Che gli effetti della fisica potessero diventare oggetto di un nuovo titolo indie, era quasi da aspettarselo, considerando quanto riescano gli elementi originali a entrare nel vivo del gameplay della produzione indipendente. Ci siamo avvicinati con curiosità al mondo di Projection: First Light, il nuovo lavoro di Shadowplay Studios, Sweaty Chair e Blowfish Studios che narra le avventure di Greta, una ragazzina protagonista di un mondo bidimensionale, o per meglio dire in 2.5D, dove persone e oggetti vivono in funzione della proiezione di ombre e di come queste riescano a cambiare il mondo in cui siamo…”proiettati”. Abbiamo vissuto l’esperienza sulla portatile di casa Nintendo, la versione Switch di questo titolo, per raccontarvi com’è andato il viaggio nell’avventura fatta di pochi colori su schermo, ma di interessanti puzzle da risolvere per proseguire man mano.

Projection: First Light, burattini di ombre e luci

Come abbiamo anticipato, siamo alle prese con Greta, abitante con la sua famiglia in un mondo fatto di ombre e proiettate su uno sfondo colorato, mentre intraprende un viaggio alla scoperta di se stessa con l’aiuto degli eroi leggendari di tutte le varie culture da lei esplorate. I fondali e i personaggi che ritroviamo sembrano essere figurine ritagliate e appositamente spostate sul fondale come delle pedine, o meglio dei burattini, richiamati alla memoria a maggior ragione per via di una sorta di “fili” che li legano al terreno.

All’inizio della sua spedizione, la ragazzina prende il controllo di una fonte di luce e impara come manipolarla. Le ombre cambiano così la loro forma, trasformandosi in piattaforme, pedane, muri, fino a diventare rompicapi e riuscire a dissolvere perfino i nemici, in una storia che ci vede sempre più lontani da casa per via dei nostri pasticci. Il motivo scatenante dell’avventura sono proprio i disastri combinati dalla ragazzina, che si comporta come un elefante in una cristalleria, oseremmo dire: ovunque si giri, ne combina una.

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Appena ci immergiamo in Projection: First Light, non perdiamo tempo e ci troviamo in punizione, mandati di filato in camera nostra da una madre infuriata a fronte delle lamentele dei cittadini. Ma Greta non si dà per vinta e sa come uscire da questa situazione, letteralmente…

La nostra piccola, grande eroina non è solo imbranata, ha anche dei pregi, a partire dalla sua innata e infinita curiosità, che le consente di liberare la farfalla luminosa che aveva acchiappato poco prima in un barattolo e riesce a seguirla, partendo per un viaggio che si dimostra essere una vera e propria scoperta della propria identità e della dimensione interiore. Il viaggio non è solo dentro di sé, ma anche al di fuori, esplorando mondi fatti di luci e ombre, dove incontreremo eroi leggendari di tutte le culture che esploreremo: Indonesia, Cina, Turchia e l’Inghilterra del diciannovesimo secolo.

Lontani dalla violenza, vicini alla magia

Il titolo in questione coinvolge i giocatori in un viaggio che non conosce violenza, a partire dall’assenza di armi. La nostra sola possibilità di attacco è determinata dal controllo di una fonte di luce. In cosa consiste? La risposta è abbastanza facile, quanto sibillina: la luce ci permetterà di giocare con le ombre per attivare varie funzionalità; potremo far comparire un ombra che ci permetterà di salire su livelli più alti del platform a scorrimento orizzontale che stiamo giocando, oppure sconfiggere i nostri nemici, il tutto però nel rispetto di una narrazione raffinata e ben lontana da qualsiasi elemento anche solo lontanamente splatter.

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L’assenza di questi elementi deporrebbe a sfavore di concentrazione e adrenalina? Non necessariamente: siamo invece maggiormente focalizzati sulla risoluzione degli enigmi, talvolta non semplicissimi da sciogliere, così come si rimane comunque lontani da ansia e prove a tempo. Come approfondiremo a breve, tutto è stato progettato per volgere a favore di un gioco rilassante, un placido passatempo tra le vostre mani.

Certo, non nascondiamo il fatto che, avvicinandosi abbastanza a una sorta di “teatro muto”, non avremo a che fare con dialoghi tra personaggi, ma potremo soltanto evincere l’accaduto dai gesti e dai movimenti degli avatar coinvolti di volta in volta sulla scena, senza però nulla togliere alla comprensione globale della storia. Il risultato è un ottimo racconto, ma ben poco longevo: abbiamo contato solo una manciata di ore per poter completare il gioco, ahinoi.

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Per finire la nostra disamina, ricordiamo che anche i comandi che dobbiamo apprendere sono ben pochi e immediati, ridotti a pochissimi tasti del controller (o dei joi-con). La storia però non sarà amica dei fanatici del completismo: qui non vi è proprio nulla da raccogliere, elementi extra, gallerie di immagini da sbloccare o collezionabili di…

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