Susan Steen, ex dirigente dell’area marketing della Warner Bros., ha citato in giudizio la società per licenziamento ingiusto, pregiudizi di genere e molestie.

La Warner Bros. è stata citata in giudizio da un’ex dirigente dell’area marketing che sostiene di essere stata licenziata ingiustamente in seguito alle sue accuse di pregiudizi di genere, discriminazione e molestie da parte di uomini ai vertici della società.

Susan Steen, questo il nome della donna, ha chiesto un risarcimento danni da parte della Warner Bros. per licenziamento ingiusto, discriminazione di genere, ritorsioni, incapacità di prevenire discriminazioni, molestie e violazione del giusto compenso. Steen era entrata a far parte della compagnia nel 1987 ed è stata promossa più volte prima di essere nominata SVP Worldwide Theatrical Marketing Service nel 2018. Come si legge nella causa presentata giovedì alla Corte Superiore di Los Angeles, “Steen ha riferito di essersi sentita molestata come donna e di essere stata soggetta a pregiudizi di genere da specifici membri maschi della dirigenza. I reclami fatti al suo supervisore diretto, a numerosi dirigenti e ai membri delle Risorse umane, sono stati liquidati come ‘sciocchi, privi di importanza e scomodi da affrontare‘”.

La causa riporta poi un esempio concreto di quanto denunciato: “Durante le riunioni, il vicepresidente esecutivo dell’area Home Entertainment stava accanto alla signora Steen, agitando aggressivamente le dita sul suo viso, invadendo il suo spazio personale e minacciando una riorganizzazione che ‘non sarebbe andata bene’ per la signora Steen. Piuttosto che intensificare, indagare e affrontare adeguatamente i reclami della querelante, adottando misure correttive appropriate, il 20 dicembre 2018 la Warner Bros si è vendicata contro la querelante licenziandola con motivazioni false e pretestuose“.

All’inizio del 2018, secondo la causa, “Ci fu un atteggiamento ostile da parte della divisione dell’home entertainment, gestita da un gruppo di senior manager maschi che hanno fatto resistenza contro la leadership della querelante“. La stessa Steen sostiene che quei manager hanno cercato di minare le sue decisioni e bloccarle l’accesso ad alcune informazioni indispensabili per la sua capacità di raggiungere gli obiettivi di risparmio dei costi fissati dalla Warner Bros. Più tardi, dopo che aveva presentato reclamo al suo supervisore diretto e al personale delle risorse umane, la causa sostiene che la Steen sarebbe stata accusata di cattiva condotta, inclusa la non conformità e la violazione di un accordo di non divulgazione, e in seguito sarebbe stata “interrogata in modo aggressivo, accusatorio, sessista e molesto“.

Alla vigilia del licenziamento, Steen ha ricevuto un’e-mail dalle risorse umane in cui veniva informata che i suoi reclami sarebbero stati esaminati. “A proposito di questa presunta indagine, a Steen e ai testimoni della condotta molesta è stato ordinato di non parlare con nessuno in merito all’oggetto dell’indagine“, afferma la causa. Steen è stata quindi licenziata il giorno successivo, senza alcun preavviso. La causa sostiene infine che Steen “è stata liquidata senza motivo” ma che ciò sarebbe accaduto “presumibilmente per aver condiviso un’e-mail con un fornitore, in violazione dell’accordo di non divulgazione“.

In una dichiarazione rilasciata a Deadline, un portavoce della Warner Bros. ha dichiarato: “Le accuse che leggiamo nella denuncia sono imprecise. Non vediamo l’ora di presentare la realtà dei fatti attraverso il processo legale“.

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