Void Trrlm(); // Void Terrarium è una di quelle produzioni in grado di lasciarci con un enorme punto di domanda che ci galleggia sopra la testa. Da un lato troviamo una narrazione delicata, malinconica e intrigante, realizzata dal creatore dei classici htoL#NiQ: The Firefly Diary e A Rose in the Twilight, dall’altra troviamo una struttura ludica che si ispira, fin troppo spudoratamente, alle meccaniche roguelike della serie Mistery Dungeon. Questo mescola, che sulla carta potrebbe sembrare molto interessante, si confronta, però, con una scarsa varietà in termini di ambientazioni e una scarsità di idee originali che ci hanno lasciato particolarmente tiepidi nei confronti della nuova creatura di NIS America.

La ragazza e il robot

Void Terrarium è ambientato in un mondo contaminato da funghi tossici dove un topolino da laboratorio rinviene un vecchio robot di manutenzione, oramai in disuso da anni. Entrato al suo interno, il piccolo roditore acquisisce la possibilità di muoversi come un umano e, vagando per questa landa a metà strada tra una discarica e un terrario, rinviene il corpo esanime di una ragazza. Aiutato da una intelligenza artificiale dismessa, chiamata Factory AI, il Robby, come viene ribattezzato dalla stessa intelligenza artificiale, salverà la giovane dall’orlo della morte e scoprirà che potrebbe trattarsi dell’ultima umana rimasta in vita. Preso coscienza che Toriko, questo il nome della giovane, è vulnerabile alle condizioni ambientali del mondo esterno, Robby, supportato da Factory AI, creerà un rifugio per la ragazza all’interno del terrario stesso, prodigandosi a esplorare la superficie per reperire le risorse necessarie a nutrire, e mantenere in salute, la giovane, in attesa di comprendere quale sarà il futuro dell’umanità.

Robby mistery dungeon

Se il comparto narrativo di Void Terrarium riesce a toccare l’animo con le sue tematiche semplici ma ricche di malinconia e di tenerezza, l’impianto ludico a cui si viene messi di fronte una volta lasciato il terrario, con il suo stile in due dimensioni letteralmente adorabile, assume i connotati del clone riuscito a metà. Appena ci si lancia all’avventura, difatti, la natura da Rogue like – Dungeon Crawler a turni viene in superficie con tutti i suoi pregi e i suoi, anacronistici, difetti. Ogni labirinto in cui vi avventurerete sarà, come da tradizione, generato in maniera casuale andando a offrire ogni volta una planimetria differente con nemici, e oggetti, che variano in tipologia e posizione. I movimenti di Robby verranno definiti da un’invisibile scacchiera che vincolerà i movimenti del robottino alla rigidità delle otto direzioni. 

Per ogni passo che farete, o strumento che utilizzerete, la CPU si prodigherà nello spostare a sua volta i vari nemici all’interno del piano in cui vi troverete, oltre che a rigenerare un piccolo quantitativo di energia vitale di Robby. Questo sistema di movimento, che offre una serie di meccaniche altamente strategiche dove il giocatore sarà tenuto a riflettere anche su come e dove spostarsi per recuperare punti vita senza essere attaccato, si scontra con gli stessi difetti dell’opera a cui si ispira. In Void Terrarium, infatti, le fasi esplorative all’interno dei dungeon accusano la stessa farraginosità già percepita nel recente Pokémon Mistery Dungeon Squadra di Soccorso DX, con movimenti poco fluidi, una macchinosità di fondo nella gestione di menù e attacchi e un sentore generale di trovarsi di fronte a una produzione eccessivamente anacronistica e che non può fregiarsi nemmeno di personaggi d’eccezione per bilanciare una serie di scelte ludiche eccessivamente datate.

Come già visto in numerosi Dungeon Crawler, anche in Void Terrarium troviamo una meccanica legata all’energia che verrà consumata da Robby spostandosi, attaccando, ricaricando la sua salute o utilizzando le varie abilità e che andrà costantemente ricaricata, utilizzando oggetti di varia natura, se non si vorrà ritrovarsi nuovamente al terrario privati di tutti gli oggetti raccolti durante l’esplorazione. Come da prassi per questa tipologia di produzioni, difatti, se si perirà all’interno di un dungeon si manterrà soltanto l’esperienza accumulata con l’eliminazione dei vari avversari, perdendo tutti le risorse raccolte fino a quel punto. Sempre attenendosi a un tacito accordo di genere, in Void Terrarium morire sarà molto semplice, soprattutto nelle fasi preliminari dell’avventura, obbligando il giocatore a lunghi periodi di farming atti a migliorare le specifiche di Robby e permetterglieli di attraversare con maggior scioltezza le aree più ostiche. 

L’anonimato di Void Terrarium

Se giunti a questo punto, Void Terrarium potrebbe sembrare un Dungeon Crawler come tanti, il vero problema che abbiamo riscontrato con la nuova produzione di NIS America è la sua…

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