Casualties: Unknown – Un survival “per i furry” immerso nella miseria
La testata Rock Paper Shotgun ci presenta Casualties: Unknown, un’esperienza survival che non lesina su avvertimenti di contenuto, tra cui “violenza, autolesionismo e miseria generale”. Ed è proprio quest’ultima componente a distinguersi, promettendo un’immersione profonda e talvolta disturbante.
Planetaria calata e simulazione dettagliata
Ambientato in un futuro imprecisato (2XXX), il giocatore impersona una creatura antropomorfa bio-ingegnerizzata, inviata su un pianeta alieno con la missione di recuperare un carico perduto. Il suo obiettivo primario è scendere attraverso gli undici strati di questo mondo ostile. Il gioco si pone a metà strada tra la simulazione e un’esperienza che ricorda Noita, ma con un target inaspettato: i “furry”. La fisica, l’illuminazione e ogni singola azione del giocatore sono simulate con un dettaglio tale da renderlo costantemente consapevole delle proprie mosse.
Il gameplay si basa sulla raccolta di risorse, il crafting, l’utilizzo di strumenti e una serie di minigiochi per attività come lo scassinamento. La lentezza dell’azione, dovuta alla mancanza di automazione, rende ogni momento cruciale.
Un sistema medico da incubo
Una delle caratteristiche più affascinanti di Casualties: Unknown è il suo sistema medico estremamente dettagliato. I giocatori devono prendersi cura di ogni singola parte del corpo, incluse le singole sezioni degli arti. Una caduta da un’altezza eccessiva potrebbe causare una ferita alla coscia, richiedendo cure costanti con antisettico. La rottura di un braccio, ad esempio, necessita di un’accurata fasciatura che si traduce in un minigioco dove il numero di rotazioni del bendaggio determina direttamente l’efficacia e la quantità di materiale rimanente.
Ma la cura non si limita all’esterno. Il sistema interno del personaggio è altrettanto vitale, con afflizioni che vanno dalla semplice fame a condizioni ben più complesse. L’esperienza diretta del giocatore con la demo ha evidenziato quanto profonda possa essere la sofferenza simulata.
La lenta discesa nella miseria
Un tentativo di accelerare la conclusione di una partita, invece di arrendersi alla difficoltà, ha portato il giocatore a infliggere danni progressivi al proprio personaggio, cadendo ripetutamente da altezze considerevoli. Le urla di dolore, a volte composte da parole, a volte da semplici “keymash”, e un effetto di sfocatura visiva che impediva il movimento, hanno reso l’esperienza “disconcertante”. Con lo schermo che pulsava di rosso, quasi cancellando ogni dettaglio visibile, il personaggio si è ritrovato sull’orlo della morte, salvo poi essere richiamato da un minigioco che lo riporta “dalle profondità”.
Alla fine, la morte è sopravvenuta, ma solo dopo che numerose condizioni disabilitanti sullo schermo sono state sostituite da lettere casuali, testimonianza dei danni estremi subiti dal personaggio. Casualties: Unknown non maschera la sua vocazione a rappresentare la “miseria generale”, e il livello di simulazione raggiunto è, seppur morboso, affascinante.
Nonostante la severa curva di apprendimento e la difficoltà intrinseca del gioco, l’intenzione dietro alla simulazione del dolore è chiara. La demo, pur limitata, ha lasciato la voglia di scoprire ulteriormente l’universo di questo titolo. È già possibile aggiungere Casualties: Unknown alla propria wishlist su Steam.



