Chi scrive ha la veneranda età di ben 48 anni. Sì, sono un vecchio, uno che ha iniziato a giocare con i cloni di Pong. Se mi chiedete quali sono stati le mie console o pc preferiti, vi risponderò MSX e Colecovision.
Sono consapevole che si tratti di prodotti “minori”. Proprio il Colecovision aveva una struttura che faceva pena: i joypad si scassavano ed erano scomodi, l’alimentatore pesava così tanto da riuscire a rompere le prese elettriche e la libreria di giochi non era fornita come quelle delle altre console. Ma queòMouse Trap che si giocava sfruttando il tastierino numerico (c’era persino la placchetta personalizzabile per il joypad) o quel Burger Time tanto bello da arrivare a essere persino inquietante, forse per lo spot in TV. Insomma, io Mario l’ho scoperto con quel Donkey Kong castrato di un livello dentro una cartuccia di quella console sconosciuta, come faccio a odiare il Colecovision?
Ma non ho bisogno di fare il nostalgico per rivivere le antiche emozioni, perché oggi ci sono gli indie. Posso giocare a River City Girls ricordandomi di Double Dragon, Cassette Beasts al posto dei Pokemon per GameBoy e a Dead Cells perché ho sempre amato Castlevania.
E poi ci sono i generi nuovi, stili di gioco che non sono mai stati approfonditi e fra questi ce n’è uno in particolare che amo: il walking simulator. Buffo, un termine usato come dispregiativo rappresenta uno dei generi che preferisco. A pensarci bene se un gioco riesce a prendermi e a stupirmi nonostante quasi non vi sia gameplay, forse è più un capolavoro che qualcosa da disprezzare. Non si tratta di un Dragon’s Lair dove devi indovinare il movimento preciso, qui stai quasi guardando un film.
Quasi.
Sì, perché quel poco movimento che ti viene imposto basta a immergerti nel gioco stesso. Quando muovete il soffione, intendo il fiore, e questi si sgretola trasformando i pezzi che si disperdono nell’aria in lettere, l’emozione la si prova perché il movimento l’abbiamo fatto noi tramite il joypad. Un movimento semplice, uno spostamento di levetta, tutto qui.
E questo non è l’unico gioco che considero un gioiello, ci sono stati Dagon, Return of Obra Dinn e Detroit Become Human. E ora Mixtape. Un gioco che ha avuto un discreto successo di vendite ma anche un mare di detrattori che chiede di boicottarlo!
- E’ troppo semplice.
- E’ tutta roba inventata, non si facevano queste cose in quegli anni.
- E’ Woke.
Sul fatto che sia troppo semplice vi ho già spiegato cosa ne penso. E’ un po’ come le avventure grafiche solo che non devi fare mille tentativi per vincere una gara di spada con gli insulti o riuscire a rimorchiare una tizia in discoteca nonostante siate un tizio basso e tarchiato vestito di bianco. E volete sapere una cosa assurda per cui vi autorizzo a prendervela con me? Lo preferisco ai souls, tutti i souls. Bloodborne, Sekiro, Dark Souls… Vade retro!
Penso che questi ultimi siano giochi brutti? No, assolutamente, a volte quasi mi dispiace non poterli (anzi, non volerli) giocare perdendo la possibilità di conoscere una lore che sarà di certo interessante.
Quindi non mi piacciono ma è possibile che siano giochi belli? Proprio così, il problema è che se io voglio bestemmiare contro lo schermo, preferisco farlo con un FPS o un picchiaduro, quell’altra roba non fa per me. Però la stimo, mica mi ci scaglio contro. Piuttosto mi chiedo: con quale logica qualcuno pensa che sia giusto boicottare un genere per la semplicità di gioco e anche perché pensare che un gioco dove dei ragazzi comandano dei fuochi d’artificio e la protagonista rompe la quarta parete sia tacciato di esser poco realistico?
O forse in quest’ultimo caso ci si riferisce alla poca coerenza con ciò che si faceva in quegli anni?
Sinceramente io quegli anni li ho vissuti e altro che correre con un carrello in mezzo alle auto di polizia: ho fatto pure di peggio.
E vogliamo parlare della ragazza che fin dall’inizio dice “Le canzoni che sentirete sono state preparate per la storia” per giustificare la colonna sonora? Sarà che amo il cinema, ma io ci ho visto una citazione a Diary of the Dead di Romero, dove la protagonista all’inizio del film dice che le musiche le ha inserite dopo aver montato i vari video che compongono il film, dando la scusa al regista di fare un mockumentary con, appunto, la colonna sonora.
Quindi rimane solo il discorso del woke. Qui si potrebbe fare una serie di articoli al riguardo, ma è vero che c’è stato un problema col woke. Insomma, Dragon Age Veilguard e Dustborn li ho giocati e porco Nagash se sono brutti…E non sono brutti perché sono programmati male, sono brutti proprio per le scelte woke. In particolare Dustborn: pensate che i personaggi hanno come potere quello di costringere gli altri a sottomettersi o a convincersi di idee a piacimento. Insomma, gli antiwoke fanno gli stessi errori degli estremisti, invece di criticare il criticabile, cercano qualsiasi minuzia per attaccare qualcosa. Se in un gioco ambientato ai giorni nostri c’è una coppia omosessuale, il gioco è woke. Prima non c’erano. Ed è vero, quando ero ragazzino le coppie gay non andavano in giro così facilmente. E’ uno schifo, ma funzionava così, al posto dello stand up che schifava i razzisti c’era il cabaret che li prendeva in giro. Nessuno si vergogna di dire d’essere amico di un gay.
Ma tanto non è il caso di Mixtape, non c’è LGBQT+ inserito a forza. Sapete perché Mixtape è stato tacciato di wokismo? Perché la protagonista sembra avere una certa attrazione verso la sua amica. Eppure il gioco inizia con lei che fa notare d’esser etero, c’è persino un minigioco dove dovete comandare la sua lingua e quella del ragazzo con cui si sta baciando. Ma mettiamo che sia così, mettiamo che quelle allusioni dove l’amica dice di aver sognato d’andare a letto con lei significa che ci sia una sorta di attrazione. Beh, non vanno mai al punto. In quel periodo, e qui torniamo al secondo punto della polemica, non era facile fare outing e chi raccoglieva il coraggio per farlo cercava d’essere sicuro al cento per cento che l’altro partner non potesse offendersi.
In conclusione ciò che voglio dire è: rassegnatevi. I gay esistono e sono sempre esistiti solo che adesso, per fortuna, non devono nascondersi. E ci saranno anche sparate woke nei nostri giochi preferiti, come quel personaggio di un romanzo storico diventato di colore. Aragorn nero, che assurdità… Perché Magic The Gathering è fantasy, ma ciò non significa che si debba cambiare l’etnia di un personaggio famoso come Aragorn, tra l’altro in un universo dove non avrebbe senso un nero a rivestire quel ruolo. Certo, nello stesso gioco ci sarebbero molti più motivi per lamentarsi della presenza di Spiderman, delle tartarughe ninja e delle Hot Wheels, ma per quelli stranamente non si lamenta nessuno.
E ora scusatemi ma devo decidere se tornare a giocare a Mixtape, a scrivere un pezzo di stand up comedy dove prendo in giro il woke o a terminare il gioco da tavolo che sto scrivendo con ambientazione post-apocalittica. Che dite, in quest’ultimo posso mettere lì un personaggio di colore trans o pensate che qualcuno possa indispettirsi?


