La foto di una bambina in mutande, scena di un film in concorso a Venezia 2020, ha scatenato una polemica social perché accusata di essere ‘un inno alla pedofilia’.

A pochi giorni dall’inizio di Venezia 2020, la foto di una bambina in mutande che ritrae la scena di un film in concorso, Le sorelle Macaluso, usata da Sky TG24 per omaggiare la presenza femminile al festival, è finita al centro di una polemica sui social innescata da chi vede nell’immagine un subdolo mezzo per sdoganare la pedofilia.

L’evento cinematografico più atteso dell’anno, soprattutto perché considerato come il punto di ripartenza per l’intero settore in questa annata dai toni apocalittici, non è ancora iniziato, eppure è già esploso un caso mediatico che sta facendo molto discutere sul web.

Come avranno già notato le persone più attive sul social cinguettante, la polemica è nata quando Sky TG24 ha condiviso un articolo intitolato “Mostra di Venezia 2020: Il festival è donna”. Niente di strano, nell’epoca in cui una cospicua presenza di registe negli eventi che contano rappresenta ancora l’eccezione, se non fosse per l’immagine scelta per accompagnare il pezzo in questione.

La foto di copertina ritrae infatti una bambina di spalle, con la testa girata verso la telecamera e con indosso soltanto una canotta bianca ed uno slip. Proprio quest’ultimo capo intimo ha innescato la polemica che, ora dopo ora, è divampata su Twitter ed ha tirato in ballo temi spiacevoli come la pedopornografia. Moltissime persone hanno storto il naso ed hanno condiviso la propria indignazione per l’immagine scelta, considerata come “un inno alla pedofilia”.

Tra gli utenti che hanno manifestato disapprovazione nei confronti della testata giornalistica c’è anche chi ha scomodato Gioele, il bambino scomparso insieme a sua mamma Viviana Parisi in Sicilia e per il quale tutta Italia ha pregato negli ultimi giorni, twittando “Alla mostra di Venezia 2020, il festival è donna con una BAMBINA mostrata bellamente in mutande ed in chiaro. Si cerca il bimbo della donna trovata morta in Sicilia, ma il suo viso lo oscurano. Ma in che caspita di mondo vogliamo vivere?“. C’è poi chi sottolinea come Sky TG24 abbia scelto di sostituire l’immagine, in seguito all’esplosione della polemica, soltanto perché “Per sdoganare questo i tempi non sono ancora maturi. Tempo al tempo che la rana deve bollire ancora un po’“, come se in futuro vedere bambini in mutande sul web potesse diventare qualcosa di normalizzato.

Insomma, un articolo nato per omaggiare le otto donne che presenteranno i loro film in Concorso al Festival di Venezia si è trasformato nel “simbolo della pedofilia sdoganata”. Un polverone forse prevedibile, probabilmente evitabile, che ha scatenato un putiferio sui social. A poco è servito specificare il fatto che l’immagine in questione rappresenti uno scatto ripreso dal film Le sorelle Macaluso di Emma Dante, che pullula di figure femminili al suo interno. Anche per questo motivo, in molti si sono chiesti perché semplicemente non sia stata scelta un’altra delle attrici protagoniste da accostare al Donna del titolo dell’articolo incriminato. Poiché se spesso è veritiero il detto del “male o bene, purché se ne parli”, in questo caso la pubblicità fatta al film non è valsa la candela e si è arrivati a spostare l’attenzione dal tema originale dell’articolo, ovvero la presenza femminile al festival, alimentando le sempre più dilaganti teorie complottiste relative al tema della cosiddetta “pedofilia d’élite”.

Leggi di più su: movieplayer.it

Rispondi