Ci avviciniamo sempre di più al debutto sul mercato di PS5 ed è lecito esprimere alcune considerazioni su ciò che è stato e che sarà del mondo videoludico. Solitamente, è solo alla fine di una generazione di console che possiamo concretamente trarre le nostre conclusioni e valutazioni dell’intero percorso – così com’è più opportuno dare un giudizio solamente alla fine della lettura di un buon libro o della visione di un film. Per ciò che concerne l’ecosistema PlayStation, a giudicare dal catalogo di giochi che tali piattaforme hanno presentato agli utenti, Sony si è sempre posta l’obiettivo di diversificare il più possibile l’offerta, tra giochi di corse, sparatutto in prima persona, giochi di ruolo, giochi di combattimento e altri ancora.

In tutta la sua storia, PlayStation ha presentato al pubblico titoli di grande successo, come Horizon Zero Dawn, Spider-Man, God of War, Ghost of Tsushima e The Last of Us Part 2. Tutti giochi candidati a diventare un franchise di lunga durata – e molti di loro stanno ottenendo sequel. In particolar modo, PS4 ha anche offerto un ambiente più accomodante per gli sviluppatori indipendenti, supportando prevalentemente i titoli tripla A di alto livello e il genere Action/Adventure in terza persona. Pertanto, l’imminente PS5 sembra determinata a cavalcare l’onda del successo avuta con PS4, portando sicuramente dei cambiamenti evidenti.

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A farcelo pensare è proprio la forma mentis e l’orientamento degli sviluppatori negli ultimi dieci anni, indirizzati a non fare mai la stessa cosa e all’infinito. Per esempio, Guerrilla è passato dai grintosi sparatutto di Killzone al mondo di Horizon, Naughty Dog è passato dalle mascotte platform ad avventure d’azione più radicate e Sucker Punch da Sly Cooper al Giappone feudale. Inoltre, le strategie di marketing di Sony l’hanno inserita in una posizione finanziaria molto comoda, consentendo al colosso giapponese anche il tempo di sperimentare e provare cose nuove, ove i rischi calcolati sono meno offensivi e gli errori occasionali sono più sopportabili. Oltre a ciò, avendo meno sollecitazioni per i titoli indie per PS5, rispetto a quanto abbiamo visto su PS4, potremmo finire per vederne meno anche sulla nuova console di Sony – probabilmente più interessata alla qualità che alla quantità, considerando che molti giochi indie su PS4, infatti, hanno venduto poco.

Da queste premesse, ponderando anche le varie analisi concretizzabili alla fine di questa generazione videoludica, sembra lecito aspettarsi una libreria molto diversificata e accattivante sulla prossima PS5. E voi, che ne pensate? Diteci la vostra.

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