Finanziato grazie a Kickstarter nell’ormai lontano 2016, il souls-like Shattered – Tale of the Forgotten King è uscito finalmente dall’early access il 17 febbraio. Siamo di fronte ad un prodotto che – nonostante alcuni difetti di gioventù (è il primo titolo sviluppato dai francesi di Redlock Studio)- presenta una certa spinta innovativa: il gioco fonde infatti i due approcci alla formula Souls, mixando senza soluzione di continuità (ma con qualche criticità che vedremo poi) impegnativi combattimenti con visuale 3D al platform 2.5D.

Con un personaggio che ricorda per certi versi il Raziel di Legacy of Kain e una grafica low-poly impreziosita da una direzione artistica ispirata (che strizza l’occhio alle opere cinematografiche di Tim Burton), Shattered è un titolo che si fa immediatamente notare. Ed è un bene in un panorama, quello dei souls-like, diventato ormai saturo da tempo. Ovviamente un’atmosfera e una grafica ispirate non possono (e non devono) bastare, ma danno evidentemente carattere alla produzione del team di Lione. Ottima anche la colonna sonora, un po’ meno, invece, il campionamento acustico dei combattimenti.

Shattered – Tale of the Forgotten King

Il fascino della desolazione

Buona la varietà delle ambientazioni, con location tetre e fatiscenti che si avvicendano a scenari dove sono, ad esempio, la natura o la neve a farla da padrone. Il fil rouge resta però sempre una costante desolazione, un sentore di rovina e mistero che contamina ogni pixel del gioco, ogni elemento grafico, ogni personaggio. E qua diciamo che non siamo proprio nel campo dell’originalità, ma l’esplorazione resta piacevole e la componente mistery ripaga il giocatore che deciderà di “ficcare il naso” in ogni meandro del mondo imbastito dai Redlock Studio.

La narrativa, elargita a spizzichi e bocconi come da manuale del buon souls-like, punta infatti completamente sull’elemento mistery. Per farla breve, il mondo di gioco – che si chiama Hypnos – è rimasto orfano del suo regnante e la missione del giocatore, nei panni del taciturno Wanderer, è quella di trovare ed eliminare i quattro misteriosi personaggi che lo hanno fatto sparire. La lore si scopre attraverso la scoperta di alcuni oggetti e speciali frammenti che contengono preziose informazioni su ciò che sta accadendo.

Non proprio come FromSoftware

Ora passiamo però all’aspetto centrale del pargolo targato Redlock: il sistema di combattimento. È chiarissima, sin dai primi minuti di gioco, l’influenza della serie FromSoftware, sia per quanto riguarda il ritmo che l’impostazione: c’è ovviamente la classica barra della resistenza che si consuma a suon di colpi leggeri, pesanti e schivate, qualche pizzico di magia e la parata. Insomma, c’è tutto quello che ci deve essere e chi ha esperienza con i Dark Souls si troverà immediatamente a casa.

Shattered – Tale of the Forgotten King

Ma purtroppo la qualità finale del prodotto non è quella vista nella serie FromSoftware: il combat system di Shattered risulta molto macchinoso e a volte impreciso, e così la lettura degli attacchi non sempre è coerente e la varietà dei nemici e delle armi è piuttosto limitata. Non che i combattimenti non scorrano bene, ma non aspettatevi certo la stessa soddisfazione (se ci avete giocato, s’intende) di un Dark Souls.

Convince solo a metà l’ibridazione con il platform 2.5D: in alcuni fasi dell’avventura – anche in alcune boss fight – il gioco abbandona la terza dimensione offrendo al giocatore un diverso approccio all’esplorazione e ai combattimenti. Peccato che a cambiare sia solamente la visuale, mentre restano praticamente i medesimi controlli e reattività degli stessi. Insomma, è difficile concepire un platform con la lentezza tipica dei Dark Souls, e in effetti l’esperimento non è che funzioni poi molto bene.

Da premiare sicuramente il coraggio e l’originalità, ma il risultato è tutt’altro che soddisfacente. Detto ciò, contribuisce senza dubbio a spezzare la monotonia e rendere appunto più interessanti gli scontri con i boss, che è uno degli elementi indubbiamente migliori del gioco.

Un souls-like più “gentile”

Una volta terminato il tutorial, il giocatore si ritroverà nel Limbo, il tipico hub dal quale il giocatore può potenziare il personaggio grazie alle “essenze” (anime) raccolte oppure spostarsi tra i vari mondi dell’universo di gioco, a patto di avere ovviamente le chiavi per aprire il relativo portale. C’è anche una fucina per migliorare le armi grazie ai metalli che possono essere trovati peregrinando in lungo e in largo per il mondo di gioco.

Shattered – Tale of the Forgotten King

La morte – che è ovviamente parte fondamentale dell’esperienza di gioco – costringerà il giocatore a ripartire dall’ultimo checkpoint disponibile (una sorta di obelisco che ha la stessa funzione dei falò di Dark Souls). Il game over farà perdere anche tutte le anime accumulate fino a quel momento, che potranno essere recuperate solamene tornando sul luogo del “delitto” ed eliminando il nemico causa della morte.

Come già accaduto in altri souls-like – ed è un trend ultimamente piuttosto in “voga – anche Shattered non ha voluto calcare troppo la mano e proporre un livello di difficoltà leggermente più permissivo: e così i combattimenti (di cui abbiamo già parlato sopra) sono mediamente più facili e una volta raggiunta qualche ora di gioco i nemici base non avranno più segreti. Anche la caduta accidentale nel vuoto – tra le morti più comuni nei souls-like – non porterà alla perdita delle anime raccolte.

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