It's "hard to push innovation" in racing games compared to other genres, reckons Star Wars: Galactic Racer creative director

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Star Wars: Galactic Racer, ecco perché le corse su pista battono il mondo aperto

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Il genere racing fatica a innovare? Il direttore creativo di Star Wars: Galactic Racer analizza la sfida

Secondo un’analisi pubblicata da Rock Paper Shotgun, Kieran Crimmins, direttore creativo di Star Wars: Galactic Racer in sviluppo presso Fuse Games, ha affrontato le complessità legate all’innovazione nel settore dei giochi di guida, spiegando anche la scelta del team per un’impostazione più tradizionale su pista anziché open world.

La scelta del circuito chiuso contro l’open world

In un’intervista a IGN, il fondatore di Fuse Matt Webster e Crimmins hanno discusso le motivazioni alla base di Star Wars: Galactic Racer, un gioco che promette emozioni da corsa spericolata con i landspeeder in stile Motorstorm. La decisione di optare per un gioco a circuiti definiti, piuttosto che per un open world, non deriva da una semplice reazione alla saturazione di quest’ultimo genere. Crimmins ritiene che entrambe le formule abbiano i loro pregi. Tuttavia, per Galactic Racer, l’obiettivo era puntare sulla replayability e sull’evoluzione del giocatore che perfeziona ogni tracciato. Questa struttura, hanno spiegato, si adatta meglio all’idea di una “Galactic League”, un campionato sportivo con i suoi personaggi e contendenti, permettendo di raccontare una storia nell’universo Star Wars attraverso le corse.

Al contrario, i titoli open world come Forza Horizon o Burnout Paradise brillano nell’offrire un’esperienza di “gioca con i giocattoli”, dove la libertà è protagonista, spesso con un avatar del giocatore privo di una forte caratterizzazione.

Perché innovare nei racing game è più difficile?

Secondo quanto riportato, Crimmins ha approfondito una questione fondamentale: perché il genere racing sembra innovare meno rispetto ad altri, come gli sparatutto? La risposta non è semplice. Il giornalista riporta la riflessione del direttore creativo: nei giochi di guida, il “carico cognitivo” del giocatore durante la frazione di secondo della gara è relativamente basso, poiché l’attenzione è focalizzata su un sistema dinamico di movimento. Perfezionare questa dinamica è una sfida enorme e lascia meno spazio per sperimentazioni macro-strutturali rispetto ad altri generi.

L’innovazione, quando arriva, rischia spesso di alterare elementi consolidati e amati dai fan, un pericolo che qualsiasi studio deve valutare. In un’industria che cerca profitti sempre maggiori e offre poca sicurezza lavorativa, la spinta al puro rischio innovativo si attenua. Questo è particolarmente vero in un genere come l’arcade racing, dominato da colossi come la serie Forza Horizon e GTA Online, mentre storici protagonisti come Need for Speed o Burnout hanno ridotto il passo o cambiato focus.

Il futuro tra colossi e titoli indie

Nonostante il panorama possa sembrare difficile per le novità radicali, l’articolo sottolinea come l’innovazione trovi ancora spazio nel ricco e vivace settore dei giochi di guida indipendenti, che sia spingendo l’asticella o offrendo potenti dosi di nostalgia. Crimmins conclude con un punto su cui probabilmente molti giocatori concordano: tutti i migliori giochi di guida, indipendentemente dalla loro struttura, hanno in comune il fatto di aver perfettamente bilanciato l’azione istante per istante, il cuore pulsante di qualsiasi esperienza di guida che funzioni.

 

 

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