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Sony manda i termini di servizio a tutti proprio mentre parte il boicottaggio PlayStation

Tempo di lettura: 2 minuti

Sony ha rispedito ai possessori di PlayStation le copie integrali dei propri termini di servizio proprio nei giorni in cui monta il #PSBlackout, il boicottaggio che va dal 23 al 30 agosto 2026. La coincidenza di tempi ha reso l’email, riportata da Kotaku, uno dei bersagli più presi in giro della settimana sui social del settore.

Cosa dice davvero l’email

Il messaggio, comparso sul subreddit PlayStationSolutions il 18 agosto ma segnalato da alcuni utenti anche il 12, riporta per intero i Termini di Servizio, il codice di condotta, l’accordo di licenza software e la privacy policy. La formula è “conserva questa email per i tuoi archivi”. Molti utenti hanno detto di essersi stupiti di riceverla pur non avendo acceso una PS4 o una PS5 (sigle che il sito non scioglie più, ormai note quanto PC o TV) da mesi.

Il punto che ha acceso i commenti è la sezione 1.4 dell’accordo di licenza software, quella che regola gli acquisti digitali, cioè l’unico modo per comprare un gioco PlayStation nuovo a partire da gennaio 2028. Il testo è netto: “Il Software è concesso in licenza, non venduto”. La licenza è limitata, non trasferibile e revocabile, e vieta di rivendere, affittare o cedere in eredità l’account e i giochi collegati.

Il tempismo che ha fatto ridere tutti

Sony non aveva cambiato posizione da fine luglio. Il 31 luglio, durante la call trimestrale, la direttrice finanziaria Lin Tao aveva detto agli analisti che l’azienda avrebbe proceduto “con cautela” sulla fine dei dischi. La decisione, annunciata il 1° luglio 2026 con effetto da gennaio 2028, finora non registrava “nessun impatto sul business”, secondo Tao.

L’email sui termini di servizio arriva quindi come promemoria involontario. Cade proprio alla vigilia di una settimana in cui gli organizzatori del #PSBlackout chiedono ai fan di spegnere le console, non giocare e non comprare nulla, per protestare contro un futuro tutto digitale privo delle tutele che il possesso fisico garantiva. Non è la prima volta che Sony fatica a leggere il momento. A luglio un analista aveva già bollato come irrilevante, sull’1% del pubblico, un precedente boicottaggio legato a PS Plus, ma aveva comunque avvertito che il malcontento sui social restava un problema di immagine anche a fatturato invariato. L’email di questi giorni, arrivata proprio mentre il malcontento tornava a organizzarsi, è la controprova di quell’avvertimento.

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