Da quando ha fatto il suo esordio su FX nel lontano 2008, Sons of Anarchy è diventata una delle serie tv di maggior successo del network americano. Ma non solo. Con la sua creazione, Kurt Sutter (mente geniale dietro all’universo dei SAMCRO) ha dato vita a un vero e proprio fenomeno globale che ha attratto sempre più spettatori, favorendo così la nascita di una comunità che ancora oggi continua a crescere ed espandersi. Così come Breaking Bad, fiore all’occhiello dell’epoca d’oro della serialità, Sons of Anarchy ha dimostrato di essere molto più di un prodotto televisivo, e chiunque l’abbia vista non potrà che concordare.

Nella sua universalità, nella sua capacità di esporci una realtà complessa ma comunque accessibile al pubblico, questo gioiellino ha attirato a sé una riverenza quasi religiosa, trasformandosi in un culto che ha trovato il suo posto nel cuore di milioni di fan. Chiunque abbia amato la serie vi confermerà quanto sia difficile non riconoscerne il valore, così come sia impossibile non provare un profondo affetto per esso. Un attaccamento quasi patologico a una storia tanto avvincente quanto drammatica. Così come ogni grande amore, la serie FX è riuscita a insinuarsi sotto la pelle degli spettatori, diventandone una parte integrante. Ponendosi in cima a un podio immaginario, impossibile da rimpiazzare o eguagliare.

Ma cos’è che ha reso Sons of Anarchy così inimitabile? Cos’è che ha incoraggiato questa devota riverenza da parte del pubblico?

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Essenzialmente, quella dei SAMCRO è una storia universale di famiglia, amore e vendetta. Un’esperienza intensa e viscerale, che non avrebbe mai visto la luce se non fosse stato per il genio di Kurt Sutter (che tra l’altro ha trascorso del tempo con una gang di bikers per dare maggior realismo allo show). Dopo aver dato prova del suo talento in The Shield, lo sceneggiatore ha creato un dramma grintoso, violento e oscuro. Un prodotto che non ha mai avuto paura di ricorrere a plot twist scioccanti o a spingere i suoi personaggi in direzioni impopolari. Ambizioso e talvolta politicamente scorretto, Sons of Anarchy non si è mai tirato indietro dall’affrontare lo stupro, il razzismo, le sparatorie a scuola. Tematiche esplorate non per il loro valore lucrativo, ma per permettere ai protagonisti di imparare qualcosa da se stessi, di scoprire una forza o un’oscurità di cui non erano ancora consapevoli.

Infatti, pur avendo una trama avvincente, lo show si regge principalmente sulla forza dell’emozioni e sulla scoperta del proprio io. Sull’esplorazione delle sfumature del comportamento umano, che nell’universo dei Sons oscilla selvaggio dall’amore incondizionato all’odio profondo. Sentimenti forti nei quali è impossibile non notare l’influenza di William Shakespeare. Lo stesso Sutter ha confermato più volte quanto il Bardo sia stato d’ispirazione (così come per altre serie) durante la stesura dello show. Nel dramma di Jax Teller rivediamo infatti quello di Amleto, che offre il sostegno necessario per reggere un racconto di verità, vendetta, sentimenti onorevoli e ideali caduti. Insomma, una vicenda capace di attirare ogni tipo di spettatore.

Ed è proprio Jax Teller colui che ci ha fatto sentire davvero parte dell’universo di Sons of Anarchy.

Sons of Anarchy

Anche se la violenza e le azioni spietate dei SAMCRO non ci appartengono (o almeno si spera!), la luce che le ricopre ci è invece familiare. Si tratta della coscienza di Jax, un protagonista che riesce a toccarci perché alla costante ricerca di se stesso, perché sempre pronto a mettersi in discussione. Il vice-presidente dei Sons è il perfetto esempio di come sentimento e decadimento convivano all’interno dei vari personaggi, oltre che nella serie stessa. Infatti, il suo fulcro centrale è sempre stato la lotta interiore di Teller, combattuto fra la sua lealtà all’MC e il suo amore per la famiglia, fra il desiderio di cambiamento e il richiamo dell’oscurità.

Ma se le incertezze di Jax ci mostrano quanto l’animo umano possa essere tormentato e mutevole, il club ci offre invece un esempio di fratellanza, libertà e forza perpetua. Tre elementi che costruiscono le fondamenta di un legame indissolubile, in cui molti di noi si saranno sicuramente immedesimati. I bikers di Charming non sono solo amici e compagni, ma una vera e propria famiglia. Perché una volta indossato il gilet dell’oscura mietitrice si è soprattutto un fratello per il quale ogni membro sarebbe disposto a morire o uccidere. Sons of Anarchy ci mostra così quanto la famiglia non necessiti di un legame di sangue, ma di una connessione profonda con chi ci comprende, con chi ha condiviso con noi le situazioni più liete e ardue.

Dunque, pur trovandoci di fronte a un esempio di anarchia, l’amore condiviso fra i membri dei SAMCRO non può che risuonare nei cuori degli spettatori. E anche in quello degli altri personaggi.

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Pur rappresentando la legge, Wayne Unser finisce per assecondare questi fuorilegge che, nonostante gli atti criminali, hanno un’anima nobile (o almeno alcuni di essi). Ogni personalità che incontriamo incarna ideali e sentimenti universali e condivisibili: la lealtà di Opie, l’amore materno di Gemma, l’ambizione di Clay. In ognuno di loro c’è un richiamo a una sfumatura della nostra umanità, di ciò che ci definisce. Di un cuore umano che non sarebbe mai stato esposto se non fosse stato per il talento degli interpreti. Jax Teller non ci avrebbe mai commosso e sconvolto tanto senza la prova attoriale di Charlie Hunnam, e l’ambivalenza di Gemma non sarebbe mai stata così palpabile senza l’eccezionale Katey Sagal. Dai protagonisti alle comparse, ogni personaggio che abbiamo incontrato è stato portato alla vita con un realismo e sensibilità che non potranno che segnarvi profondamente.

Allo stesso modo, l’amore romantico ha trovato il suo tramite nella relazione fra Jax e Tara. Simbolo di un amore impossibile, di un…

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