L’esplorazione, di conseguenza, diventa priva di scopo, riducendo la percezione delle dimensioni del mondo di gioco.
Confrontato con titoli come The Witcher o Kingdom Come Deliverance 2, dove persino gli angoli più remoti del mondo nascondono opportunità e momenti di narrazione inaspettati, Crimson Desert offre un’esperienza più sterile al di fuori delle missioni principali. Mancano quei piccoli spunti che rendono l’esplorazione del mondo al di fuori delle quest un’attività gratificante.
Nelle fasi iniziali, il gioco si presenta con compiti che richiedono la raccolta di risorse e scontri con nemici comuni. Kliff dimostra di essere efficace contro avversari meno preparati, adottando uno stile di combattimento dinamico che ricorda quello dei giochi di Batman Arkham, con elementi presi da Assassin’s Creed e persino da Elden Ring.

Tuttavia, la difficoltà subisce improvvisi picchi, soprattutto negli scontri con i boss. La frustrazione nasce dalla necessità di eseguire parate e schivate al millisecondo, unite a meccaniche di gioco non sempre precise. Nonostante la presenza di boss con storie toccanti e design accattivanti, come il “Diavolo dei Campi di Reed”, le loro mosse risultano estremamente punitive. La sensazione di controllo su Kliff, come riportato, è spesso instabile, paragonabile a quella di chi gioca “sui pattini”, rendendo complesse le fasi di combattimento che richiedono grande precisione.

Le battaglie più impegnative si trasformano spesso in una vera e propria guerra di logoramento, richiedendo un ampio uso di oggetti curativi e una resistenza all’assalto incessante dei nemici.
Promesse da Trailer e Realtà di Gioco
Nonostante i trailer mostrino scene mozzafiato con draghi e jetpack, l’esperienza di gioco per la maggior parte dei giocatori si rivela più ordinaria. L’autrice dell’articolo evidenzia come, sebbene il gioco diventi più fantasy con il progredire della trama, l’attesa di settanta ore prima che le cose si facciano realmente interessanti sia paragonabile all’attesa estenuante prima di una serie TV che promette svolte solo nelle stagioni avanzate.
Un elemento positivo riscontrato sono stati gli “Abyss Network”, una serie di isole fluttuanti al di sopra del cielo, ognuna delle quali nasconde enigmi da risolvere. Questi enigmi sono stati giudicati soddisfacenti e hanno ricompensato il giocatore con punti abilità e punti di viaggio rapido.

Nonostante un doppiaggio di qualità, come quello di Alec Newman in “Still Wakes the Deep”, il personaggio di Kliff Greymane risulta poco coinvolgente, dando l’impressione di essere annoiato e disinteressato, probabilmente a causa di uno script non particolarmente ispirato.
Pearl Abyss è stata elogiata per la creazione di un mondo che, pur essendo poco interattivo, appare vivo e dinamico, con animali che popolano i campi e le foreste. Il comparto audio contribuisce a creare un’atmosfera immersiva durante l’esplorazione in solitaria.
In conclusione, l’analisi segnala una difficoltà narrativa altalenante, un’esplorazione limitata e picchi di difficoltà frustranti. Crimson Desert, pur vantando panorami spettacolari, sembra soffrire di un’eccessiva “busywork” intervallata da combattimenti impegnativi, fallendo nell’offrire la power fantasy promessa dai trailer e la completa immersione desiderata. Il punteggio finale assegnato da PCGamesN è di 6/10.



